6 ottobre 1889, a Parigi apre il Moulin Rouge

moulin rouge

Lustrini, paillettes, tripudio di musiche, luci e colori. Tutto questo viene in mente quando si pensa al Moulin Rouge, locale parigino situato nel quartiere a luci rosse di Pigalle, simbolo dell’intrattenimento, dell’arte, ma anche della sensualità e del proibito.

Venne inaugurato il 6 ottobre 1889 quando Charles Ziedler e Joseph Oller sull’onda del successo del Moulin de la Galette, un ristorante con bar e pedana per le danze costruito dentro un vecchio mulino a vento sulla collina di Montmartre, decisero di creare un locale apposta per il cabaret, il canto e il ballo, situato ai piedi di Montmartre e dotato di un mulino rosso sulla cima, ovviamente finto vista la mancanza di vento in quella zona, ma capace di ricalcare le fattezze del Moulin de la Galette.

Pierre-Auguste Renoir, "Ballo al Moulin de la Galette", 1876, Parigi, Museo d'Orsay

Pierre-Auguste Renoir, “Ballo al Moulin de la Galette”, 1876, Parigi, Museo d’Orsay

Il Moulin Rouge riscosse immediatamente un incredibile successo grazie soprattutto al repertorio di danze e spettacoli, fra cui il celeberrimo can-can, assolutamente rivoluzionari per quei tempi. Talmente rivoluzionari da essere ritenuti osceni e immorali dall’opinione pubblica, talmente viziosi da attrarre innumerevoli artisti i quali decisero che quel locale doveva essere immortalato per sempre sulle loro tele. Fra i tanti, il più celebre fu senza dubbio Henry de Toulouse-Lautrec, ritrattista d’eccezione e assiduo frequentatore dei quartieri di Pigalle e Montmartre. In quel locale, del quale soltanto pronunciare il nome crea intrigo, egli trovò spesso ispirazione e ritrasse molti degli abituali frequentatori. Ma, soprattutto, ritrasse Louise Weber, in arte “La Goulue”, una delle ballerine più famose del tempo. La donna danzava per il Moulin de la Galette e pare che sia stato proprio Toulouse-Lautrec a convincerla ad abbandonarlo per il Moulin Rouge.

Henry de Toulouse-Lautrec, "La Goulue arriva al Moulin Rouge", 1892, New York, Museum of Modern Art

Henry de Toulouse-Lautrec, “La Goulue arriva al Moulin Rouge”, 1892, New York, Museum of Modern Art

Come siano andate davvero le cose non è dato sapere. Quello che è certo è che oggi possediamo degli splendidi dipinti che riescono a riportarci con la fantasia a quei momenti, a quegli attimi che trascorrono tra la mente e la mano dell’artista. Osservando bene pare quasi di sentirla quella musica.

Henry de Toulouse-Lautrec, "Al Moulin Rouge", 1890, Philadelphia Museum of Art

Henry de Toulouse-Lautrec, “Al Moulin Rouge”, 1890, Philadelphia Museum of Art

Il secolo breve portò qualche piccolo cambiamento di repertorio: il cabaret mutò in operetta, i cafè chantant inaugurarono il mito della vedette. Il Moulin Rouge aprì la strada al successo di Jeanne Bourgeois, in arte Mistinguett, oggi riconosciuta a giudizio unanime come la più famosa vedette del locale parigino.

Ma XX secolo vuol dire anche diffusione del cinema. Verso la fine degli anni Trenta, la fama del Moulin Rouge sembrò offuscarsi, ma si trattò solo di un periodo transitorio. Già nel secondo dopoguerra, gli astri nascenti della canzone francese Edith Piaf e Yves Montand concorsero ad accrescere nuovamente la notorietà di questo luogo entrato ormai nella sfera del mito. Un successo che regna ancora oggi, che permette di inserire indubbiamente il Moulin Rouge tra i principali simboli e vanti della capitale francese. Un luogo celebrato negli anni dall’arte, dal teatro e dal cinema; un’immagine che non smetterà mai di suscitare fascino e curiosità.

Isabella Procaccini

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