18 maggio 1988: muore Enzo Tortora

tortoraE’ il 18 maggio 1988, quando Enzo Tortora muore nella sua casa di Milano, stroncato da un tumore polmonare. I funerali – a cui parteciparono amici e colleghi tra i quali Marco Pannella, Piero Angela, Enzo Biagi –  si tennero presso la Basilica di Sant’Ambrogio. “Sono innocente.  Lo grido da tre anni, lo gridano le carte, lo gridano i fatti che sono emersi da questo dibattimento! Io sono innocente, spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi.” Con queste parole Enzo Tortora si era difeso durante il processo. I giudici non lo ascoltarono, scelsero di credere alle dichiarazioni dei pentiti e Enzo Tortora  fu condannato a 10 anni di reclusione. Nel 1985, grazie a Pannella, diventa  parlamentare europeo e lo stesso Parlamento vota all’unanimità contro la richiesta di autorizzazione a procedere ma, dopo un anno, Tortora si dimette da parlamentare, rinuncia all’immunità,  e sconta la pena agli arresti domiciliari. Non si arrende e il 15 settembre del 1985 la corte di appello lo assolve con formula piena. Enzo Tortora torna in televisione il 20 febbraio del  1987, quando ricomincia la sua trasmissione  Portobello. Il ritorno in video è emozionante, il pubblico in studio lo accoglie con una lunga standing ovation. Tortora, fisicamente molto provato dalla terribile esperienza, con evidente commozione pronuncia serenamente la famosa frase: Dunque, dove eravamo rimasti?”

Il  17 giugno dello scorso anno, voluto dal Presidente Guido Podestà, è stato dedicato ad Enzo Tortora l’Auditorium del Polo Soderini  della Provincia di Milano.

In un’intervista pubblicata da  L’Espresso nel maggio 2010, Gianni Melluso, ex collaboratore di giustizia, uscito dal carcere nel 2009, chiede ufficialmente perdono ai familiari di Enzo Tortora per le dichiarazioni rilasciate ai magistrati giustificandosi Tortora era stato vittima di una vendetta studiata da un gruppo di camorristi. Le ceneri di Enzo Tortora si trovano al cimitero monumentale di Milano. Nell’urna insieme alle ceneri, una copia del libro di Alessandro Manzoni Storia della colonna infame, il racconto  dei primi errori giudiziari commessi in Italia. Sulla lapide è inciso  un epitaffio di Leonardo Sciascia: “Che non sia un’illusione”.

Fabrizio Annaro

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