13 marzo 1784. Il primo volo nel cielo brianzolo

di Francesca Radaelli

Era il 13 marzo 1784 quando nei cieli della Brianza si alzò in volo la prima mongolfiera ‘italiana’. Il merito fu tutto di un giovane poco più che ventenne, rampollo di una famiglia nobiliare milanese proprietaria di una villa in località Moncuccio, oggi sotto il comune di Brugherio. Il suo nome era Paolo Andreani. E sognava di volare.

Qualche mese prima, nel novembre 1783, a Parigi, aveva assistito all’impresa storica dei fratelli Montgolfier che per primi si erano alzati in volo su un pallone aerostatico sotto lo sguardo entusiasta della regina Maria Antonietta. Il conte Paolo Andreani ne rimase così impressionato che, tornato in Italia,  decise di cimentarsi nella stessa impresa. Per la costruzione della mongolfiera si rivolse ai tre fratelli Gerli, noti architetti-inventori milanesi che in una ventina di giorni o poco più misero a punto un pallone aerostatico con diametro di 23 metri rivestito di carta e con cesta in vimini. Su questa cesta al momento del volo sarebbe dovuto montare lui, Paolo Andreani, insieme ai tre costruttori. Il braciere per il riscaldamento dell’aria all’interno dell’involucro utilizzava come combustibile legno di betulla ed una mistura di alcol, trementina ed altri ingredienti  per riscaldare l’aria e spingere il pallone verso l’alto.

Descrizione del pallone aerostatico costruito dai fratelli Gerli

L’impresa

L’appuntamento per il primo volo in mongolfiera nei cieli italiani fu fissato dunque a Brugherio, per il 13 marzo: la mongolfiera si sarebbe alzata a partire dal giardino della villa della famiglia Andreani . E fu proprio in quel giardino che  si riversò una folla di curiosi, pronti ad alzare gli occhi verso il cielo.  Il giovane Andreani aveva invitato all’appuntamento anche l’imperatore Giuseppe II d’Austria che in quei giorni si era recato a Milano in visita. L’imperatore però non era particolarmente fiducioso nel buon esito dell’impresa: non solo declinò l’invito, ma secondo quanto scrive Pietro Verri, fece di tutto per sabotare il ‘folle’ volo. Arrivando persino a far corrompere i  fratelli Gerli affinchè rifiutassero di salire sul pallone insieme ad Andreani.

Poco male, pensò il giovane conte. E decise di ‘procurarsi’ due nuovi compagni di volo. Al posto dei due esperti costruttori, sulla mongolfiera con il conte salirono due contadini brughieresi, Giuseppe Rossi e Gaetano Barzago. Paolo Andreani dovette farli ubriacare perbene, perché vincessero il terrore del volo. Poteva apparire una sorta di ‘terzetto Brancaleone’ quello che per la prima volta si alzò in volo nel cielo italiano…

Ma l’impresa riuscì. La mongolfiera raggiunse i 1537 metri di altezza, quindi percorse ben otto chilometri arrivando alla cascina Seregna di Caponago, dove atterrò dopo 25 minuti di volo. Paolo Andreani ce l’aveva fatta.

Incisione che raffigura il volo di Andreani

La celebrazione dell’impresa

Il poeta Giuseppe Parini gli dedicò ben due sonetti: “Per la salita fatta fin oltre le nubi col globo di Mongolfier e per felice ritorno dell’intrepidissimo signor Don Paolo Andreani nobile milanese” e “Per la macchina aerostatica”. Quest’ultimo comincia così:

Ecco del mondo e meraviglia e gioco,

Farmi grande in un punto e lieve io sento;

E col fumo nel grembo e al piede il foco

Salgo per l’aria e mi confido al vento….

“Mirare l’ampia mole, pari a vasto palazzo e più capace assai di grandissimo nostro teatro, galleggiare senza ondeggiamenti, era portento da scuotere qualunque cuore”, scrisse invece Pietro Verri, intellettuale di primo piano dell’illuminismo lombardo, anche lui di casa in Brianza e presente di persona al momento del volo.

Fu persino emessa una moneta dedicata a Paolo Andreani e alla sua impresa.

Moneta celebrativa di Paolo Andreani e della sua mongolfiera

Ancora oggi a Brugherio l’impresa del visionario Paolo Andreani viene ricordata da una serie di monumenti presenti in città e dal festival della mongolfiera.