11 ottobre 1962: Papa Giovanni XXIII pronuncia il discorso della luna

GiovanniXXIII

di Francesca Radaelli

“Cari figliuoli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero; qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata, stasera – osservatela in alto! – a guardare a questo spettacolo”.

Era la sera dell’11 ottobre 1962 a Roma e Piazza San Pietro era gremita di fedeli. Si apriva ufficialmente il Concilio Ecumenico Vaticano II e dalla piazza le voci chiamavano il papa, Giovanni XXIII. Papa Roncalli sbirciando tra le imposte poteva vedere la folla e le fiaccole luminose, non se la sentiva di parlare, stanco per gli impegni della giornata, ma sentì il bisogno di affacciarsi e dare la sua benedizione. Finì per improvvisare, a braccio, quello che è diventato uno dei discorsi papali più celebri di tutti i tempi, divenuto famoso come il “Discorso della luna”. Un discorso semplice, commosso e poetico che continua ancora oggi ad emozionare, e che mostra al tempo stesso che il ‘papa buono’ era consapevole della portata storica della giornata che si era appena conclusa:

“Noi chiudiamo una grande giornata di pace; di pace: Gloria a Dio, e pace agli uomini di buona volontà”.

Un papa umile e vicino alla gente – “La mia persona conta niente, è un fratello che parla a voi, diventato padre per la volontà di Nostro Signore”, dice a un certo punto – che lancia alla sua Chiesa l’appello a vivere una quotidianità fatta di piccoli gesti d’amore. E’ famosissimo il passaggio finale del discorso:

“Tornando a casa, troverete i bambini; date una carezza ai vostri bambini e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete qualche lacrima da asciugare. Fate qualcosa, dite una parola buona. Il Papa è con noi specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza”.

Un’esortazione che a volte ci sembra di sentire riecheggiare anche oggi nelle parole e nei gesti di un altro papa, Francesco, e che è divenuta il simbolo di una Chiesa che cerca di essere vicina ai suoi fedeli, con umiltà, immediatezza e semplicità.

 

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