“Dal mare e dalla terra”

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dalmare-terra01Le migrazioni non sono un flusso inarrestabile, incontrollabile e ingovernabile di persone. Non si possono fermare né si fermeranno. Sebbene in questi anni si sia registrato il più alto incremento dalla Seconda Guerra Mondiale, non sono un’emergenza ma un fenomeno strutturale. Eppure l’opinione pubblica pensa esattamente il contrario, e le migrazioni diventano temute invasioni. Dati, numeri e storie sono tentativi reali e concreti per spiegare i fatti, mostrare la verità. Ma non bastano.

In occasione della Giornata mondiale del rifugiato, promossa dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, mercoledì 22 giugno, all’Oasi San Gerardo di Monza, RTI Bonvena, rete che gestisce l’ accoglienza delle persone richiedenti protezione internazionale sul territorio di Monza e Brianza, ha presentato il IV report “Dal mare e dalla terra” e aperto un tavolo di confronto con i giornalisti sul ruolo dei media.

«C’è un problema culturale oggettivo ed è sempre stato così. Con i meridionali, per esempio, sono state costruite epopee. Tutti hanno paura, anche quando non ci sono le ragioni», ha commentato Luigi Losa, storico direttore de Il Cittadino e vicepresidente della Fondazione della Comunità di Monza e Brianza.

Prima della tavola rotonda, a cui sono intervenuti Guido Bandera, capo redattore de Il Giorno di Monza e Brianza, Martino Cervo, direttore de Il Cittadino, Diego Motta di Avvenire e Ottavia Spaggiari di Vita, l’incontro è stato aperto da Roberto D’Alessio, presidente del Consorzio Comunità Brianza, e Sergio Saccavino, direttore commerciale della cooperativa Aeris, che hanno illustrato il lavoro svolto da Bonvena.

«Sin da subito abbiamo ritenuto opportuno attivare servizi non richiesti dal bando ministeriale, per implementare gli standard previsti», hanno spiegato. Come il Fondo di Solidarietà Hope, che sostiene borse lavoro a favore di persone particolarmente meritevoli e aiuta chi ha ottenuto il diniego della Commissione a trovare una nuova opportunità, in un altro Paese europeo o nel proprio Paese d’origine.

«Abbiamo iniziato il nostro intervento nel 2014 con 90 persone, oggi sono 900. Dall’inizio abbiamo avuto chiara l’idea che questa situazione non poteva essere affrontata da un unico soggetto, era necessario mettersi in rete. Il monopolio non è certamente salutare. Il nostro è un sistema aperto a tutte le realtà territoriali che vogliono condividere il progetto».

Presentazione IV report RTI Bonvena "Dal mare e dalla terra". Da sinistra: Gigi Ponti, presidente provincia Monza e Brianza; Sergio Saccavino, direttore commerciale coop Aeris; Roberto D'Alessio, presidente Consorzio Comunità Brianza; Fabrizio Annaro, direttore Il Dialogo di Monza; Cherubina Bertola, vice sindaco e assessore Servizi Sociali Comune di Monza
Presentazione IV report RTI Bonvena “Dal mare e dalla terra”.
Da sinistra: Gigi Ponti, presidente provincia Monza e Brianza; Sergio Saccavino, direttore commerciale coop Aeris; Roberto D’Alessio, presidente Consorzio Comunità Brianza; Fabrizio Annaro, direttore Il Dialogo di Monza; Cherubina Bertola, vice sindaco e assessore Servizi Sociali Comune di Monza

Dal 2012 a oggi è cambiato molto, a partire dall’approccio delle istituzioni. Sui complessivi 55 che costituiscono la Provincia di Monza e Brianza, attualmente sono 38 i Comuni che ospitano persone richiedenti protezione internazionale nelle diverse strutture distribuite sul territorio, 40 quelli che finora hanno aderito al Protocollo d’intesa per le attività di volontariato siglato a maggio 2015 da Prefettura, Provincia, sindacati, Comuni.

«L’Assemblea dei Sindaci è attenta alla questione, non tutti lo sono allo stesso modo, ma comunque il risultato è buono. L’idea è continuare a rafforzare la rete e per farlo è necessario continuare a parlare in maniera adeguata. La comunicazione è uno strumento fondamentale per capire il fenomeno nella sua dimensione corretta», ha sottolineato il presidente della Provincia Gigi Ponti.

