25 marzo Parco di Monza: diario di un’atea in ricerca

 di Daniela Annaro – foto Giovanna Monguzzi

Le sciarpe gialle, azzurre, bianche svolazzano ovunque. Messe a bandana, attorno ai polsi. a fiocco sopra la coda. Un simbolo di riconoscimento e di identità individuale e collettiva. Svolazzano nel mare della folla, un milione di persone qui al centro  del Parco di Monza. Sono le tredici e tantissimi sono qui dalle otto, come le decine di volontari con le loro bluse gialle.

Tra la folla anche i 28 pellegrini che da Albegno, Bergamo, sono venuti a piedi partendo a mezzanotte, con l’intenzione di donare al Pontefice una copia del Vangelo di Giovanni in bergamasco. Divisi in settori quadrati, cintati da transenne, sotto il palco  siedono anche due delle 55 famiglie che presto entreranno nelle case ristrutturate dalla Caritas Ambrosiana.  Sempre nelle prime posizioni  ci sono anche i richiedenti asilo  che vivono ora ospitati dalla cooperative  anche queste della Caritas Ambrosiana.

Sui sei maxischermi a fianco del palco,  il coro diocesano  canta  e prova in attesa di Papa Francesco, mancano due ore  e il popolo di Dio- come lo definirà fra poco Bergoglio – vive la festa e la gioia dell’attesa. Le famiglie si sono attrezzate con plaid plastificati e qualcuno ha portato il pallone per  intrattenere i bambini. Gli ombrelli non servono per ripararsi dalla pioggia, come raccontavano le previsioni del tempo ,ma  per proteggersi dal sole.  Mai vista così tanta gente sorridente e felice. Felice di camminare per ore, magari appoggiata a un bastone, perché l’età avanza, tra la ghiaia e i vialetti affollatissimi del parco, felice perché si sta tutti insieme e si condivide una speranza. Alle 14,44 Francesco arriva in Papamobile e attraversa i settori centrali e nessuno, neanche gli atei più ostinati come chi scrive, sa resistere alla commozione.

E, oggi , 25 marzo la Chiesa celebra l’inizio del nuovo anno, “l’inizio di tutto”: cioè, l’annuncio del concepimento verginale di Dio che si fa Uomo. Come  narra il Vangelo di Luca e gli Apocrifi. E di questo parla Francesco nell’omelia. “L’annuncio più importante della nostra storia – esordisce.

Al pari di Maria, anche noi possiamo essere presi dallo smarrimento.”Come avverrà questo”  in tempi così pieni di speculazione? Si specula  sulla vita, sul lavoro, sulla famiglia. Si specula  sui poveri e sui migranti; si specula sui giovani e sul loro futuro. Tutto sembra ridursi a cifre, lasciando, per altro verso, che la vita quotidiana di tante famiglie si tinga di precarietà e di insicurezze. Mentre il dolore bussa  a molte porte, mentre in tanti giovani cresce l’insoddisfazione per mancanza di reali opportunità. La speculazione abbonda ovunque.

Il Pontefice avverte lo stordimento del popolo di Dio che lo ascolta in assoluto silenzio e prosegue:

La prima cosa che l’Angelo fa è evocare la memoria, aprendo così il presente di Maria a tutta la storia della Salvezza. Evoca la premessa fatta a Davide come frutto dell’alleanza con Giacobbe. Maria è figlia dell’Alleanza. Anche noi oggi siamo invitati fare memoria, a guardare al nostro passato per non dimenticarci dei nostri avi, dei nostri nonni e di tutto quello che hanno passato per giungere dove siamo oggi. Questa terra e la sua gente hanno conosciuto due guerre mondiali, e talvolta hanno visto la loro meritata fama di laboriosità e civiltà inquinata da sregolate ambizioni. La memoria ci aiuta  a non rimanere prigionieri di discorsi che seminano fratture e divisioni come unico modo di risolvere i conflitti.

Il richiamo al presente da parte di Francesco è doloroso per tutti perché è  un presente vissuto tra divisioni  e solitudini. Bergoglio prosegue:

La memoria consente a Maria  di appropriarsi della sua appartenenza al Popolo di Dio. Ci fa bene ricordare che siamo membri del popolo di Dio.Milanesi sì, ambrosiani ,certo, ma parte del grande popolo di Dio. Un popolo formato da mille volti, storie e provenienze, un popolo multiculturale e multietnico. Questa è  una delle nostre ricchezze. E’ un popolo chiamato a ospitare le differenze, a integrarle con rispetto e creatività  e  a celebrare la novità che proviene dagli altri; è un popolo che non ha paura di abbracciare i confini, le frontiere; è un popolo che non ha paura di dare accoglienza a chi ne ha bisogno perchè sa che lì è presente il suo Signore. 

 Abbiamo come l’impressione che l’assemblea che lo sta ascoltando – il milione di persone li radunato- si senta come sfidato, una sfida verso l’impossibile. Ma Francesco aggiunge subito:

“Nulla è impossibile a Dio” così termina la risposta dell’Angelo a Maria. Come ieri, Dio  continua a cercare alleati, continua a cercare uomini e donne capaci di credere, di fare memoria, di sentirsi parte del suo popolo…..Dio continua a cercare cuori come quelli di Maria, disposti a credere persino in condizioni del tutto straordinarie. Il Signore accresca in noi questa fede e questa speranza.

 

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