L’addio a Mariangela Melato

Mariangela Melato

di Camilla Mantegazza

Avrebbe voluto dedicare la sua vita alla pittura. Mariangela Melato studiò a Brera, ma presto si accorse che quella non sarebbe stata la strada che l’avrebbe resa ciò che poi realmente è divenuta. Poi, piccoli lavori come vetrinista a La Rinascente le permisero di pagarsi corsi di recitazione dall’ormai affermata Esperia Sperani. Si trovò, per caso o per destino, a sostituire all’ultimo momento un’attrice in una compagnia amatoriale. E da qui, una vita dedicata al pubblico delle platee teatrali.

Divenne ben presto il volto del più bel teatro e cinema italiano. Registi sempre più affermati, ruoli sempre più importanti e impegnativi. Dalla drammaticità di una tragedia greca perfetta per un pubblico selezionato, al grande schermo di ogni italiano medio: “Mi considero un’attrice nel senso antico della parola – dichiarò in un’intervista – e un’attrice deve poter fare tutto, teatro, cinema, tv. E deve far piangere o ridere il pubblico, usando in modo diverso sempre i soliti ingredienti: la faccia, gli occhi, la bocca, il corpo. Senza troppi travestimenti”.

Una bellezza non scontata, una voce profondissima, una gestualità a volte misurata, ma spesso prorompente. Una mattatrice antidiva, perfetta per quasi tutti i registi. Attrice talentuosa e versatile, a suo agio in qualunque registro, dotata di una straordinaria tecnica che mai ne ha inficiato la spontaneità. Si è spenta l’11 gennaio dello scorso anno, dopo anni di dura malattia.

Passione, pulizia e impegno: ha detto di lei Renzo Arbore, compagno di una vita, nel giorno delle sue esequie. La sorella, Irene, ha usato il trittico grazia, simpatia e leggerezza. Beppe Servillo ha visto in lei un raro modello di autonomia femminile. Anche Emma Bonino ha voluto ricordarla, per il suo essere stata “cittadina italiana”, vera, partecipe e al suo fianco in alcune “sfide radicali apparentemente impossibili”.

Che fosse la prima donna delle regie più sofisticate di Ronconi, delle caratterizzazioni comiche delle pellicole di Wertmuller o delle rare partecipazioni televisive, Mariangela si sentiva soprattutto un’artista, non un’attrice. E un’artista lascia un segno, un testamento. Perché “gli attori che mi piacciono sono prima di tutto persone particolari” –ha dichiarato in numerose occasioni- “non credo che si nasca attori, ma persone più sensibili sì, più attente al mondo che ci circonda», diceva Mariangela Melato sintetizzando quel che pensava del suo mestiere e inevitabilmente di se stessa.

 

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