Ciao Nanni

di Enzo Biffi

Nanni Svampa fu un cantore del popolo, ruspante e goliardico come le osterie scomparse della sua Milano  ma anche un fine intellettuale.

Verrà ricordato per aver nobilitato il repertorio della canzone popolare dialettale milanese, per le invenzioni dialettal-surreali dei Gufi, per il teatro con Lino Patruno e forse anche per qualche partecipazione attoriale a quelli che negli anni settanta venivano chiamati “sceneggiati”. Di sicuro fu uomo libero e coraggioso nelle scelte artistiche e in qualche modo la sua, comunque onorata, carriera ne ha risentito.

Milanese di adozione ha saputo scovare e lucidare l’anima più poetica di quella Milano che certo in quegli anni era più che altro concentrata su ben altri affari.

Ma a Nanni Svampa tutto questo non bastava, da fine uditore e soprattutto, come dicevo, da sensibile intellettuale seppe cogliere la grandezza e l’analogia che poteva esserci fra il mondo poetico del più geniale cantore francese e quel suo lavoro da artigiano della canzone milanese.

Le traduzioni dell’opera di George Brassens  che fece intorno agli anni sessanta sono a mio avviso una delle operazioni di riscrittura e reinterpretazione più riuscite di un autore. Forte delle sonorità affini fra la lingua francese e il dialetto milanese, seppe tradurre quei pezzi rispettandone a pieno atmosfere e poetiche pur ambientandoli nella Milano e nel mondo da lui vissuto.  Se non lo avete ancora fatto andateveli a risentire, ci troverete storie irriverenti e geniali tanto quanto i loro autori.

Caro Nanni, a te basta una chitarra per farci ridere, commuovere e pensare e una chitarra la si trova ovunque quindi, lì dove sei, insieme a Walter, Giorgio, Dario, Enzo e compagnia, son sicuro che continuerete, divertendovi, a fare esattamente ciò che già avete fatto e che a noi manca tanto.

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