Steve Jobs, guru di Apple

220px-Steve_Jobs_Headshot_2010-CROPdi Francesca Radaelli

Un mito del nostro tempo. Un genio visionario, creatore di un marchio che è divenuto simbolo di innovazione, alta tecnologia e design hitech

Si spegneva tre anni fa, il 5 ottobre 2011,nella sua casa a Palo Alto in California Steve Jobs, il fondatore di Apple. Aveva 56 anni ed era da tempo malato di cancro. Già da qualche mese aveva ceduto il timone della società a Tim Cook, attuale ceo della Mela.

Personaggio imprevedibile, inguaribile ottimista, a un tempo collerico e geniale, tirannico e sognatore. Sono famose le sue sfuriate contro collaboratori e dipendenti, e gli aneddoti abbondano. Mentre forse in pochi ricordano che fu capace di licenziare senza batter ciglio migliaia di persone da un giorno all’altro, pur di ‘salvare’ la Apple.

Vero e proprio guru ‘al di là del bene e del male’, ispirato dalle filosofie orientali, non fu solo un imprenditore, ma un vero e proprio inventore, capace di creare un brand ancora oggi in grado di suscitare problemi di ordine pubblico (si vedano le code dei giorni scorsi davanti ai punti vendita per assicurarsi il possesso dei nuovi, e costosi, modelli di iPhone).

Steven Paul Jobs nacque nel 1955 a San Francisco, figlio di uno studente siriano e di una giovane studentessa, fu dato in adozione a una coppia californiana. Lasciò ben presto gli studi universitari per dedicarsi totalmente al progetto Apple, società fondata insieme all’amico Steve Wozniak nel 1976 (la prima sede era un garage) e quotata in borsa nel 1980, dopo il successo di vendite dei primi due computer (Apple I e II).

Stevejobs-youMa dopo il lancio sul mercato del primo Macintosh, le vendite subirono una battuta d’arresto e, nel 1985, Jobs fu praticamente licenziato dalla stessa società da lui fondata. Un vero smacco per lui. Eppure, all’età di trent’anni, Steve decise di rimboccarsi nuovamente le maniche e lanciarsi in una nuova avventura.

Fondò una nuova compagnia, la Next Computer, poi acquistò la Pixar e conseguì un successo planetario con il film d’animazione computerizzato Toy Story. Finché fu la stessa Apple, in crisi, a chiedergli di tornare e lui, imponendo una rivoluzione aziendale (come accennato sopra, licenziò circa 3 mila dipendenti nel giro di un anno, senza farsi troppi scrupoli) e siglando un accordo con la rivale Microsoft, riuscì a risollevare le  sorti dell’azienda.

Seguì il lancio dell’iMac, dell’iPod, dell’iPhone e infine dell’iPad. Prodotti che  sono entrati, se non nella vita quotidiana, per lo meno nell’immaginario contemporaneo comune.

Un pioniere e un inventore, dunque, capace di avviare e portare a termine un numero impressionante di progetti innovativi in un arco di tempo oggettivamente assai breve. E di ispirare e coinvolgere le generazioni del futuro. “Stay hungry, stay foolish” è la celeberrima esortazione che Jobs rivolge agli studenti di Stanford il 12 giugno 2005 in un discorso ormai divenuto cult. Discorso in cui l’inventore di Apple non teme di parlare di sé, racconta esperienze tratte dalla sua vita, fatta di sogni e di sfide.

Fino a toccare il tema del cancro, la malattia che lo porterà alla morte. Le parole di Jobs, riascoltate ora, a tre anni dalla sua scomparsa, acquistano un significato ancora più incisivo e riassumono bene lo spirito che ha sempre guidato Steve: “Ricordarvi che state per morire è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate qualcosa da perdere”, dice agli studenti di Stanford. “Siete già nudi. Non c’è ragione perché non seguiate il vostro cuore. Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro.  Siate affamati, siate folli”. Insomma, seguite il mio esempio.

 

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