Ferruccio Lamborghini l’inventore della Miura

Lamborghinidi Fabrizio Annaro

Ci lascia il 20 febbraio 1993 Ferruccio Lamborghini, l’inventore della Miura.

Figlio di agricoltori, lascia presto la scuola per inseguire la passione dei motori. Inizia a lavorare in un’azienda di manutenzione di veicoli militari, poi decide di mettersi in proprio e nel 1948  apre un’impresa di produzione di trattori.  La svolta fu l’incontro con Enzo Ferrari. La molla per passare dai trattori ai bolidi della strada fu a seguito di una discussione con  il patron di Maranello.

Ferruccio pretese di insegnare al Drake come migliorare le Ferrari, ma Enzo lo liquidò con questa frase: “la macchina va bene il problema è che tu sei capace di guidare solo trattori e non Ferrari”. Da quel momento Ferruccio Lamborghini raccolse la sfida e decise di costruire una granturismo tutta sua.  Dopo solo sei mesi, al salone dell’automobile di Torino del 1963, debuttava la prima Lamborghini 350 GT e un giornalista americano  dell’epoca scrisse: “Farà venire il mal di testa alla Ferrari”.

MiuraLa vera rivoluzione inizierà nel ’66 con il modello Miura, un successo mai tramontato.  Ferruccio era nato sotto il segno del toro che divenne simbolo della sua casa automobilistica e anche le sue auto porteranno nomi di tori famosi o saranno legate al mondo della corrida. La Lamborghini conoscerà anni di successi e di fama internazionale, a conferma che i beni di lusso e i  marchi di un certo livello non conoscono crisi.

E’ quanto accaduto anche in questi anni di disoccupazione crescente. Le azioni delle società che offrono  beni di lusso quotate nelle borse mondiali non hanno, mediamente, visto rimbalzi, ma una salita crescente, dovuta alla globalizzazione, dove i ricchi sono sempre più ricchi e sempre più desiderosi di beni raffinati e di  marchi prestigiosi.

La vita di Ferruccio è simbolo per eccellenza della storia economica italiana degli ultimi settant’anni: poca istruzione, grande passione per il lavoro, intuito, decisionismo, creatività, voglia di rischiare, infinito  fiuto per gli affari. Virtù scritte nel DNA dell’Italia che lavora.

Oggi, questi uomini faticano ad emergere, le condizioni soffocano questi talenti. Vedremo cosa ci riserverà il futuro.

 

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