Il carcere entra a scuola, la scuola entra in carcere

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Padova. Un progetto che porta la scuola in carcere, ed il carcere a scuola.

Si è concluso anche per quest’anno il progetto che da ormai 10 anni porta avanti, con il sostegno del Comune di Padova, la rivista Ristretti Orizzonti, periodico realizzato dai detenuti e volontari nella Casa di reclusione di Padova.

Il progetto prevede una serie di fasi in cui si stimolano i giovani delle scuole medie superiori ed inferiori a confrontarsi su argomenti quali la legalità, la trasgressione, la devianza, l’integrazione sociale. Il tutto coinvolgendo il carcere ed i suoi abitanti: dai detenuti degli Istituti di Pena Minorile, agli adulti del carcere Due Palazzi di Padova, agli educatori, agli agenti di polizia penitenziaria.

I dibattiti che ne nascono servono, tra le altre cose, a sensibilizzare i giovani verso le tematiche di cui sopra e innescare richieste di chiarimenti ed approfondimenti.

Alcuni ragazzi mettono poi nero su bianco le loro sensazioni ed emozioni vissute nel momento del primo impatto con la realtà carceraria e con alcuni detenuti. Il comune denominatore di queste lettere è la mancanza totale di una idea veritiera su cosa ci sia oltre quelle sbarre, dietro al blindo che si chiude alle spalle, assieme ad un generale stato di angoscia e tristezza.

Il momento più difficile per i ragazzi delle scuole, infatti, è stato all’ingresso, obbligati a spogliarsi delle loro cose materiali: carta di identità, cellulare, effetti personali; percorrendo i corridoi, tra i cancelli che si chiudevano alle loro spalle, sembrava lasciassero fuori un pezzo della loro libertà.

Articoli, lettere e pensieri scaturiti da questi incontri, scritti sia dai ragazzi delle scuole che dai detenuti, sono stati poi raccolti in numeri speciali della rivista, divulgati anche nelle biblioteche delle scuole.

“Il carcere entra a scuola, la scuola entra in carcere” è un progetto innovativo, con idee vincenti; sarebbe bello fosse promosso a livello nazionale, perché tutti i nostri ragazzi possano toccare con mano la la situazione del carcere. Io, nel mio piccolo, cerco di dare il mio umile contributo portando nelle scuole il messaggio di una ex detenuta; una donna che ha vissuto 28 mesi di cella che l’hanno resa la persona umile e positiva che è oggi. Perché dalle macerie può sempre rinascere qualcosa di buono. Perché è nostro compito e dovere leggere in chiave positiva le cose brutte che ci accadono nella vita, utilizzandole come strumento per voltare pagina, verso la legalità.

Jenny Rizzo

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