Amalfi e la sua costiera: il paradiso comincia qui

da Giannella Channel

Da quanto tempo sia lì, scolpita su di un bassorilievo e adagiata sulla facciata della chiesa di Santa Maria a Positano, nessuno lo sa. Sconosciuto l’autore, ignota l’epoca. Ma la “volpe pescatrice” da sempre, nella fantasia popolare del posto, rappresenta il simbolo della Costiera amalfitana, a metà strada tra mare e monti. Quasi a cementare l’intenso rapporto, conservato inalterato nei secoli, tra le due anime di questi luoghi del Mediterraneo tra i più belli al mondo.

È proprio la storia di questa immaginaria figura zoologica è stata tra gli argomenti che hanno finalmente convinto i rappresentanti dell’UNESCO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per la cultura e l’educazione, a inserire la “divina Costiera” tra i luoghi del patrimonio mondiale dell’umanità da proteggere e da valorizzare.

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La spettacolare facciata del Duomo di Amalfi. Secondo una leggenda, san Francesco d’Assisi si recò nel 1218 in questo edificio di stile romanico barocco, per venerare le reliquie dell’apostolo ivi custodite e rimase in città per due anni. (Foto di Vittorio Giannella)

È una storia breve ma evocativa dello spirito del luogo. Eccola. Un giorno una volpe affamata si fece coraggio e scese dai suoi familiari monti per procurarsi del pesce per i suoi cuccioli. Dopo essersi sfamata con i suoi figli, la volpe tornò nella sua tana di montagna. E da allora, quando la selvaggina scarseggiava, lei non esitava a scendere a valle, raggiungere il mare e procurarsi il cibo per sé e i suoi figli.

La metafora è evidente: la volpe pescatrice è come l’antico popolo amalfitano, un popolo di mare che ha dato vita alla famosa Repubblica marinara solcando i mari in lungo e in largo, vincendo battaglie memorabili e redigendo le Tavole amalfitane, il codice di diritto marittimo.

Un popolo padrone dei mari che, in realtà, ha origine tra i monti di Scala, piccolo centro tra Atrani e Ravello. All’inizio, la potente molla che spinse gli amalfitani dai monti al mare, come per la volpe pescatrice, fu la fame; poi subentrarono gli affari e, insieme, lo spirito di conoscenza e di avventura…

E oggi, alla vigilia del Duemila quale direzione dovrebbe prendere la volpe pescatrice? È netta la risposta uno studioso di fama, Domenico De Masi, docente di Sociologia del lavoro all’Università La Sapienza di Roma, più noto come “profeta del tempo libero”, che per tre anni è stato assessore all’Estetica di un altro comune gemma della Costiera, Ravello:

La volpe indica la strada del turismo consapevole, stando lontani da quella che porta al turismo di massa mordi e fuggi, distruttivo di economia e di identità.
 
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L’interno del Duomo di Amalfi. La chiesa è dedicata a S. Andrea del quale si commemora un miracolo. Era il 27 giugno del 1544 quando a mare apparvero navi pirate. Gli amalfitani, impauriti, si raccolsero in preghiera nella cattedrale, invocando la protezione del loro patrono: S. Andrea Apostolo. A un tratto ecco che il mare divenne tempestoso così da costringere le navi pirate ad andar via. Si gridò al miracolo e per la grazia ottenuta, gli amalfitani consacrarono il 27 giugno giorno festivo a ricordo di quell’avvenimento. (Foto Manuela Cuoghi)

La riflessione di De Masi riguarda Amalfi, Ravello, i borghi ideali della Costiera amalfitana ma interessa e coinvolge anche gran parte delle tante, piccole belle Italie. In sostanza, il nuovo tempo liberato dalla fatica ha creato una nuova “cultura del viaggio”. La tendenza verso un turismo consapevole porterebbe le persone, più che a consumare, a ricercare esperienze. Emerge così un modello di turismo “dolce”, contraddistinto da alcune caratteristiche: è individuale o di famiglie o di piccoli gruppi più che di grandi masse; il turista “dolce” ha molto tempo a disposizione, si serve di mezzi di trasporto adeguati (anche lenti), è indipendente, antepone le esperienze alle attrazioni, non teme l’attivismo, si prepara sul luogo da visitare, vuole conoscere lingua e cultura dell’altro, porta regali ma anche ricordi e nuove conoscenze, fotografa ma anche disegna, coinvolge nell’esplorazione tutti i sensi, ama il silenzio.

