Accontentarsi: vocabolo di una nuova era?

Mini viaggio fra i sentieri del pensiero economico contemporaneo –  di Fabrizio Annaro 

In una delle tante interviste rilasciate, Tiziano Terzani, giornalista e scrittore, così dichiarava:

“L’economia dovrebbe essere fondata sulle esigenze dell’uomo. La crescita: ma siamo sicuri che il progresso deve essere solo crescita? O non sarebbe molto meglio arrivare ad una situazione in cui tutti abbiamo poco, ma il giusto. Se pensiamo a quello di cui abbiamo veramente bisogno, questo non è quello che l’economia ci dà. L’economia oggi è fatta per costringere tanti a lavorare a ritmi spaventosi per produrre cose per lo più inutili, mentre altri lavorano a ritmi spaventosi per poter comprare. Perché questo è ciò che dà soldi alle società multinazionali, alle grandi aziende MA NON DÀ FELICITÀ ALLA GENTE! Io trovo che c’è una bella parola in italiano, molto più calzante della parola felice, ed è contento. ACCONTENTARSI. Uno che si accontenta è un uomo felice, perché questo sistema fondato sulla crescita dei desideri, c’è sempre un desiderio che per te è irraggiungibile, rende tutti infelici.”

Aggiungo che nel popolare libro “Un altro giro di giostra” Terzani auspicava, tra le altre cose, che nell’ambito del pensiero economico possano affermarsi economisti in grado di proporre una nuova teoria economica che sia al servizio dell’uomo. 

Il mercato comanda

E’ noto infatti che gli economisti liberisti, cioè coloro che sostengono (sintetizzo brutalmente), che il mercato è in grado di generare benessere per tutti, la fanno da padroni. Di certo la visione liberista dell’economia assume più un valore ideologico che scientifico.

Stiglitz premio Nobel per l’Economia: la fiducia quasi religiosa nel potere del mercato non ha alcuna base teorica ne fattuale

Lo confermano anche le parole di Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’Economia: “Gli studi di Economia mi avevano insegnato che la visione di molti conservatori era sbagliata: la loro fiducia quasi religiosa nel potere del mercato non aveva alcuna base teorica, né fattuale.” Del resto è evidente a tutti che le forze del mercato, se lasciate libere di operare, fanno trionfare la legge del più forte con la conseguenza che crescono i profitti di pochi e contemporaneamente le povertà di molti. Ingiustizie, diseguaglianze, povertà e disagio sociale sono i frutti del moderno capitalismo. Non era questo quello che ci si aspettava dal crollo del muro di Berlino e dalle promesse della globalizzazione.

Una buona notizia

Ma ecco la buona notizia, o almeno una speranza: molti esperti e pensatori del mondo economico sono da anni impegnati nel formulare teorie e modelli che hanno come base una visione più umana dei rapporti economici. Si tratta di economisti di diverse nazioni che, dalle Università e da diversi Centri di Ricerca del pianeta, propongono studi e analisi in grado di offrire alla Politica ricette e suggerimenti per migliorare la qualità della vita.

In Italia Leonardo Becchetti, Luigino Bruni, Stefano Zamagni, Michele Gesualdi, insieme a tanti altri studiosi, hanno focalizzato la loro attenzione sui movimenti che stanno promuovendo nuovi stili di vita e di consumo, sull’Economia del Terzo Settore e sulla sostenibilità.

Anche la Finanza Etica suscita interesse non solo fra gli accademici, ma anche nell’opinione pubblica.

Secondo il rapporto sulla finanza etica e sostenibile nel decennio (2007-2017) di Banca Etica le banche etiche e sostenibili hanno reso oltre il triplo rispetto alle banche tradizionali: la redditività media annua in termini di ROE (Return on Equity) è stata del 3,98% contro l’1,23%. Il rapporto sulla finanza etica e sostenibile parla anche degli importanti risultati realizzati dai fondi sostenibili e responsabili. In Europa, dal 2015 al 2017, i patrimoni investiti in fondi socialmente responsabili sono aumentati in media del 9% all’anno, sfiorando i 600 miliardi di euro.

Secondo il rapporto di Banca Etica, la scelta dell’investitore è sempre più orientata ad un investimento che mostra attenzione all’ambiente

Nel documento si approfondisce anche un aspetto che sta diventando sempre più cruciale. La scelta dell’investitore è sempre più orientata ad un investimento che mostra attenzione all’ambiente e che prevede l’esclusione di aziende che non hanno una strategia rispetto al consumo di fonti fossili (carbone, petrolio, gas). Ormai sono oltre 1.000 a livello globale le banche, le fondazioni, gli ordini religiosi, le università, i comuni, le assicurazioni e i fondi pensione che hanno deciso, con varie modalità, di disinvestire dal fossile. Si parla di quasi 7.200 miliardi di dollari. Una cifra enorme, pari a circa il 40% del prodotto interno lordo europeo.

