Il barocco metafisico di Giorgio De Chirico

di Daniela Annaro

Schopenauer e Nietzsche per primi insegnarono il profondo significato del non-senso della vita e come tale potesse venir tramutato in arte, anzi dovesse costituire l’intimo scheletro d’un’arte veramente nuova, libera e profonda. (Giorgio De Chirico)

Una grande  esposizione riporta il padre della pittura metafisica a Milano, a Palazzo Reale, dove esattamente 49 anni fa, nel 1970, venne celebrato con un’importante mostra personale. Un ritorno, che a lui, fautore del concetto dell’eterno ritorno poiché ammiratore di Nietzsche,  sarebbe piaciuto. Il pictor optimus è raccontato attraverso un centinaio di opere accostate  per offrire nuovi spunti di riflessione sulla  pittura di Giorgio de Chirico (Volos-Grecia 1888 – Roma 1978). 

Combattimento 

L’enigma, la cultura classica, la filosofia tedesca abitano tutte le sue opere con diverse declinazioni e significati facendolo amare o odiare – dalla critica come dal pubblico –  come è stato nel corso della sua lunga vita. Di certo, de Chirico con la sua pittura ha scardinato, soprattutto nei primi anni del Novecento, quel sentire  e agire comune delle Avanguardie artistiche inventando un linguaggio assolutamente nuovo pur pescando nella classicità. Tanto che per sedare le pesanti accuse che gli venivano rivolte dovette scende in campo  in sua difesa,  nel 1948, Pablo Picasso.

De Chirico – disse – ha tutto il diritto di rinnegare le Avanguardie per ritornare ai pittori classici.

Giorgio de Chirico nasce in Grecia perché in Tessaglia, allora protettorato tedesco, lavorava il padre ingegnere, ma gli studi li seguirà all’Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera, vivrà a lungo a Parigi, dove conoscerà la sua seconda moglie Isabella Far, stazionerà a lungo tra Milano, Torino, Ferrara, Firenze e Roma dove si trasferirà  definitivamente nel 1944.

Nelle intenzioni del curatore, Luca Massimo Barbero, le otto sale di Palazzo Reale raccontano l’universo visivo del maestro della Metafisica in modo non cronologico, ma per accostamenti, associazioni e confronti di temi e soprattutto con l’obbiettivo di sconfessare  il binomio “De Chirico – Grande Metafisico”. Lo fa proponendo opere meno note che rivelano, però, tutte le differenti anime della sua pittura, segnata sicuramente dal continuo errare nei paesi del Mediterraneo e  nel nord Europa, pittura segnata  anche dalla profondità del suo sapere. Fino al 19 gennaio del 2020.