Uno scorcio del Chiostro del Paradiso nel duomo di Amalfi. Fatto costruire nel 1268 dall’arcivescovo Filippo Augustariccio, rappresentò a lungo il cimitero della nobiltà amalfitana. Con il termine “paradiso” si indicava nel Medioevo un luogo di sepoltura collegato a una chiesa importante e circondato da un portico.(Foto Manuela Cuoghi)

Un modo nuovo di vivere viaggiando che però ha un cuore antico: il Grand Tour che vide l’Italia i suoi luoghi di villeggiatura animarsi di scrittori e artisti, di curiosi e scienziati, di aristocratici per sangue e per denaro, di vagabondi di ogni età provenienti da ogni angolo d’Europa. Sul modello dello scrittore tedesco Hermann Allmers e dell’amico Ernst Haeckel (in seguito diventato famoso naturalista e filosofo darwiniano) che nel luglio del 1859 attraversarono tutta la Costiera amalfitana. Percorsero, forniti di album da disegno e vascolo in cui riporre le piante raccolte, la Valle dei Mulini, salirono sulle ripide scalinate campestri a Pontone, a Scala e a Ravello, pernottarono al celebre Albergo dei Cappuccini (a quel tempo una casa con delle torrette alla Marina di Amalfi), si entusiasmarono per il panorama del golfo e alla fine tornarono con una piccola barca a remi a Sorrento.

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Positano vista da Furore, ai piedi del monte Faito. Sui monti che costeggiano la Costiera si snoda il Sentiero degli Dei, percorso escursionistico di media difficoltà e di grandi suggestioni. (Foto di Vittorio Giannella)

Quando Allmers, alcuni mesi più tardi, rientrò in Germania, portò con sé come frutto del suo soggiorno in costiera il suo album di schizzi con abbozzi di diversi tratti di costa, alcuni fogli con i disegni eseguiti a Ravello e nella Valle dei Mulini e una piccola fotografia a diorama rappresentante Atrani vista da Amalfi. Oggi questa fotografia è in un minuscolo museo alle porte di Amburgo, distante più di 2.500 chilometri da Atrani, testimone della fama della Costiera, testimone di un “turismo dolce” che persino una razionale ricercatrice scientifica come la premio Nobel Rita Levi Montalcini suggerì come medicina per la rinascita del Sud.

Per quelli che già si sono rimessi in viaggio o per chi avesse voglia di magiche atmosfere di paesi incastonati tra l’azzurro del mare e quello del cielo, ecco una piccola guida essenziale è un’indicazione: le migliori scoperte le farete quasi per caso.

Per raggiungere la Costiera amalfitana bisogna prendere la Statale 163, una strada tutta curve che conduce ai vari borghi, dove il panorama formato da anfratti, insenature, ripidi strapiombi, cambia e regala visioni uniche. Il primo paese che si incontra è Positano. L’unico al mondo che invece di svilupparsi in orizzontale si estende in verticale. Dall’alto della montagna fin giù al mare, le case addossate le une alle altre, a volta sono collegate da una strada ma soprattutto da tante scale. Piccole, grandi, larghe, strette. Uno spettacolo unico che colpì la fantasia di John Steinbeck che, arrivato a Positano nel 1953, scrisse per una rivista americana:

Io credo che le fondamenta delle case di Positano siano orizzontali. Il piccolo golfo sinuoso dall’acqua incredibilmente azzurra e verde bagna lievemente una spiaggia di piccoli ciottoli. C’è una sola stradina stretta che non scende fino all’acqua. Tutto il resto è a gradini, talvolta ripidi come quelli di una scala pioli. Per andare a far visita a un amico non si cammina, ci si arrampica o si ruzzola.

E questo basta per scoraggiare, come dice Steinbeck, “i turisti da vetrina”.

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Salvatore Giannella davanti alla Pasticceria Pansa, nel centro storico di Amalfi. Torte personalizzate, torroncini e sfogliatelle artigianali serviti in un locale del 1830 con decori d’epoca. (Foto Manuela Cuoghi)

Dopo Positano, attraversando il Capo Sottile, incontrerete Praiano. La sua spiaggia è una delle più suggestive della costa. Ci si arriva percorrendo una stradina quasi scavata nella roccia. E il paese si dipana dall’alto del Monte Sant’Angelo a Tre Pizzi, fino alla spiaggia. Lì sono arrivato, una mattina di maggio 2016, per ammirare e ricostruire per Touring, il magazine del Touring Club Italiano, un modello turistico virtuoso (e dal basso). Da imitare (testo e immagini a questo link).

Tappa successiva, Conca dei Marini. Un delizioso paese diviso, come quasi tutti, in due parti, quello basso e quello alto, dove si trova il vecchio centro storico e dove sorgeva, tra terrazze coltivate a uliveti e agrumeti, il convento di Santa Rosa. Un convento di monache “signore” formato da suore provenienti da famiglie nobili e dedite perlopiù all’alta gastronomia e ai ricami. Proprio dal convento di Santa Rosa nacque una disputa con Napoli. Alcune suore napoletane avevano messo a punto un dolce, la sfogliatella, di cui tutti parlavano bene. Loro vollero prepararne una ancora più buona, ripiena di crema e farcita da amarene: era nata la famosa Santa Rosa (io ero capitato lì il 5 agosto e ne feci una scorpacciata senza pagare perché, per la ricorrenza, i dolci erano distribuiti gratuitamente: oggi non più). Tra i tanti vip affezionati a Conca dei Marini c’è Luciano De Crescenzo. Per lo scrittore non ci sono dubbi:

