7 luglio 1901: nasce Vittorio De Sica

vittorio_de_sicaE’ stato, insieme a Roberto Rossellini, Michelangelo Antonioni, Luchino Visconti, Pietro Germi, Alberto Lattuada, per citare solo i più conosciuti, uno dei massimi esponenti del cinema neorealistico italiano, movimento culturale che si è sviluppato nel secondo dopoguerra, in un’Italia distrutta dal conflitto e lacerata da divisioni interne dovute alla sovrapposizione dei centri di potere dello Stato.

Il Neorealismo è stata la prima tra le “vagues” mondiali che hanno contribuito al superamento  del cinema inteso come “classico”, quello sostanzialmente americano. Già nella seconda metà degli anni Trenta la rivista “Cinema”, quindicinale fondato nel 1936 e divenuto ben presto un punto di riferimento per critici, letterati, filosofi, registi ed amanti del grande schermo, riportava un articolo di Leo Longanesi che auspicava “documentari sulla vita degli anonimi che sapessero cogliere gli infiniti segreti della nostra società …  con scene reali riprese da un operatore che giri per le strade a cogliere verità che nessun attore potrebbe recitare”.

L’uso dell’attore non professionista fu una delle mosse più coraggiose e anche quella che segnò maggiormente quel tipo di cinema. I contesti nei quali era ambientato il cinema neorealistico erano quelli poveri e disagiati delle classi meno abbienti, con i conseguenti riflessi di speranze, illusioni, sogni, ma anche miseria,  frustrazioni, indigenza.

Vittorio De Sica è stato principalmente questo: un attore brillante che, con la sua recitazione lieve e schietta, ha saputo regalarci personaggi semplici ma mai banali, e  un regista coraggioso che è riuscito a cogliere e testimoniare  la realtà di quegli anni, i sentimenti più veri e profondi di quell’umanità che soffriva e che sperava, che si affliggeva  ma che riusciva a sognare.

Quei film sono ancora oggi capolavori indimenticabili: “I bambini ci guardano” che segnò l’inizio della collaborazione con Zavattini, “Sciuscià”, suo primo capolavoro neorealistico, “Ladri di biciclette” il suo film più premiato, “Miracolo a Milano”,  “La Ciociara”, film che hanno cambiato il volto del cinema.  C’è la denuncia, la solitudine, la dimensione drammatica, i meccanismi sociali che discriminano.

Negli anni successivi De Sica si dedicò  alla rappresentazione della commedia italiana,  non  un vero e proprio genere, ma una commedia brillante e al tempo stesso amara, che conteneva tutti gli ingredienti di matrice neorealista e  dove si raffigurava il Bel Paese  con i suoi mutamenti di mentalità, di costume, i tanti vizi e  le poche virtù  dei suoi abitanti. Furono  anni in cui le interpretazioni come attore si alternarono alle sue regie tra le quali spiccano “Il giardino dei Finzi Contini” e “Una breve vacanza” film nei quali De SIca parve ritrovare la vena narrativa dei primi tempi. 

Come scrisse di lui  Carlo Lizzani, riuscì “a far diventare importanti le cose piccole, a dare un senso profondo alle vicende più quotidiane”.

Daniela Zanuso

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