Il cancro mi ha svegliata

Intervista a cura di Barbara Apicella

La storia di Donatella: “Il cancro mi ha svegliata, era giunta l’ora di mettere da parte il lavoro e di pensare alla mia vita e al prossimo”

“Sentivo che mi stavo consumando e che mi stavo ammalando. È strano da spiegare, mi auguravo che mi succedesse qualcosa così che potessi rimanere a casa, ma non avevo la forza di abbandonare il mio lavoro. Poi, improvvisamente, è arrivato il cancro e la mia vita è stata rivoluzionata. Ho imparato ad amarla, a capire che è un bene prezioso e con fatica ho compreso che il lavoro è importante ma va preso a piccole dosi. Oggi la mia vita è cambiata e sono volontaria della Fondazione Rava e della Fondazione Veronesi, aiuto le altre donne a combattere il cancro e a non lasciare orfani i loro bambini”.

Così Donatella Di Paolo, giornalista cresciuta alla scuola di Emilio Fede e con una ultratrentennale esperienza lavorativa a Mediaset, ha esordito raccontandoci la sua storia.

Donatella,  cronista con la notizia nel sangue, instancabile giornalista sempre alla caccia di storie da raccontare, oltre che mamma di tre ragazzi, nel 2013  ha dovuto fermarsi: il cancro, che non lascia scampo e non attende i nostri tempi e i nostri impegni, aveva bussato alla sua porta.

Per continuare a vivere doveva curarsi e dall’oggi al domani si è trovata dalla prestigiosa  scrivania della redazione di Cologno Monzese al letto d’ospedale.

Una storia intensa ed emozionante quella della collega: solo chi come noi svolge questo lavoro con passione e amore, comprende la difficoltà che Donatella ha vissuto non solo nell’affrontare l’infausta diagnosi, ma anche nel dover abbandonare il giornalismo.

Oggi la sua vita è cambiata: frenetica ancora, ma non più ad inseguire la notizia ma ad aiutare. È stato persino difficile organizzarci per un’intervista davanti a un caffè: tra il periodo estivo e i reciproci impegni  l’abbiamo raggiunta telefonicamente mentre accompagnava una donna di Norcia malata di cancro a sottoporsi ad alcune visite allo Ieo (Istituto Europeo Oncologico) di Milano.

“Sono allo Ieo – ci ha detto – Attraverso la Fondazione Rava questa mamma di 48 anni è riuscita a venire a Milano e adesso si sta sottoponendosi a tutto l’iter diagnostico e terapeutico. So quello che sta passando, l’ho passato anch’io e mi auguro che anche la sua storia possa avere un lieto fine”.

Donatella ad Haiti con Fondazione Rava

Una storia che fa riflettere e al tempo stesso accapponare la pelle e nella quale molte donne (non solo noi giornaliste) si possono ritrovare. Una lunga carriera a Mediaset come caporedattore e come conduttrice, una giornata dove il lavoro riempiva la maggior parte delle ore, una vita piena di impegni a raccontare le storie e le emozioni degli altri. Alla fine della giornata si hanno poco tempo e poche energie per pensare alla propria.

“Lavoravo 14 ore al giorno – ci ha raccontato – Togliendo così giorni alla mia vita. Poi il grande cambiamento: ero alla scrivania con un collega, lo stavo aiutando a realizzare un servizio commemorativo sulla Guerra del Golfo quando lo sguardo è finito sull’immagine dei nostri militari Bellini e Cocciolone liberati con le due dita alzate  in segno di vittoria. In quel momento il pensiero è andato a quella “V” che ho collegato immediatamente al simbolo della prevenzione del tumore. Ho posato la mano sul seno, ho scoperto un piccolo nodulo e sono subito andata dal medico: dopo tre giorni ero in sala operatoria”.

Una doccia fredda di quelle che ti annientano: un tumore al seno a 50 anni e con tre figli che hanno ancora bisogno della mamma.

“Ho scelto subito la terapia più pesante – ha proseguito – Non avevo paura degli effetti collaterali: ho scelto di combattere per vivere, di non lasciare soli i miei tre bambini. È stato ed è un percorso lungo, non certo semplice ma quando tocchi il fondo non hai scelta e ogni sera ringrazio perché ho vissuto altre ventiquattro ore”.

Una bastonata che per Donatella è stata provvidenziale: quel suo sesto senso le diceva che era arrivato il momento di cambiare, ma non aveva la forza per farlo. Ci ha pensato il tumore ad indicarle la strada e oggi la sua vita ha subito una svolta radicale.

“È difficile spiegarlo, ma ho sentito il bisogno di sdebitarmi per quanto avevo ricevuto – ha continuato – Noi pensiamo che il nostro tempo sia infinito, ma non è così”.

Un tempo al quale la giornalista ha deciso di dare un nuovo significato: aiutare il prossimo.

“Ho iniziato con la Fondazione Rava, impegnata ad Haiti – ci racconta – Ho visto con i miei occhi la miseria umana. Ero e sono felice di dare un aiuto a questi bambini e alle loro mamme. Ci sono tanti bambini rimasti orfani perché le mamme sono morte di tumore. La Fondazione Rava sta formando professionisti in loco per campagne di prevenzione e di utilizzo dell’ecografo. Sono molto felice di partecipare a questo gruppo di lavoro facendo da traduttrice. Grazie a questo progetto sono state visitate tante donne e inaugurato anche un reparto di chemioterapia”.

Dalla voce entusiasta si sente la passione che Donatella Di Paolo ha per i suoi bambini di Haiti. Lei che, per lavoro, si è occupata a lungo di bambini, pioniera su casi di piccoli scomparsi mai ritrovati e di pedofilia. Anche se nel cuore le resta la storia del racconto della nascita di una nuova vita: un servizio dall’ospedale Buzzi di Milano a filmare la nascita in diretta.

L’amore per la vita è nel dna di Donatella. “Non vedo l’ora di partire per la prossima trasferta ad Haiti, in autunno – ci anticipa – Per rivedere i miei bambini”. Ce n’è uno che sta particolarmente a cuore alla giornalista. “Un bimbo salvato nella culla da un rito voodoo – ci confida – Con ustioni alla testa, ai piedi e alle dita, ma fortunatamente è salvo e può continuare a vivere”.

Sembrano trascorsi anni luci da quel 2013: il cancro l’ha messa in ginocchio ma lei ha avuto la forza non solo di combattere e reagire, ma di trasformare il dono della vita in un aiuto verso il prossimo. E prima di salutarci, perché in ospedale è arrivato il turno della visita della mamma di Norcia ci ricorda il suo ultimo impegno.

“Un impegno non solo ad Haiti, ma anche in Italia per aiutare i bimbi haitiani – conclude – Mi occupo dei piccoli che arrivano nel nostro Paese per sottoporsi a cure ed esami”.

Con la stessa passione con la quale inseguiva scoop e notizie adesso Donatella si mette a disposizione di chi combatte per la vita, ricordandoci che la Fondazione è sempre alla ricerca di aiuti e sostegni.

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