4 marzo: ricordando Lucio Dalla

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di Francesca Radaelli

4  marzo 2012: oltre 80mila persone salutano Lucio Dalla, nella sua Bologna. A far vista alla camera ardente e ad accompagnare il corteo funebre ci sono colleghi del mondo dello spettacolo, ma anche tanta gente ‘normale’. Nell’arco di cinquant’anni le canzoni di Lucio hanno emozionato e commosso generazioni di italiani.

4 marzo 1943: nasce a Bologna Lucio, figlio di Giuseppe Dalla e di Iole Melotti. Da bambino frequenta il collegio vescovile Pio X di Treviso e il primo strumento musicale che impara a suonare è la fisarmonica. Poi verrà il clarinetto.

27 febbraio 1971: al Festival di Sanremo Lucio Dalla, in coppia con gli Equipe 84, si classifica terzo, con una canzone il cui titolo recita ‘4 marzo 1943’. Dopo una lunga gavetta, è arrivato il successo.

Scritta da Paola Pallottino e musicata dal cantautore bolognese 4 marzo 1943 è una delle canzoni più censurate della storia del Festival, a partire proprio dal titolo. Quello originale sarebbe stato Gesùbambino, ma Lucio Dalla, spazientito dalle continue pressioni della censura, per tagliare la testa al toro, decide di sostituirlo con la sua data di nascita. Non si tratta però di una canzone autobiografica, la storia è quella di una ragazza madre che aspetta un figlio da un soldato venuto dal mare. La figura della protagonista viene accostata alla Madonna, il tema è delicato e intere frasi della canzone devono essere modificate perché possa essere ammessa in gara. E così  “mi riconobbe subito proprio l’ultimo mese” diviene “mi aspettò come un dono d’amore fino dal primo mese”. “Giocava alla Madonna con il bimbo da fasciare” si trasforma in “giocava a far la donna con il bimbo da fasciare” e infine il ritornello finale “e ancora adesso mentre bestemmio e bevo vino… per i ladri e le puttane sono Gesù Bambino” muta in “e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino”.

Con Francesco De Gregori nel 1979
Con Francesco De Gregori nel 1979

L’anno successivo sul palco dell’Ariston sarà la volta di Piazza Grande, altro capolavoro di musica e poesia, musicato insieme a Ron su testo di Gianfranco Baldazzi e Sergio Bardotti. Seguiranno gli anni della collaborazione con il poeta bolognese Roberto Roversi – da ricordare su tutte la canzone dedicata al pilota Nuvolari – e poi la nuova fase creativa di Com’è profondo il mare. Nel 1979 è poi la volta  del tour Banana Republic rimasto negli annali della storia della musica: Lucio Dalla, insieme a Francesco De Gregori, porta per la prima volta la canzone d’autore negli stadi.Lucio_Dalla_nel_1986

E poi Caruso, Anna e Marco, Attenti al lupo:  canzoni che sono rimaste nell’immaginario popolare, pur assai differenti tra loro per stile e musicalità. Perché, sin dagli esordi jazz e beat, Lucio Dalla è stato soprattutto un grande sperimentatore, un personaggio poliedrico, curioso, talvolta un po’ stravagante, sempre estremamente ironico e al tempo stesso profondo e poetico.

Un personaggio con mille sfaccettature, protagonista di una parabola che lo ha visto salire sul palco in vesti sempre differenti. Un cerchio che dopotutto non poteva che chiudersi un 4 marzo, nella sua Bologna.

Francesca Radaelli

 

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