Arnolfini, la coppia misteriosa e il medico condotto

di Daniela Annaro

Uno specchio, una coppia di sposi molto nota e un medico francese che ama la semeiotica con cui cura pazienti illustri come lo scrittore Daniel Pennac. Elementi che compongono un avvincente puzzle narrativo a firma Jean-Philippe Postel.

Il mistero Arnolfini  è il titolo di questo bel libro edito da SKIRA. Pennac, che ne scrive la prefazione, parla giustamente di un giallo, ma al termina della lettura scopriamo che più che altro si tratta di un sogno. Vedremo di chi. Postel compie  una rilettura efficace di un’opera stranota: Ritratto dei coniugi Arnolfini, dipinto esposto dal 1843 nella sala 56 della National Gallery di Londra. Una tavola enigmatica  di rara bellezza. Curioso personaggio  Jean-Philppe Postel. Nella vita fa il medico condotto, non è uno studioso d’arte, ma è stato folgorato dall’opera del fiammingo Jan Van Eyck.


“Guardare, guardare ancora, guardare sempre, solo così si arriva a vedere”.Con questa citazione del neurologo francese Jean-Martin Charcot, tanto caro a Freud, Postel inizia la sua opera di destrutturazione della tavola di Van Eyck, pezzo su pezzo, particolare su particolare. Parte dalla firma  dell’autore.

Ed è subito mistero. “Johannes de Eyck fuit hic. 1434″ scrive proprio sopra lo specchio. Fu qui, in un latino  spiega Postel non proprio corretto. Fu qui, non scrive fece o completò come solitamente leggiamo sui dipinti autografi.  “Fu qui?” Dentro l’opera? Ci domandiamo curiosi e, un pochino, esterrefatti.

Di Van Eyck  sappiamo molto per essere un pittore del XV secolo. Nato attorno al 1390, poco distante da Maastricht, vissuto all’Aja, poi a Lilla e infine a Bruges dove muore nel 1441. Nei cinquanta anni di vita, Van Eyck produce capolavori,  lavora per signori come Giovanni III di Baviera, di cui è “vallet de Chambre” e per il potente Filippo il Buono, duca di Borgogna. E’ un uomo colto, conosce l’ebraico e il greco, la geometria e, a lungo, si è detto che fosse l’inventore della pittura a olio.

Nessuno prima di lui – scrive Postel – aveva mai raffigurato un uomo e una donna in una camera da letto.

I coniugi Arnolfini, dunque, capostipiti  di un nuovo soggetto, di un nuovo genere? No, non è così. E’ un’opera unica, originale. Tutto è ben strano qui. Hernoul-le-Fin con la moglie sono da sempre oggetto di studio e di mistero, di interpretazione e di suggestione. E tali, presumibilmente rimarranno. E’ questa la loro forza.

Postel ne è estremamente consapevole. Arnolfo e la sua signora sono in piedi, il loro sguardo non si incrocia  come non incrocia il nostro.  Vestiti suntuosamente , la signora Arnolfini poggia una mano sul ventre come se fosse gravida. Nella stanza davanti  a loro un cagnolino, un griffoncino spiega Postel, che, al contrario ci scruta  impertinente. Poi zoccoli, poltrona, finestra, lettone, lampadario con una sola candela accesa (ma fuori è giorno) e, infine, uno specchio convesso che proietta un’immagine degli Arnolfini che ha poco a che fare con quello che noi vediamo.


Uno specchio che rivela e, nello stesso tempo, distorce rimandando a un’altra situazione, ricca di enigmi, di significati. E, su questa  apparente incongruenza indaga e riflette il nostro medico condotto. Ma noi non vi diremo di più per non togliervi il piacere del gustoso testo.

Un’indagine più che un giallo – precisa – Postel.

Anche perché alla fine delle 112 pagine l’autore (che ha letto tutto quello che c’era da leggere, compresi gli scritti dell’autorevole storico d’arte Erwin Panofsky,che ha consultato  tutto quello che c’era da consultare, ammette che i coniugi Arnolfini più che un dipinto sono un sogno.

Un sogno di Van Eyck. Il sogno di un’apparizione.

 

Lascia un commento