Adolescenza: una sfida per adulti

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di Francesca Radaelli

“Fra inquietudini e passioni”. Il titolo scelto dalla Chiesa di Monza per parlare di adolescenza, nell’ambito della rassegna Dialoghi di Vita Buona, sintetizza in queste due parole il sentimento di confusione dei sentimenti tipico di un periodo della vita che tutti abbiamo attraversato ma che continua a rappresentare – per genitori, insegnanti, educatori– una sfida che a volte non si sa bene come affrontare. Lo scorso venerdì 15 febbraio, al Teatro Sacro Cuore di Monza Triante, una tavola rotonda ha dato voce a chi con gli adolescenti ha a che fare tutti i giorni, ossia gli ‘educatori’ impegnati nelle strutture del territorio, in vari ambiti, dalla scuola, allo sport, alle situazioni di disagio.

Persone chiamate – letteralmente – a ‘e-ducere’, a ‘tirare fuori’, dai ragazzi di 14-18 anni (ma la classificazione anagrafica è puramente indicativa) i talenti che ognuno di loro si porta dentro e ad aprire loro gli orizzonti dell’età adulta. Una sfida non da poco, se si considera la grande varietà di emozioni e pulsioni che si manifestano durante l’adolescenza, nonché le profonde differenze tra i contesti sociali da cui provengono e in cui vivono i ragazzi.

Da sinistra: Silvia Masiero, Alessio Biraghi, Anna Biffi, Linda Ciano

Uno scenario delineato, in apertura della serata, attraverso una serie di numeri sulla presenza dei giovani nel territorio di Monza (quelli dai 14 ai 18 anni sono il 5% dei residenti in città, mentre la popolazione scolastica conta 25mila studenti, di cui il 62% arriva da comuni limitrofi) ma soprattutto attraverso la viva voce dei ragazzi stessi: gli studenti dell’Istituto Mapelli e del Liceo Carlo Porta protagonisti di un video in cui dicono la loro su alcuni dei grandi argomenti che spesso attivano le ‘inquietudini’ adolescenziali (la Chiesa, la morte, il futuro, la ricchezza). All’ultima domanda del documentario – Che cos’è l’adolescenza?– più di uno ha risposto che è soprattutto ‘confusione’. Qualcun altro ha provato a dare una direzione a questa confusione, definendola ‘una ricerca ma anche una scoperta’.

Da sinistra: Alessio Biraghi, Anna Biffi, Linda Ciano, Alessandro Colombo

E proprio da qui è partito il moderatore della serata, Fabrizio Annaro, per dare avvio alla tavola rotonda che ha visto dialogare tra loro Silvia Masiero del centro orientamento famiglie di Monza, Alessio Biraghi, allenatore del Monza Calcio, Anna Biffi della cooperativa Spazio Giovani, Linda Ciano, docente di lettere all’istituto Mapelli e Alessandro Colombo  del centro di aggregazione giovanile Frassati.

Da sinistra: Linda Ciano, Alessandro Colombo, Fabrizio Annaro

Le inquietudini, innanzitutto: tra quelle che gli adolescenti manifestano maggiormente c’è la richiesta di essere ascoltati. “Perché gli adulti non mi ascoltano? è una delle domande che raccogliamo più spesso  nelle scuole”, ha sottolineato Silvia Masiero. “Insieme alla richiesta di una sorta di manuale di istruzioni per la vita (Come si fa a essere popolari? Come si fa ad innamorarsi?)”. E poi la competizione e la ricerca del successo: “Sembra contare solo la vittoria, non il percorso attraverso cui si arriva al risultato, che invece noi cerchiamo di valorizzare nei nostri progetti di formazione basati sulla pratica sportiva”, ha spiegato Alessio Biraghi. “I valori dei ragazzi, in fondo, sono quelli che noi stessi trasmettiamo a loro”, gli ha fatto eco Anna Biffi. “Il messaggio che viene dal mondo degli adulti è che non si può sbagliare, che il risultato è quello che conta, che gli altri ci giudicano e dobbiamo essere i migliori. Gli adolescenti sono uno specchio del modello sociale a cui abbiamo aderito noi adulti, dovremmo forse essere più onesti nei loro confronti.”

