A Mel nelle Dolomiti bellunesi, rifugio di Buzzati

da Giannella Channel

Un viaggio in un mondo incantato e tra cime tempestose può cominciare dal ballatoio della mia casa alle porte di Milano: i miei vicini, Livio e Ivana, destinano i giorni di vacanza nella loro nativa Mel, borgo a metà strada tra Belluno e Feltre, nella Val Belluna sulla riva sinistra del Piave: proprio a quella valle, tra le più spettacolari dell’arco alpino, uno dei suoi figli più illustri, il grande scrittore e cronista del Corriere della Sera Dino Buzzati (1906-1972), autore di romanzi immortali come Il deserto dei tartari e Bàrnabo delle montagne, dedica queste parole eterne:

Le impressioni più forti che ho avuto da bambino appartengono alla terra dove sono nato, la valle di Belluno, le selvatiche montagne che la circondano e le vicinissime Dolomiti”.

Dino Buzzati

Oggi quella valle e quelle cime a lui così care (e che furono la sua prima fonte d’ispirazione) fanno parte del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi, con i suoi 15 Comuni (Belluno in testa, ex porto sul Piave per le zattere cariche di merci e persone che scendevano a Venezia: qui la video guida per l’itinerario Buzzati nella città veneta.

Del Parco fanno parte cinque Unioni Montane, tra le quali la Val Belluna, quella che Buzzati chiamava “la mia patria”: una delle principali e più belle località della valle è proprio la romantica Mel, arroccata su un colle a metà strada tra Belluno e Feltre (bellissima città cinquecentesca da cui proveniva quel Panfilo Castaldi che ha avuto il merito di aver introdotto per primo la stampa a Milano), con una magnifica piazza sulla quale si affacciano palazzi di nobili famiglie veneziane che testimoniano l’antico prestigio di cui godeva Mel poi insignita della bandiera arancione del Touring e della medaglia di “borgo ideale 2017” dal Ministero dei Beni culturali.

Villa Buzzati oggi B&B

Nel centro storico di Mel batte il cuore antico, elegante e poetico, del paese. È la piazza dedicata a Papa Luciani, con il municipio e i palazzi che un tempo furono sede della nobiltà locale: Palazzo Del Zotto, Palazzo delle Contesse (con il Museo archeologico in cui sono custoditi i reperti della necropoli paleoveneta poco distante dal centro), casa Barbuio Francescon, Palazzo Fulcis Guarnieri e Palazzo Fulcis Zadra. “Sono porte che si aprono ai visitatori durante il weekend autunnale dedicato alla festa Mele a Mel, che porta in piazza le eccellenze dei campi e dell’artigianato insieme a un fiume di viaggiatori curiosi. Una curiosità che viene ampiamente ripagata”, mi racconta il vicino Livio Minoggio.

libreria di Casa Buzzati

Ultimo, ma di primaria importanza per il filo rosso dell’itinerario buzzatiano che ci prefiggiamo, è il seicentesco palazzo dell’Antica Locanda Cappello, dove si mangia in sale affrescate e si può dormire in stanze con arredi d’epoca. Mi dice Valentina Morassutti, pronipote dello scrittore e presidente-timoniera dell’affascinante Villa Buzzati e dell’Associazione culturale Villa Buzzati San Pellegrino – il Granaio che, a distanza di due secoli dall’acquisto dell’abitazione da parte della famiglia Buzzati (1811), attualmente è diventata in parte Bed & Breakfast per viaggiatori ai quali le montagne vicine restituiscono intatta l’immagine che ne riportava Buzzati in Bàrnabo delle montagne:

