29 giugno 1940: addio a Paul Klee, il pittore dei sogni

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“L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”. Paul Klee

Artista impegnativo,  difficile  parlarne, arduo classificarlo e ancora di più trovare, nelle oltre novemila opere che ci ha lasciato, influenze  esplicite o appartenenze evidenti a scuole o tendenze del suo tempo.

Negli anni giovanili stenta a trovare la sua strada e anche i viaggi in Italia e in Francia saranno avvilenti, tanto che scriverà nei suoi diari: “Veduto Leonardo, non si pensa più alla possibilità di fare molti progressi”. I viaggi saranno, comunque, una sorta di iniziazione del giovane intellettuale svizzero e, quel mondo a cui un secolo prima si era affacciato Goethe, diventerà anche per lui motivo di stimolo creativo.

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Vista di Kairouan

Il disegno fu, soprattutto inizialmente,  uno strumento per dare sfogo alla fantasia, un modo per tradurre in immagini il suo bisogno di raccontare. La pittura arriverà più tardi quando, un viaggio in Tunisia, segnerà la svolta: nei cieli e nei paesaggi  dell’Africa  Klee scoprirà il colore.

Partirà da lì, come lui stesso si definì “da modesto ed ignorante autodidatta, senza guardarmi intorno”.

La sua formazione artistica è fortemente influenzata dalla musica (grande passione che lo porterà a diventare primo violino

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Luna piena di Paul Klee

nell’orchestra municipale di Berna) tanto che, moltissime delle sue opere, hanno titoli musicali e quando il richiamo non appare nei titoli, lo si può rintracciare in moltissime delle sue tele.

La sua crescita fu sicuramente arricchita dai legami di amicizia  con Marc e Kandinskij,  quest’ultimo fu anche suo collega nella famosa scuola d’Arte a Weimar: la Bauhaus.

La sua è stata una continua, inarrestabile ricerca di un nuovo linguaggio espressivo e il nocciolo di questa ricerca è stato un obiettivo altissimo, quello di riportare la comunicazione estetica alle sue radici primitive, annullando le influenze culturali ed educative.

La relazione tra le forme e i colori e la ricerca di uno stile sintetico fatto di pochi elementi,  geometrici o  di fantasia, lo rendono immediatamente riconoscibile. Il risultato è il prodotto del suo sentire più profondo,  è la magia, è l’emotività, è la delicatezza che troviamo nelle sue opere sature di elementi onirici.

Daniela Zanuso

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