“In particolare, il movimento della finanza etica auspica maggiore coraggio da parte della Commissione Europea – si legge in un report di Etica Sgr . Fin qui la Commissione UE sembra volersi concentrare sui soli aspetti ambientali, mettendo in secondo piano i criteri sociali. Un errore di prospettiva che il Gruppo Banca Etica, insieme a Gabv (Global Alliance for Banking on Values) e Febea (Federazione Europea delle Banche Etiche e Alter-native) sta cercando di far modificare.”

Aurelio Peccei, fondatore del Club di Roma, associazione che raggruppa  scienziati di tutto il mondo. Nel 1972 pubblicò I limit della Sviluppo un rapporto che avrebbe fatto epoca – foto da Wikipedia

I limiti dello sviluppo

Fra i pionieri della sostenibilità ambientale è d’obbligo citare il grande lavoro di Aurelio Peccei, dirigente Fiat che, nel decennio a cavallo degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, attraverso il Club di Roma, da lui stesso fondato, ha promosso una ricerca pubblicata nel 1972, un rapporto destinato a fare epoca. Si tratta dei “Limiti dello sviluppo” un best seller che aveva destato grande interesse e suscitato altrettante polemiche. Il prestigioso MIT (Massachusetts Institute of Technology) aveva elaborato, per conto del Club di Roma, un modello matematico-informatico che mostrava le nefaste conseguenze sul pianeta di una crescita infinita ed incontrollata.

30 anni dopo, gli stessi studiosi del MIT Donatella e Dens Meadows, Jorgen Randers scrivevano I “Nuovi limiti della sviluppo”. Un aggiornamento della pubblicazione del 1972 che mette in guardia sugli effetti delle azioni umane sul clima del pianeta. Non solo. La conclusone di questa seconda ricerca è molto interessante e ricca di speranza: se le risorse fossero utilizzate e distribuite equamente e se, come suggeriva Terzani, le persone si “accontentassero”, la popolazione mondiale potrebbe vivere perpetuamente con dignità e senza patire la fame, in armonia con la natura e proteggendo il pianeta per molti anni.

Ben altre le conseguenze sul pianeta e sull’umanità nel caso il sistema proseguisse nella sua forsennata corsa. Lo studio degli scienziati del MIT sottolinea come esista un intimo legame fra rispetto dell’ambiente e sviluppo sociale.

Laudato Si!

Una linea, questa, che viene in parte ripresa anche dall’enciclica Laudato Si! di Papa Francesco. Uno scritto che richiama all’uomo moderno non solo al rispetto per la Natura, ma alla necessità di ritrovare una nuova relazione con il creato e con l’utilizzo delle sue risorse. Un tema tornato prepotentemente alla ribalta dopo lo scoppio della recente pandemia di Covid19.

Laudato Si! Enciclica di Papa Francesco che richiama al l’uomo moderno non solo al rispetto della Natura, ma alla necessità di ritrovare una nuova relazione con il creato

Alla base dell’ingiustizia, c’è la miopia e l’egoismo di molti ricchi, non di tutti, che influenzano le classi dirigenti e le scelte politiche ed economiche dei paesi industrializzati. Il teorema liberista che proclama il taglio delle tasse alle classi ricche come strumento per generare ricchezza per tutti, è smentita dai fatti. In verità i paesi che hanno adottato il taglio delle tasse ai ricchi, come gli USA, hanno dovuto di conseguenza ridurre le spese sociali e quelle di assistenza sanitaria e quindi hanno reso i poveri ancora più poveri e conseguenza peggiorato il disagio e l’infelicità.

Alla luce dei fermenti che ho velocemente descritto, l’auspicio di Terzani, (speriamo che nascano economisti capaci di teorizzare scenari economici umani e sostenibili), ci appare oggi più vicino rispetto ai tempi dello scrittore toscano. Prevale comunque, malgrado  tante persone sognino e provino a realizzare un mondo diverso,  una classe dirigente miope ed egoista.

Calano i consumi. Ma la voglia di consumare?

Oggi la situazione economica mondiale è stata messa a dura prova dallo tsunami Covid19. Il dolore più grande per l’umanità, oltre alla sofferenza per le tante perdite umane, potrebbe rivelarsi quello di non saper cogliere le opportunità offerte da questa situazione e di non voler cambiare marcia rispetto al sistema messo in ginocchio dalla pandemia.

Secondo Powell, presidente della Federal Reserve USA, c’è grande preoccupazione riguardo ai consumi che mostrano una forte stagnazione e le previsioni non sono ottimistiche.

Oggi, più che mai, dobbiamo chiedere ai sacerdoti della crescita e del massimo profitto un atto di ripensamento. Le recenti dichiarazioni di Powell, Presidente della Federal Reserve, non nascondono la grande preoccupazione riguardo ai consumi che mostrano una forte stagnazione e le cui previsioni non sono ottimistiche.

Alba di una nuova era o tramonto di un sistema?

Forse il lockdown e la pandemia ci hanno messo nella condizione di accettare quello che Terzani suggeriva di fare: accontentarsi. L’incertezza economica sul futuro smorza i desideri e riduce i consumi. Germogli di una nuova era o segni di decadenza del sistema?