Alla volta dei Missionari d’Africa: intervista a Padre Richard

richard baawobrQuesta volta è toccato a Padre Richard Baawobr, primo prete africano eletto superiore dalla Società dei Missionari d’Africa, i cui membri sono meglio noti come Padre Bianchi e che, dalla loro fondazione nel 1868, viaggiano e si stabiliscono sul Continente Nero con l’obiettivo di favorire il dialogo con l’Islam, accanto alle persone povere, subalterne, il più delle volte schiacciate dalla mancanza di giustizia e di pace.

L’intervista, gestita ancora una volta dalla redazione di Scaccomatto, ha voluto porre l’attenzione del folto pubblico, riunito nell’affascinante ex refettorio della Biblioteca del Carrobiolo, su disparati temi, dal senso della missione dei Padri Bianchi alle insopportabili ingiustizie che ancora oggi attraversano il continente nero.

A seguire alcune impressione dei redattori di Scaccomatto, volte ad approfondire alcune toccanti questioni toccate da Padre Richard.

Quando sono a contatto con le persone che indossano l’abito sacerdotale mi incuriosisco estremamente. Il perchè va cercato un po’ nella mia ignoranza, un po’ nella mia poca fede che ho in Gesù, che è Dio. Quante volte mi sono chiesta cosa significa “aver la vocazione” e come si capisce se essa cresca come un fragile germoglio per poi diventare una pianta dalle robuste radici. Per Padre Richard la vocazione è nata semplicemente dall’osservazione dei cristiani, che incontrava nella sua quotidianità. La conclusione che ne ha tratto è che i cristiani sono persone felici! Da qui la voglia di essere felice allo stesso modo, dedicandosi agli altri, ai più poveri e ai più bisognosi, trasmettendo il messaggio di Cristo senza lo scopo di convertire, ma ponendosi come fratello e come testimone di Dio, con la sua vita e i suoi gesti.

Marialena

La felicità per un bianco, come per un nero è essere bianco ed essere nero: così ha risposto Padre Richard ad una nostra provocazione. La risposta può sembrare divertente, ma il suo significato è profondo. Non può un nero essere bianco, né un bianco essere nero nell’Io, nei pensieri, nella spiritualità, nelle abitudini… La felicità per un nero è legata spesso a cose semplici, dove l’accoglienza è sacra, come la condivisione di un pranzo o l’aiutarsi a vicenda. La felicità per un bianco occidentale è realizzarsi come persona, soprattutto dal punto di vista lavorativo. Ad oggi, con il fenomeno della globalizzazione, stanno sparendo i confini fisici e spaziali e di conseguenza le barriere tra le persone e le differenze sociali: i nostri vicini sono africani, arabi e cinesi. Tutto ciò ci obbliga a metterci in discussione: uno sforzo, a volte, necessario, ma fondamentale per la conoscenza reciproca, la pace e l’integrazione tra gli uomini.

Ettore

La libertà non dovrebbe essere solo un diritto, sancito dalla Costituzione, ma dovrebbe essere una condizione reale per ciascuna persona al mondo. L’Africa è l’esempio più lampante di questa mancanza di libertà, essendo patria del lavoro schiavista, dove gli individui non sono padroni di agire liberamente, dovendo attenersi alle regole dettate dai potenti e di altri stati. Ancora oggi bambini di 13-14 anni vengono sfruttati come soldati, nonostante il problema della schiavitù si dice superato. L’Africa, continente ricco di materie prime, oro e diamanti, è ancora fonte di sfruttamento, dove il popolo nero è spesso costretto nelle miniere per pochi dollari al giorno. E qui si inserisce l’opera dei Padri Bianchi, che manifestano la parola di Cristo e di accoglienza a tutti gli uomini.

Gianluca e Cristina

L’iniziativa è promossa dal giornale online Il Dialogo di Monza e dal Centro Diurno Stellapolare. Con il sostegno della Fondazione della Comunità Monza e Brianza.

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