28 maggio 1974: la strage di piazza della Loggia

strage bresciadi Fabrizio Annaro

Sono le 10  e 12 minuti del  28 maggio 1974 quando, in piazza della Loggia a Brescia, scoppia una bomba provocando morti e feriti. La  bomba, nascosta in un cestino dei rifiuti, esplode mentre si sta svolgendo un comizio indetto dal comitato antifascista. E’ una strage,  muoiono otto persone: Giulietta Banzi Bazoli, anni 34, insegnante, Livia Bottardi Milani, anni 32, insegnante, Euplo Natali, anni 69, pensionato,   Luigi Pinto, anni 25, insegnante, Bartolomeo Talenti, anni 56, operaio, Alberto Trebeschi, anni 37, insegnante, Clementina Calzari Trebeschi, anni 31, insegnante, Vittorio Zambarda, anni 60, operaio. Più di un centinaio i feriti.

La strage di Brescia è uno dei tanti misteri della storia della nostra Repubblica, una storia fatta di processi dove si alternano condanne e assoluzioni, dove, come da copione, c’è sempre l’ombra dei servizi segreti e i depistaggi degli uomini degli apparati dello Stato e dove la verità non viene mai a galla. Sono trascorsi 36 anni da quel giorno e ancora non è stata fatta chiarezza. Nel 2012 la Corte d’assise d’appello conferma le assoluzioni di tutti gli imputati per insufficienza di prove e condanna le parti civili al rimborso delle spese processuali.  In seguito, il 21 febbraio di quest’anno, la Corte di Cassazione annulla le assoluzioni di alcuni imputati  e conferma quelle di altri. Si ricomincia tutto da capo. La strage di piazza della Loggia rimane un mistero, come molti della nostra repubblica, pieno di ombre e mezze verità.

Ma perché le bombe nelle piazze, nelle stazioni, sui treni? Forse si voleva condurre il paese alla guerra civile? Oppure creare ad arte un clima di paura per invocare una svolta autoritaria? Piazza Fontana, piazza della Loggia, Italicus, rapimento Moro, strage di Bologna, tragedia  di Ustica, delitti di mafia; tutti i capitoli di un intreccio di  misteri,  complotti, mezze verità, sentenze promulgate e poi annullate, il tutto  giocato sulla pelle di poveri innocenti. I parenti rimangono  senza giustizia e, incredibilmente, condannati al pagamento delle spese processuali.

Saprà il nostro paese rendere prima o poi giustizia? Troverà il coraggio della verità? O la strage di Brescia rimarrà, come tante altre,  una pagina rimossa della memoria collettiva italiana?

 

 

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