Sono convinto che Ravello, in alto, e Conca in basso siano dei luoghi unici. Il segreto? Manca l’autostrada. È lei che porta orde di turisti che aggrediscono i centri italiani.
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Praiano vanta una lunga tradizione turistica che risale al periodo della Repubblica marinara di Amalfi, quando i dogi lo elessero a residenza estiva

Proseguendo sulla 163 si arriva ad Amalfi con il suo Duomo che vale l’arrampicata dei tanti scalini e con il suo centro storico. Un luogo unico, fermo nel tempo, dove suoni, colori e il profumo dei limoni che pervade l’aria e s’intreccia con quello morbido della salsedine, vi riporteranno indietro nella storia quando la città era uno dei punti vitali per gli scambi commerciali tra popoli diversi. Antica Repubblica Marinara insieme a Genova, Pisa e Venezia, ogni anno Amalfi ricorda questo illustre passato con la storica Regata, manifestazione sportiva di rievocazione storica che vede galeoni ricostruiti su modelli del XII secolo sfidarsi evocando le antiche potenze marinare; la gara è preceduta da un corteo storico in costume che riporta le atmosfere ai secoli passati. La magia di Amalfi merita una sosta prolungata: nel riquadro in basso su VSD (Venerdì Sabato Domenica) indichiamo sette itinerari storici per vivere al meglio la sosta nella capitale della Costiera. Da non perdee quello che porta dalla piazza del Duomo nella Valle dei Mulini che merita una passeggiata a piedi, in un paesaggio di archeologia industriale con i ruderi delle cartiere che un tempo (e in due casi ancora oggi) producevano la nota carta di Amalfi.

Ravello, rifugio di artisti e di poeti, con le sue ville gioiello: villa Ruffolo e villa Cimbrone, da dove si ammira tutto il golfo fin giù a Paestum. “Certamente un luogo tra più belli al mondo”, per Gore Vidal, grande scrittore e sceneggiatore statunitense che qui, fino alla sua morte (2012, a 86 anni) aiutato gli organizzatori della imperdibile rassegna estiva di musica. Un luogo che ha incantato Jacqueline Kennedy e, più tardi, Hillary Clinton.

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Paolo Sandulli (Avellino, 1949) con alcune delle sue “spugnose” creazioni originali, ripreso da Manuela Cuoghi nel luogo dove opera: la Torre Asciola, sulla costa di Praiano.

Le ultime tappe del nostro viaggio sono Atrani, quasi attaccata ad Amalfi, grazioso presepe con le case vicine l’una all’altra, un intrico di stradine, piazzali, cortili che si intrecciano tra loro e confinano con terrazze coltivate ad agrumeti, uliveti e vitigni; Furore, incanto della natura, con il suo “fiordo”, uno degli elementi più suggestivo che segnano la struttura del paesaggio costiero; Minori, con le sue chiese, i siti archeologici e le torri costruite sul mare per difendere il paese dagli attacchi dei pirati (ma da non mancare una sosta al bistrot “Sal de Riso Costa d’Amalfi” sul lungomare di via Roma: qui il maestro pasticcere pluricampione del mondo tiene anche da gennaio a maggio corsi di pasticceria. Oltre al salato, offre un’ampia scelta delle sue 60 creazioni); Maiori con Erchie, il minuscolo borgo suggestivo e poetico, incastonato in una vallata isolata, dove la natura è l’unica protagonista, e si apre su una baia che ne rappresenta l’essenza.

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Minori oggi è un’ambita méta turistica per i prodotti pasticceri, delizie che attirano ogni anno numerosi turisti alla ricerca dei sapori della costiera. Per questo motivo è conosciuta come Città del Gusto. (Foto di Vittorio Giannella)

Minori oggi è un’ambita méta turistica per i prodotti pasticceri, delizie che attirano ogni anno numerosi turisti alla ricerca dei sapori della costiera. Per questo motivo è conosciuta come Città del Gusto.
(Foto di Vittorio Giannella)

E ancora: ai piedi del Monte Falerio, Cetara, paese di antichissime tradizioni marinare che si insinua verso l’interno tra distese di vigneti e agrumeti per poi toccare, finalmente, il mare. Da qui per secoli sono partiti i pescatori per dedicarsi alla pesca delle acciughe, poi conservate sotto sale e rivendute nei grandi mercati italiani. Infine, Vietri sul Mare, il cui cuore è Albori, minuscola frazione di immenso fascino. Borgo dai ritmi lenti di una volta, protetto dalle montagne ma di anima marinara, come raccontano le sue case dai colori vivaci per essere avvistate da lontano dalle navi che tornavano dopo lunghe traversate. La lunga traversata sulla 163 per ora finisce qui: come avrete capito, la strada della Costiera che da Amalfi prende il nome, porta a luoghi così suggestivi che un secolo fa fecero scrivere a un poeta e scrittore pisano, Renato Fucini:

Il giorno del giudizio, per gli amalfitani chiameranno in Paradiso, sarà un giorno come un altro.

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Fotogallery

Le spiagge segrete di Amalfi

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