Quanta strada ha fatto Bartali

Gino_Bartali_1950Cent’anni fa nasceva Gino Bartali, uno dei protagonisti assoluti dello sport italiano, un mostro sacro del mondo del ciclismo. Quel ciclismo ammantato dell’epica della salita, schietto e ruvido. Una carriera straordinaria la sua, nonostante gli anni spezzati dal secondo conflitto mondiale. E’ stato capace di vincere tre volte il Giro d’Italia e due volte il Tour de France a distanza di dieci anni l’una dall’altra.

Memorabile la rivalità con Fausto Coppi. Insieme hanno scritto pagine indelebili della storia dello sport.

Siamo nel 1940 quando nella squadra della “Legnano” arriva un giovane promettente di nome Fausto Coppi, che Bartali stesso ha voluto come gregario. Nel corso di una tappa in pianura, in ritardo per una foratura, Bartali si fa male cadendo a terra a causa di  un cane che gli ha tagliato la strada proprio  mentre sta raggiungendo la testa della corsa. Pavesi, direttore del team, prende la decisione di puntare sul giovane Coppi, meglio piazzato  in classifica.

All’arrivo della tappa Bartali si complimenta con Coppi e si mette al suo servizio come gregario, proprio come aveva fatto Guerra con lo stesso Bartali nel 1936. Durante una tappa Alpina, Bartali era davanti di poche decine di metri a Coppi, in preda a fortissimi dolori alle gambe.

Quando Bartali si accorse che Fausto stava per scendere dalla bici con l’intenzione di ritirarsi dal Giro, tornò indietro, e ricordandogli i sacrifici fatti, riuscì a farlo rimontare in bicicletta, urlandogli: “Coppi sei un acquaiolo! Ricordatelo! Solo un acquaiolo!”. Bartali intendeva dire che chi non beveva mai un po’ di vino, era un uomo di scarso valore, appunto un acquaiolo. Bartali amava mangiare e bere anche prima delle gare, al contrario di Coppi che stava invece attentissimo alla dieta. Coppi alla fine vinse il “Giro”.

Finita la carriera agonistica Gino Bartali continuò a dedicarsi al ciclismo come dirigente criticando sempre, però, i “mali” di questo sport: il doping, la corruzione e gli ingaggi troppo alti. Chissà cosa direbbe del ciclismo di oggi, ma forse un’idea ce l’abbiamo; il Ginaccio probabilmente direbbe “Gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare!”.

 

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