Dal carcere di Monza: No alla violenza

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di Daniela Zanuso – foto dalla pagina FB di FIDAPA

Il 25 novembre si celebra  la Giornata contro la violenza sulle donne istituita nel 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Fra le molteplici iniziative che si sono svolte e si svolgeranno, desideriamo segnalarne una particolarmente significativa ed emozionante: quella che si è svolta sabato 24 novembre nel Carcere di Monza.

L’incontro in carcere, dal titolo Confini violati, storie di donne e di uomini è stato promosso dall’Associazione FIDAPA BPW Italy (Federazione Italiana Donne Arti, Professioni Affari).

Maria Pitaniello direttore della Casa Circondariale di Monza

Il Direttore della Casa Circondariale di Monza, Maria Pitaniello, ha voluto portare sul territorio un evento diverso e orientato a capire i meccanismi sottesi alla violenza sulle donne. L’apertura dei lavori è stata affidata a Maria Alberta Mezzadri, Presidente Fidapa Monza e Brianza che ha sottolineato come la cultura sia lo strumento ideale per sconfiggere violenza, disparità e luoghi comuni. 

Una folta platea di persone, tra le quali presenziavano anche alcuni detenuti, ha seguito con interesse le numerose testimonianze che hanno tutte contribuito alla comprensione di un fenomeno devastante. Le donne  sono sempre più vittime di violenze, molestie, fenomeni di stalking e aggressioni tra le mura domestiche e i numeri del femminicidio sono pesantissimi: 142 in Italia nel 2018, una donna uccisa ogni 72 ore. Un dato significativo è dato dal fatto che aumentano le denunce.

Dopo i saluti istituzionali, Monica Gasperini, giornalista e caporedattore del TG Italia 1,  dà inizio al convegno sottolineando l’importanza della scelta del linguaggio e della necessità di uscire dalla retorica. “Si pensa spesso alla donna come ‘donna angelicata’, un’idea di donna che non corrisponde alla realtà, perchè una donna deve essere libera nelle sue scelte, libera anche di sbagliare e la violenza non è mai la risposta”.

Monica Gasparini, giornalista di Studio Aperto introduce alla testimonianza di Maria Rita Calavalle, a destra, la donna che ha subito una terribile violenza.

Il momento più forte e più toccante è la testimonianza di Anna Rita Calavalle, una donna che ha subito una terribile violenza all’età di 25 anni per mano di un fidanzato che  diceva di amarla. “Il confronto è l’unica strada per conoscersi e capire” – afferma Anna Rita- E ci racconta di quel colpo di fucile in faccia per il quale ha rischiato di morire, della fragilità e dei legami di estrema dipendenza che queste persone creano con gli altri individui. E parla anche dei pregiudizi e del dolore che provoca quel sentirsi vittima due volte, perchè non basta il dolore che hai subito, c’è anche la beffa di chi ti giudica responsabile di quello che è successo. Una testimonianza coraggiosa quella di Anna Rita che manda, soprattutto ai ragazzi e alle ragazze presenti in sala, anche messaggi di rispetto e di attenzione ai gesti e alle parole: “State attenti, – raccomanda- siate consapevoli“.

Tutto nasce quando un uomo pensa ‘TU SEI MIA, E NON E’ UNA DOMANDA’. Inizia così l’intervento di Tiziana Fraterrigo, Medico Responsabile Pronto Soccorso Ospedale di Vimercate. Sono parole che raccontano tutta la rabbia e il senso di sconfitta e frustrazione di una donna maltrattata che si presenta al P.S. per essere curata, assistita. “E’ un dialogo malato  quello tra persone che non si rispettano – afferma – e spesso comincia proprio nelle nostre case, nelle nostre scuole”. E fa una proposta: introdurre nelle scuole l’educazione alla relazione. 

Parla della Convenzione di Istanbul Simona Malpessi, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma soprattutto di come la prevenzione sia il tema dei temi, perchè se prevengo non ho più bisogno di punire, né di proteggere. “Insegnare il sentire degli altri è indispensabile per far capire il rispetto e i limiti della libertà di ognuno – dichiara – e in questo caso anche la scuola che già fa, non fa abbastanza”. E aggiunge che non ci sono criteri utili per identificare le persone violente: non è la classe sociale, non è il titolo di studio e nemmeno la provenienza.

Clemente spiega come il tempo della detenzione lo aiuti a riflettere e a ritrovare la propria autostima. Al termine del suo intervento un abbraccio forte fra Clemente e Maria Rita, accompagnato dagli applausi del pubblico.

Poi è la volta di Clemente,  un detenuto che dichiara come sia necessario gestire le pulsioni nei momenti di rabbia e afferma: “il carcere mi ha dato la possibilità di guardarmi dentro e di fare un percorso per ricostruire la mia autostima”.

Sollecitati ad intervenire, i ragazzi del Liceo Zucchi rispondono per voce di Federico:Le donne tendono a stare in silenzio, quindi è confortante sapere che sono in aumento le denunce”. E aggiunge: ” Una donna si conquista con la forza del cuore, non con quella delle mani”. La chiusura del convegno è affidata a Luigi, un altro detenuto, che regala una poesia ad Anna Rita e ad una bellissima e bravissima ragazza della Polizia penitenziaria che, come in apertura, canta per il pubblico una canzone dedicata  a tutte le donne.