9 luglio 2006, gli eroi di Berlino

Napolitano_e_Cannavaro

di Luigi Losa

Qualche anno addietro durante una breve vacanza a Parigi andando al museo di arte moderna Pompidou noto anche come Beauborg, mi sono imbattuto proprio sul piazzale antistante in una gigantesca statua in bronzo (5 metri di altezza) che raffigurava la scena della testata al petto rifilata da Zinedine Zidane a Marco Materazzi durante la finale del campionato del mondo di calcio del 2006 a Berlino tra la Francia e l’Italia. Quella statua, opera dell’artista algerino Abdessemed, alla fine del 2013 fu acquistata dal Qatar e collocata sul lungomare di Doha, la capitale, Dopo pochi giorni però venne rimossa pare anche su pressioni dello stesso Zidane.

Quella statua fissava nella memoria, oltre che nel bronzo, uno dei momenti salienti di quella partita e di quella serata. Era domenica 9 luglio e sono passati giusto dieci anni.

Oggi, sabato 9 luglio 2016, siamo alla vigilia della finale degli Europei di calcio che vedrà in campo a Parigi domani sera, domenica 10 luglio, la Francia padrona di casa e il Portogallo.

Per consolarci della sconfitta ai quarti con la Germania ai calci di rigore che ha pregiudicato il possibile accesso dell’Italia alla semifinale guarda caso proprio contro la Francia e chissà???, torniamo con la memoria a quella trionfale cavalcata che portò la nazionale di Cannavaro, il capitano, e compagnia alla conquista del quarto titolo mondiale dopo i trionfi del 1934 a Roma e 1938 a Parigi (allenatore Vittorio Pozzo) e del 1982 a Madrid (allenatore Enzo Bearzot).

Gli azzurri sbarcano in Germania dove si disputa la fase finale del torneo accompagnati dall’ennesimo scandalo, la calciopoli degli anni duemila insomma, che costò alla Juventus due scudetti e la retrocessione in serie B. Non era insomma un bel momento per il nostro calcio, anzi.

Il c.t. Marcello Lippi fa quadrato intorno e dentro la squadra e affidarsi di fatto solo ai risultati. Pronti via nel girone eliminatorio la nazionale affronta il Ghana, squadra africana comunque temuta ma battuta 2 a 0 con le reti di Pirlo e Iaquinta. Seconda partita contro gli USA e l’Italia si complica la vita come spesso accade: un allora giovane De Rossi si fa espellere per una gomitata mentre Nesta, centrale con il capitano Cannavaro, si infortuna e lascia il posto a Materazzi. Finisce 1 a 1 con il gol di Gilardino e l’autorete di Zaccardo. Terzo e decisivo match con la Repubblica Ceca liquidata con le reti di Materazzi e Inzaghi.

Si va agli ottavi e ci tocca un’ostica Australia che ci blocca sullo 0 a 0 sino al novantesimo quando ci pensa Totti a trasformare con un cucchiaio il rigore guadagnato da Grosso. Ai quarti troviamo l’Ucraina del milanista Shevchenko ma la doppietta di Luca Toni e la zampata finale di Zambrotta spianano la strada della semifinale.

E qui incominciano le palpitazioni e le sudorazioni calde e fredde perché si incontra la Germania padrona di casa e a sua volta già campione del mondo per tre volte oltre che seconda quattro anni prima contro in Corea contro il Brasile.

Un match tiratissimo che si mantiene sullo 0 a 0 sino al secondo tempo supplementare quando Pirlo imbecca un tiro a rientrare di Grosso che finisce in rete e fa ripetere la scena della corsa e dell’urlo di Tardelli nella finale, sempre contro la Germania, del 1982 dopo il suo gol, il secondo. La Germania si riversa tutta all’attacco ma Del Piero in contropiede la manda ko.

Il cielo di Berlino la sera del 9 luglio è ancora nero e buio quando inizia la finale con la Francia. Che si mette male con un rigore trasformato da Zidane, il fuoriclasse che l’aveva portata alla vittoria nel 1998 in casa contro il Brasile di Ronaldo (assente nella finale) e per anni top player della Juventus, emulo del connazionale Platini, prima di passare al Real Madrid di cui è ora l’allenatore.

A pareggiare ci pensa, ma pensa te, Materazzi con un gran colpo di testa nel secondo tempo.

Si arriva ai supplementari e succede il fattaccio della testata che mette fuori causa anche dal calcio giocato in modo definito proprio Zidane evidentemente travolto dalla tensione più che dalla provocazione del ‘nostro’.

Il risultato non si sblocca e si arriva alla roulette russa dei calci di rigore. Nella storia delle finali dei mondiali è la seconda volta e poiché la prima era toccata sempre all’Italia, nel 1994, negli USA contro il Brasile ed era finita male, c’è da rischiare l’infarto.

Gli azzurri vanno sul dischetto, in sequenza con Pirlo, Materazzi, De Rossi e Del Piero che fanno tutti centro; i francesi rispondono con Wiltord, Abidal, Sagnol che vanno a segno ma con Trezequet che sbaglia il secondo penalty. Il rigore decisivo tocca a Grosso che non sbaglia ed è trionfo: il cielo di Berlino si colora di azzurro.

Vale la pena ricordarli tutti i 23 ‘eroi’ di quel mondiale: Buffon, Zaccardo, Grosso, De Rossi, Cannavaro, Barzagli, Del Piero, Gattuso, Toni, Totti, Gilardino, Peruzzi, Nesta, Amelia, Iaquinta, Camoranesi, Barone, Inzaghi, Zambrotta, Perrotta, Pirlo, Oddo e Materazzi.

 

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