Al servizio del lettore, da semplice cronista

Claudio Pollastri. Cinquant’anni di giornalismo tra Montanelli, Biagi e Bocca. Milano.

Viale Monte Santo 1976 e tutto cominciava. Cinquant’anni di iscrizione all’Ordine dei Giornalisti anche se, per precisione cronistica, avevo iniziato due anni prima appena ventenne. Una vita professionale e privata raccolta nella medaglia che sulla mia mano destra luccica d’oro. Meno però del mio sguardo che riavvolge come in un film in bianco e nero mezzo secolo di sorrisi luminosi come albe boreale e giorni bui come i temporali della Valsesia.

“Hai la fortuna di assistere alla tua commemorazione da vivo…”, ironizza col suo inconfondibile accento bergamasco diventato marchio di fabbrica televisivo Vittorio Feltri che era stato commissario a Roma all’esame di Stato per essere ammesso all’albo dei professionisti. Un imprinting che la dice lunga su come interpreto questo mestiere.

Ma ho sempre avuto la certezza di seguire il sogno giusto, il primo a destra subito dopo l’isola dei desideri che forse non c’è ma galleggia sui progetti che ho realizzato con consapevolezza critica nell’insegnamento del mio mentore Indro Montanelli sempre pronto a una salutare sferzata parossistica con la sua puntuta toscanità “… non buttarti giù ci pensano già gli altri a farlo…”.

E l’hanno fatto. O almeno, ci hanno provato. In quei momenti mi venivano in aiuto le parole forti come roccia di Giorgio Bocca “…tuo padre era partigiano come me e il figlio di un partigiano non si lascia sconfiggere.. “.

Il mio terzo spirito guida Enzo Biagi sdrammatizzava con la sua abituale sagacia emiliana “…prendo in giro me stesso, figuriamoci gli altri… fallo anche tu…”.  L’ho ascoltato. Sempre. Con risultati alterni.

Ma nel guazzabuglio del mio cuore dove alle discese demoralizzanti seguivano risalite d’orgoglio venivano archiviati gli incontri con i personaggi che hanno scritto la storia come Donna Rachele Mussolini, il Re di Maggio Umberto II, la Regina Maria José, i discendenti Kennedy, il Drake Enzo Ferrari. Una galleria di immagini trasformate spesso in immaginette dove al profumo intenso di santità che emanavano le interviste, a un amen dalla confessione, con san Giovanni Paolo II e santa Madre Teresa seguivano gli incontri d’intensa
spiritualità con Benedetto XVI e di fratellanza evangelica verso gli ultimi con Francesco unito nella stesso anelito di pace che mi trasmetteva il Dalia Lama.

Infine Leone XIV conosciuto a Milano quand’era Priore degli agostiniani. Una album di figurine esistenziale con qualche figuraccia accanto a calciatori milionari, rockstar maniacali, divi hollywoodiani ammirati come icone capricciose e inarrivabili dagli attori italiani fino ai politici di casa nostra. Che è anche la loro ma sembra che ci vivano meglio.

Interviste con la schiena dritta condite col pepe della sana provocazione intellettualmente onesta al servizio sempre e solo di un unico padrone, il lettore. Da cronista. Semplicemente.

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Complimenti caro Claudio!

Un premio ampiamente meritato che corona una lunga e intensa carriera di cronista al serizio del lettore. A questo riconoscimento si aggiungono i ringraziamenti di tutta la redazione del Dialogo di Monza per la collaborazione e per la condivisione dei valori e della missione del nostro giornale.

I tuoi articoli hanno trasmesso  passione, interesse, curiosità, riflessione. Hai riportato sul nostro giornale le impressioni, le emozioni che ti scaturivano dall’incontro con le personalità più in vista del pianeta. E’ stato ed è per noi un onore averti come firma del nostro giornale. 

Grazie!

Fabrizio Annaro a nome di tutta la redazione

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