Alla scoperta di nuovi giovani talenti

di Rebecca Casati

Ci sono giovani che si stanno mettendo in gioco, che stanno cercando la propria modalità espressiva attraverso la musica, il teatro, il cinema, la scrittura, la poesia. Cominciamo da uno di loro, Alessandro Porto, giovane autore brianzolo che si sta facendo conoscere soprattutto negli ambienti giovanili e che, dopo la messa in scena della tragicommedia Astra E Lucia, ritorna sul palco con un nuovo spettacolo intitolato Colpa Di Una stella.

Alessandro è un giovane biassonese, iscritto da poco alla facoltà di Lettere moderne. Insieme all’Associazione culturale Gaetano Osculati, con cui collabora da un paio d’anni, ha messo in scena oltre alla tragicommedia Astra E Lucia dello scorso anno, anche le due brevi commedie Passioni e Vizi dei Fratelli Verri e La Vendetta del Tapiro in occasione del Talent Garden, un’iniziativa che si tiene ogni anno a Biassono volta a valorizzare i talenti dei ragazzi.

Ma, oltre al teatro, Alessandro si occupa di poesia, come dimostrano la partecipazione al PoetrySlam, un contest tra poeti, che lo ha visto trionfare nella categoria under20 e classificarsi secondo a livello nazionale. Datata 2017 è la sua prima pubblicazione: Mezzi Racconti Di Un Mezzo Artista, una raccolta eterogenea di racconti e poesie. Anche quest’opera teatrale è una sperimentazione, incentrata non tanto sulla poesia quanto sulle arti performative, in uno spettacolo in cui si incontrano musica, poesia e teatro.
Lo spettacolo sarà presentato nella sala civica del Comune di Biassono sabato 10 novembre alle ore 21.00. Ecco cosa ci ha detto di lui.

Come è nata l’idea di quest’opera?
Mi era stato chiesta un’esibizione poetica, di recitare le mie poesie in uno spettacolo impostato di un paio d’ore. Ho scelto di inserire le poesie in un contesto teatrale, di creare una cornice metateatrale in cui le poesie comparissero come le canzoni in un musical.

In ogni caso sono presenti le tue poesie, quindi più nel dettaglio, come hai impostato lo spettacolo?
La presenza di alcuni ospiti speciali come Gabriele Ratano, un poeta di Milano, con il quale condivido un’idea affine su come sia la poesia oggi e come debba essere il futuro della poesia, e Alessandro Berti, collaboratore e regista, che si esibisce con un pezzo di stand up comedy, alleggerisce molto la difficoltà di una esibizione poetica di due ore. Per quanto mi riguarda ho molto da studiare. Infatti al di là delle poesie, che so a memoria, devo imparare dei monologhi.

Alessandro Porto

L’elemento della stella è una costante nella tua produzione, sia in Astra E Lucia che nei Mezzi Racconti Di Un Mezzo Artista. Che ruolo riveste la stella in quest’opera?
Le stelle sono un elemento importante nella mia vita spirituale oltre che creativa. In particolare nella mia produzione artistica la parola stella l’ho usata come senhal della mia musa. Ma mentre nei Mezzi Racconti Di Un Mezzo Artista e in Astra E Lucia c’è molto di autobiografico, in questo spettacolo il riferimento alla stella ha un connotato differente, quasi utilitaristico. Non è un omaggio alla musa ma è più un’esigenza formale perché le poesie sono state scritte precedentemente rispetto allo spettacolo. Il termine stella infatti è molto frequente nella mia produzione poetica degli anni precedenti quindi ho sentito l’esigenza di mantenere il riferimento alla stella anche se nello spettacolo ha dei riferimenti
poco assimilabili alla mera presenza femminile.

Quindi gli spettatori devono aspettarsi una nuova “stella”, ma che sembianze avrà?
La stella sarà sia una donna in carne ed ossa, una ballerina, sia una stella, da considerare come un vero e proprio corpo celeste. Assume inoltre un valore astrologico perché le disavventure del protagonista, che sarei io, nello spettacolo si profetizza siano causate da una stella avversa.

Qualcosa in più sul tuo ruolo all’interno dell’opera?
E’ uno spettacolo incentrato sulle mie poesie e non sono così sadico da affidare lo studio dei miei testi a qualcun’altro. Ho scelto di interpretare il protagonista che è un alieno – per la prima volta infatti non c’è niente di autobiografico – con cui ho in comune la passione per la poesia. Egli finisce per sbaglio sulla terra durante un secolo sabbatico in cui viaggia per lo spazio in cerca di ispirazione. Ovviamente una volta atterrato le cose si complicano.

Oltre alla “stella” come costante ricorre un altro tema: il tormento interiore. È presente anche in quest’opera?
Come tutti i miei personaggi, in particolare i protagonisti, l’alieno soffre un forte senso di solitudine. È una sorta di votazione allo squallore. Spesso i miei personaggi non sono felici della propria esistenza e loro stessi sono i responsabili della loro infelicità. In particolare il protagonista è un alieno molto svogliato incline al vizio e per quanto la colpa venga metaforicamente affidata a questa stella avversa, in realtà la serie di sventure che lo colpiscono sono tutte colpa sua. Come al solito le mie opere sono delle tragicommedie: l’elemento comico serve a mitigare una storia che di comico ha ben poco.

Da questa risposta riecheggia la storia del Piccolo Principe: la solitudine, il viaggio, la lontananza da casa…
Il collegamento non è voluto, lo noto solo adesso. L’elemento comune tra il Piccolo Principe e l’alieno è la ricerca di se stessi attraverso la fuga dal luogo d’origine. In merito a me, io sono il piccolo principe di me stesso. Non ho mai sentito uno stacco netto rispetto alla mia infanzia. In una poesia scrissi “non sono artista/ nè genio/ ma bambino cresciuto”. Per me l’elemento creativo dipende proprio dalla capacità di mantenere il contatto con il nostro piccolo principe.

A proposito di ispirazione, come vivi quotidianamente il processo creativo?
Lo vivo in due modi diversi perché le mie ispirazioni vengono da due istinti differenti: uno diurno e uno notturno. Nella vita di tutti i giorni l’ispirazione nasce da un impulso quasi erotico, dallo stupore di fronte a qualcosa di bello o di tanto particolare da portarmi a riflettere su concetti dal valore molto più generale. All’arrivo di questa ispirazione metabolizzo il tutto e appena posso scrivo. Il secondo tipo di ispirazione, quello notturno, ha un’origine diversa. Una forza viscerale mi pervade e muta il mio modo di vedere le cose. Non è una mutazione mentale ma un vero e proprio disturbo o cambiamento percettivo. È da qui che nasce l’abbondanza di sinestesie e di elementi onirici all’interno della produzione.

Perché dovremmo venire ad assistere al tuo spettacolo?
È strano, inaspettato ed irriverente. È un ottimo sostituto alle stupidate che guardereste il sabato sera in televisione e inoltre, iniziando alle 21.00, lascia tutto il tempo dopo lo spettacolo di andare a berci su con qualche amico.

Quindi non ci resta che aspettare fino a sabato 10 novembre per scoprire quali stranezze ci abbia riservato Alessandro Porto.

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