George Bernard Shaw, vulcano di idee che traspose in opere teatrali

George Bernard Shawdi Daniela Zanuso

Ingegno e ostinata ricerca della verità, freschezza di idee ed inesauribile energia vitale: questo è stato George Bernard Shaw, scrittore, drammaturgo e critico irlandese. I suoi iniziali tentativi di scrittura, una serie di novelle su rivista e successivamente alcuni romanzi, furono però un fallimento. Dopo la lettura del Capitale di Karl Marx, aderì al Fabianesimo, un movimento socialista che sosteneva la graduale introduzione delle riforme sociali.

Fin da giovane scelse, per motivi etici, di diventare vegetariano, in un momento storico in cui certe tematiche non erano sfiorate da nessuno degli intellettuali e dei pensatori del tempo. A metà degli anni Trenta, a seguito di un viaggio in URSS in cui ebbe l’opportunità di conoscere personalmente Stalin, divenne un convinto sostenitore della Russia stalinista.

Profonda fu l’influenza che ebbe su di lui Henrik Ibsen, drammaturgo norvegese che raccontava il conformismo e la corruzione della classe media e a cui Shaw si ispirò per i suoi primi lavori.

Il matrimonio con Charlotte Payne Townshend, gli procurò quella sicurezza personale e finanziaria indispensabile per dedicarsi unicamente al suo lavoro di scrittore. Dopo diversi tentativi, si convinse che il teatro poteva essere un ottimo veicolo del suo pensiero, tant’è vero che qualcuno ha definito le sue opere teatrali “giostre di idee”, capaci di tenere acceso l’interesse attraverso il brillante gioco intellettuale, le mille acutezze e le tante estrosità. Shaw partiva dai problemi sociali, politici, religiosi e mostrava come il benessere di una classe dirigente corrotta, fosse il risultato dello sfruttamento delle classi più povere. Con estrema abilità riusciva a mettere in ridicolo caratteristiche ed istituzioni della borghesia inglese.

Le sue peculiarità erano l’abilissimo uso del dialogo tra i personaggi e l’umorismo, finalizzato a rendere il messaggio più incisivo e comprensibile.

In piena epoca vittoriana e senza alcuna retorica, né falsi moralismi, affrontò il tema della prostituzione, senza mai menzionarla, parlò di diritti umani, di parità dei sessi, di guerra e delle drammatiche conseguenze del capitalismo. Alternò successi ed insuccessi e la notorietà che ottenne, si trasformò in una fama internazionale basata sulla sua enorme produzione di lavori.

Nel 1925 ricevette il premio Nobel.

Il suo merito più grande è stato quello di aver gettato le basi per una nuova forma di teatro che doveva farsi veicolo di idee e di pensieri, una guida per la coscienza e per le regole sociali, uno strumento di elevazione dell’uomo. Tutti ottimi motivi per perdonargli qualche manchevolezza e alcune prese di posizioni un po’ troppo parziali.

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