10 marzo 1959: l’esercito cinese invade il Tibet

padiglionetibet_w10 marzo 1959: una data che i tibetani ricorderanno a lungo

L’esercito cinese invade con la forza il pacifico Tibet nella quasi totale indifferenza del resto del mondo. Indifferenza che ancora oggi persiste  e a nulla vale il sacrificio dei martiri tibetani che, andando contro i propri ideali e convinzioni religiose si danno fuoco: veri e propri fari di verità, verità che tutte le nazioni dovrebbero vedere ed intendere prima che un intero popolo ed una cultura millenaria sia spazzata via dalla Storia, dalla vita. Un Lama tibetano mi ha spiegato infatti che, autoimmolandosi, i monaci buddisti non solo muoiono in modo atroce, ma così facendo, pongono termine anche a tutte le vite successive che avrebbero potuto vivere con la reincarnazione.

Tibet: una nazione che evoca da sempre un sentimento religioso, mistico, di pace, una vitale “centralina” spirituale per tutti gli esseri umani in contrapposizione con un paese confinante (ora non più, visto che lo ha occupato da decenni) dal devastante materialismo consumistico. Un Paese oppresso, la cui stessa cultura e la propria lingua rischiano di essere perdute per sempre. Un paese schiacciato da un altro popolo vicino, anch’esso ricco di fascino e mistero. Ora qualcuno desidera annichilirli entrambi, gettandone uno nel baratro della distruzione, sia fisica che culturale, e abbruttendo l’altro con lo spettro della consapevolezza di compiere un terribile atto di sopraffazione condannato (non abbastanza) dalle altre Nazioni. Questo Paese sul tetto del mondo, così lontano sia geograficamente che spiritualmente da offrire una percezione di isolamento, in realtà soffre di una cupa ed oltraggiosa situazione che il popolo sopporta quotidianamente con estrema dignità seguendo l’esempio del suo capo spirituale, figura centrale nella comunità tibetana, il Dalai Lama, che incarna idealmente lo spirito di tutti i martiri. Il suo volto è l’emblema del Tibet. La sua spiritualità è un monito per tutti, un monito a non dimenticare.

untitled  “ […] La Repubblica Popolare Cinese è un paese con molte etnie, ricco di diverse lingue e culture. La sua costituzione afferma chiaramente la protezione della lingua e della cultura di ogni etnia. La lingua tibetana è la sola custode dell’intera gamma degli insegnamenti del Buddha, inclusi i testi sulla logica e sulle teorie della conoscenza (epistemologia) che abbiamo ereditato dall’Università indiana di Nalanda. È un metodo di conoscenza basato sulla ragione e sulla logica, in grado di contribuire alla pace e alla felicità di tutti gli esseri umani. Mettere a repentaglio questa cultura anziché proteggerla e svilupparla può significare, a lungo termine, la distruzione di un patrimonio comune dell’umanità.” (Il Dalai Lama)

Ruggero Maggi

Direttore di Milan Art Center

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