Attivismo aziendale: la partecipazione aumenta

di Daniela Zanuso

Da sempre si discute sul ruolo del leader di impresa.  Alcuni  ritengono che sia dovere di un manager portare  utili e far crescere la società per cui lavora. Questo crea risorse da investire e quindi occupazione e benessere. Altri vedono la questione da un punto di vista diverso. Ritengono che sia un preciso dovere aziendale  praticare la responsabilità sociale sul territorio, verso i dipendenti, i clienti, i fornitori, l’ambiente e anche nelle vicende politiche e sociali di rilievo. Questo significa che, senza tralasciare i principali obiettivi aziendali, tutti giusti e sacrosanti, si rafforza la partecipazione, la condivisione e il senso di appartenenza ad una comunità.

Tim Cook, Ceo di Apple, si è schierato contro la discriminazione LGBT

Negli ultimi anni si sono ingrossate le fila degli amministratori delegati attivisti, che si sono schierati con grande slancio nella difesa di cause come l’ambiente,  l’immigrazione, i diritti LGBT, le pari opportunità, il controllo delle armi. Gli Stati Uniti sono stati da esempio. Le parole di condanna di Tim Cook, Ceo di Apple e dichiaratamente gay, sulla  discutibile legge  approvata dagli stati americani dell’Indiana e dell’Arkansas (legge che impediva di limitare i principi religiosi dei cittadini), si sono unite al coro delle proteste  di tanti cittadini. Sul  Washington Post Cook  scrisse:  «Queste leggi giustificano le ingiustizie». Ma non è il solo.

Il Ceo di Goldman Sachs, Lloyd Blankfein  ha preso posizione contro alcune politiche governative che limitano i diritti degli individui LGBTQ.

Sheryl Sandberg, numero 2 di Facebook, lotta contro la discriminazione di genere

Sheryl Sandberg, direttore operativo di Facebook (cioè il numero 2), ha preso posizione contro  l’eliminazione delle disparità di genere. Oltre ad essere la co-autrice di un famoso libro  che in italiano ha il titolo: “Facciamoci avanti. Le donne, il lavoro e la voglia di riuscire”, la Sandberg da anni si batte ed  interviene pubblicamente contro la discriminazione delle donne nel mondo del lavoro.

Prima dell’incontro di Parigi sul clima alla fine del 2015,  quattordici Ceo di grandi aziende del settore alimentare, (tra cui Mars, Coca Cola, Unilever, Danone, Kellogg, PepsiCo) hanno inviato una lettera aperta che invitava i leader di governo a firmare un accordo forte per “affrontare in modo significativo la realtà dei cambiamenti climatici”.

Howard Schultz ex capo di Starbucks,  ha fatto sentire la loro voce a proposito di razzismo. La sua campagna di tre anni, fa  tutta volta a stimolare il dibattito su questo tema, ha fatto guadagnare all’azienda  un maggior  sostegno da parte degli elettori democratici ma ha perso una buona parte di quello dei repubblicani.

Howard Schultz di Starbucks ha fatto una campagna contro il razzismo

E’ chiaro che non sempre prendere posizione su alcuni argomenti è anche un modo per aumentare i propri profitti, ma è anche vero che oltre la metà dei giovani a cui è stato chiesto un parere in proposito hanno risposto in modo positivo. Il 74% di loro ha dichiarato di essere stato influenzato nell’acquisto di un prodotto a seguito di un’azione di giustizia sociale. Inoltre, questa partecipazione attiva sembra trovare riscontro positivo e favorevole anche tra i dipendenti delle aziende stesse, perché indipendentemente dalle idee di ciascuno, partecipare al dibattito sociale è un gesto di grande responsabilità.

Se ogni parola ha conseguenze, ogni silenzio anche.

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