Viaggio nel mondo dell’Alzheimer

Sono passati più di 100 anni dal giorno in cui il neuropsichiatra tedesco Alois Alzheimer descrisse per la prima volta la malattia che porta il suo nome (cui però un grande contributo fu dato dal neurologo italiano Gaetano Perusini) e che ancora oggi rappresenta una sfida aperta.Cento anni nei quali, grazie alla ricerca di base, sono stati compiuti enormi progressi e fondamentali scoperte scientifiche che, tuttavia, non sono ancora sufficienti a fare piena luce sulle cause e sulle soluzioni terapeutiche definitive in grado di fermare il processo degenerativo che si verifica sia nella forma sporadica di malattia, complessa, poligenica e multifattoriale, che rappresenta oltre il 90% di tutte le forme, sia nel rimanente 10% costituito dalla forma genetica pura, familiare.

Quando parlo di ricerca non mi riferisco solo a quella biomedica ma anche a quella psicosociale-riabilitativa. La riabilitazione dei malati di demenza si pone l’obiettivo di favorire la capacità di mantenere ruolo e autonomia nel proprio ambiente di vita, pur con i limiti imposti dalla patologia, dal danno funzionale e in funzione delle risorse disponibili; intervenire in questo ambito significa aiutare la persona ad adattarsi al meglio rispetto alle capacità residue, salvaguardando la sua dignità e il suo mondo interiore.

La demenza è un processo cronico che tende ad interessare vaste aree del cervello. Questo non significa però che tutte le funzioni o le aree cerebrali siano compromesse nello stesso modo; la demenza è una malattia che muta costantemente non solo da paziente a paziente ma anche, e soprattutto, nel tempo e questo porta necessariamente ad adattare metodi ed obiettivi della riabilitazione in funzione dello stadio clinico, ma anche della storia della persona. I malati di Alzheimer e di altre demenze, sono oltre 36 milioni nel mondo, più di 6 milioni in Europa e un milione in Italia. Le stime sono destinate a raddoppiare drammaticamente entro il 2020. Purtroppo sul territorio nazionale le risposte ai bisogni dei malati e di chi li assiste risultano scarse e disomogenee e sarebbe necessario strutturare una rete, tra i vari enti e servizi, in grado di far fronte alle molteplici e difficili problematiche connesse a queste patologie che coinvolgono non solo la persona che ne è affetta, ma anche la sua famiglia con costi personali, sociali, economici di grande rilevanza.

Roberto Dominici

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