L’ accoglienza diffusa sul territorio non rappresenta solo una gestione innovativa, si traduce anche in un indotto positivo per la Brianza. Nuovi posti di lavoro, nuovi contratti di affitto regolari, come ogni altro finanziamento o attività, sono investimenti che producono benessere e favoriscono la crescita dell’economia locale.

«Non credo ci sia da vergognarsi ad ammettere che l’ accoglienza ha anche una ricaduta economica sui nostri territori. Certo, mi permetto di sottolineare, un conto è parlare di lavoro, un altro di affari. Su questo gli amministratori locali devono avere il dovere, e il diritto, di vigilare. Il paradosso è che, spesso, i Comuni sono chiamati a essere spettatori di quello che accade sui propri territori», ha affermato il vice sindaco e assessore ai Servizi Sociali di Monza Cherubina Bertola. E ha aggiunto: «A questa complessità, ora, va aggiunta anche l’identità di chi arriva. Finora abbiamo accolto uomini, ma da tre settimane non è più così perché sono in aumento i nuclei familiari, quindi anche donne e bambini, che hanno caratteristiche, bisogni e prospettive diverse. Bisogna operare con tutti perché si eviti che il lavoro si trasformi in un affare».

La discussione si è poi aperta ai giornalisti, questa volta chiamati non a far domande, ma a rispondere. A moderare la tavola rotonda, il direttore de Il Dialogo di Monza Fabrizio Annaro.

La tavola con i giornalisti. Da sinistra: Diego Motta, Avvenire; Guido Bandera, capo redattore Il Giorno di Monza e Brianza; Ottavia Spaggiani, Vita; Martino Cervo, direttore de Il Cittadino; Luigi Losa, storica firma del giornalismo brianzolo; Fabrizio Annaro, direttore de Il Dialogo di Monza
La tavola con i giornalisti. Da sinistra: Diego Motta, Avvenire; Guido Bandera, capo redattore Il Giorno di Monza e Brianza; Ottavia Spaggiani, Vita; Martino Cervo, direttore de Il Cittadino; Luigi Losa, storica firma del giornalismo brianzolo; Fabrizio Annaro, direttore de Il Dialogo di Monza

Martino Cervo, direttore de Il Cittadino: «Chi fa questo mestiere vive nella manipolazione dei fatti, le notizie sono un costrutto che si offre al lettore. Le migrazioni sono un tema che si presta a costruzioni ideologiche, perfetto per fare esplodere paradossi e contraddizioni. Il compito fondamentale dei giornali è mantenere la netta distinzione tra vero e verosimile; tenere conto di tutti i fattori; fare domande giuste per provocare le persone sull’argomento, a colpi di realtà, non di bugie».

Ottavia Spaggiari, Vita: «Il fenomeno delle migrazioni non è solo complesso, ma anche in continua trasformazione. Ciò che è importante fare è cercare di essere il più possibile nell’informazione. Sono importanti i numeri, i dati».

Guido Bandera, capo redattore de Il Giorno di Monza e Brianza: «I giornali sono lo specchio dell’opinione pubblica. Il loro compito è quello di dare strumenti onesti per informare, io non credo debbano educare. Le migrazioni sono un argomento lontano, qualcosa di sfumato. Bisogna uscire dal cliché, dalla frase fatta che aiuta a chiudere in fretta il pezzo. E bisogna raccontare, per imparare a essere macchine fotografiche piuttosto che lenti di ingrandimento».

Diego Motta, Avvenire: «Il nostro dovere è raccontare, numeri alla mano, ma dobbiamo anche saper usare le parole giuste. Numeri e parole sono importanti. La vita vale sempre più di un’emozione, suscitare odio o amore non aiuta. Bisogna raccontare i fatti così come accadono».

Fino al 3 luglio l’Oasi San Gerardo ospita la mostra “Le mille e una rotta”. Un’esposizione ricca di suggestioni sia per le installazioni (una barca dal profumo di mare, ma soprattutto dell’evidente richiamo dell’itinerario di chi cerca libertà e speranza in occidente) sia per le immagini e i testi. La mostra, organizzata da Caritas di Monza e Consorzio Comunità Brianza, è un progetto dei Missionari Saveriani.

Scarica e leggi il IV report di RTI Bonvena:Dal mare e dalla terra.

 

 

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