Ricordo che da bambini frequentavamo con la nostra famiglia l’Antica Locanda Cappello di Mel, verso fine estate, quando ci si ritrovava tutti in Villa Buzzati San Pellegrino, per trascorrere settembre, il mese in cui Dino prendeva ogni anno le ferie dal Corriere, con la Nonna Nina (sorella di Dino) e il Nonno Eppe. A volte per il compleanno di Augusto, fratello maggiore di Dino, che compiva gli anni il 3 ottobre, era usanza andare tutti insieme a mangiare al Cappello: Dino amava frequentare il ristorante che all’epoca era gestito da Giovanni De Zorzi (lo gestì dal 1970 al 2007 insieme a sua moglie Liliana). Giovanni era stimato da tutti noi. Ricordo inoltre che Dino amava passeggiare lungo il greto del Piave e partendo dalla nostra villa, si dirigeva anche verso i boschi della vicina Limana (proprio lì è nato il suo ultimo romanzo, I miracoli di Val Morel, incluso nell’opera omnia in distribuzione da parte del Corriere, Ndr), salendo poi verso Valmorel, paesino sulle pendici dei monti che dividono la Val Belluna dal versante sud di Conegliano”.

Antica Locanda Cappello

La Locanda Cappello è “ristorante storico d’Italia” poiché il maresciallo Johann Joseph Radetzky era di casa e proprio qui il re Vittorio Emanuele III ricevette la notizia che la Grande Guerra era finita con la vittoria. Nelle portate di Giovanni e Liliana c’era qualcosa di magico, di indefinito. Come nella zuppa rinascimentale, fatta con piccioni al forno disossati e amalgamati in pasticcio con pane raffermo poi cotto per un’ora e quindi immerso in un brodo fatto con carcasse, zampe e ali di gallina. Oppure, come nel rotolo di pasta di patate, imbottito a strati di radicchio di montagna, infilato in un sacchetto di cotone e poi cotto e quindi fatto rosolare con burro e “puina” (ricotta affumicata). O ancora, come nei ravioli con una salsa di farinelle, una sorta di spinacio che nasce in alta quota. Tutto questo secondo le migliori tradizioni della cucina bellunese e veneta.

Per chi volesse disegnare la geografia dell’universo di Buzzati, corrispondente per lo più nella provincia di Belluno “con i valloni deserti, con le gole tenebrose, con i crolli improvvisi di sassi, con le mille antichissime storie e tutte le altre cose che nessuno potrà dire mai”. Valentina Morassutti mi indica il libro/saggio della ricercatrice Patrizia Della Rosa uscito per le edizioni Marsilio dal titolo “Lassù… Laggiù… il paesaggio veneto nelle pagine di Buzzati”.

Monte Pelmo da cima di Pramper  – foto Vittorio Giannella

Analizzando la toponomastica dei paesaggi e le descrizioni del suo immaginario “naturale e montano”, si può capire quanto la Val Belluna ritorni in quasi tutti i racconti di Dino: le Dolomiti Bellunesi, la Val Belluna, il Piave, la campagna, la Villa, i boschi, le pietre (“è stolto chi non sa che dentro a ogni buca, dentro a ogni crepa, a ogni sasso, a ogni macigno ci stanno spiriti rari, geni strani”)… Questi gli elementi presi in esame, insieme a tanti altri, a legare in modo così profondo e imprescindibile Buzzati alla sua terra natale sognata e immaginata nelle lunghe giornate milanesi quando al Corriere, seduto al suo tavolo di redazione in via Solferino, annotava:

“E mentre noi qui nella calda città scriviamo e il tram cigola malamente alla voltata, lassù i pallidi giganti misteriosi stanno in silenzio”.

Il monte Castello di Moschesin (2.499 metri) dal rifugio Sommariva.

A quei “giganti misteriosi” dedica uno sguardo poetico Vittorio Giannella nelle fotografie del portfolio in basso che costituiscono una sua collaudata e felice esperienza: quella di riconoscere i luoghi che hanno emozionato scrittori, poeti e artisti. In questo caso, le montagne dolomitiche di Buzzati, quelle stesse che mi raccontano i vicini di casa Ivana e Livio, da dove – come confidava alla moglie Almerina, figura cara da me conosciuta in una serata con Ottavio Missoni ¬ avrebbe preferito morire precipitando epicamente: e invece Dino ebbe una fine “cittadina” a causa dello stesso male, un tumore al pancreas da lui presentito e temuto, di cui era morto nel 1920 il padre.

Le pareti dolomitiche delle Tofane.

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