“Ai ragazzi mancano punti di riferimento affidabili”, ha rimarcato Linda Ciano. “Siamo convinti che i loro modelli siano gli Youtuber o i cantanti rap, ma la verità è che, nel momento in cui si relazionano  con gli adulti, gli adolescenti vanno alla ricerca di punti di riferimento meno superficiali. Che spesso non trovano”. Tanto più quando il contesto familiare è di per sé problematico: “Per i giovani che vivono situazioni disagiate e che frequentano centri come il Frassati di Monza la povertà maggiore è la solitudine, la mancanza di un dialogo e di una relazione educativa in famiglia. Ma anche la mancanza di fiducia degli adulti verso di loro”, ha chiosato Alessandro Perego.

 

Insomma, spesso sono gli adulti a fuggire più o meno consapevolmente, dalla relazione con il mondo dei giovani e degli adolescenti. Un mondo percepito spesso nell’immaginario collettivo come problematico, incomprensibile e inavvicinabile. “Proviamo a scalfire questa percezione”, ha esortato allora Fabrizio Annaro, chiedendo ai presenti di raccontare qualcosa di positivo della loro esperienza con i ragazzi. E bisogna dire che le belle storie non sono mancate. La storia del ragazzo che, appena uscito dal carcere, è corso a trovare proprio l’educatore che non vedeva da anni. La storia dell’alunno che ha preso l’abitudine di confidarsi con la sua insegnante, sentendosi finalmente ascoltato da qualcuno. La storia del genitore che ha iniziato a dialogare con il figlio grazie alle partite di calcio.

Ma il positivo che arriva dagli adolescenti è anche la capacità di formulare domande che gli adulti hanno dimenticato: “Che cos’è la vita?”, “Perché le cose belle devono finire?”.  Domande che spesso gli adulti non vogliono nemmeno ascoltare, pensando magari solo ad attutire i conflitti che inevitabilmente l’adolescenza porta con sé. Impauriti forse da linguaggi e sistemi di comunicazione diversi e difficili da interpretare (un certo tipo di musica, i videogiochi, il mondo digitale..). Quello che manca, spesso, è la conoscenza reciproca, mentre per costruire un rapporto di fiducia occorre essere disposti a conoscersi, e darsi il tempo necessario per farlo.

da sinistra Linda Masiero, Alessio Biraghi e Anna Biffi

In fondo il vero nodo quando si parla di adolescenti riguarda i cosiddetti ‘adulti’, come ha rimarcato in conclusione don Enrico Parolari, sacerdote e psicologo chiamato a tirare le conclusioni della serata: “La vera sfida è mettersi in questione. Lo hanno dimostrato gli esempi e le storie raccontate questa sera. I ruoli – di insegnante, educatore, allenatore, etc. – non bastano da soli: sono dei semplici strumenti di partenza. Per ‘toccare’ gli adolescenti nel profondo, e innescare una relazione educativa positiva, bisogna andare oltre e mettersi in gioco come persone, in modo onesto e leale”.

don Enrico Parolari

Senza nascondere le proprie debolezze che, anzi, possono contribuire a ridurre le distanze e avvicinarsi ai ragazzi, rafforzando anche il proprio ruolo di punti di riferimento. “Altra grande sfida è quella di mettersi insieme, di innescare un’alleanza tra tutte le figure educative che entrano in relazione con gli adolescenti, compresi i genitori”. Per far crescere un bambino ci vuole un intero villaggio, dice il proverbio africano. In un mondo in cui l’individualismo degli adolescenti riflette il modello di vita degli adulti che li circondano, forse è proprio questa è la cosa più difficile.

 

 

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