Caro Amico ti scrivo

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man writing a contractdi Luigi Picheca

Amico mio, parecchi anni fa mi trovavo accanto alla finestra della piccola stanza nella mia casetta di San Fruttuoso e guardavo distrattamente fuori mentre dei pensieri non belli mi martellavano il cervello. Guardavo la gente che camminava per strada, volti conosciuti, da dietro la tendina della finestra perché non volevo che mi vedessero, ero confinato lì a causa della Sla che aveva quasi completamente avvolto le mie membra col rigido scafandro che mi  pesava addosso e  guardavo il palazzo di fronte quando mi parve di notare in alto una strana figura.
Incuriosito guardai meglio e notai uno strano uccello volare in quella porzione di cielo che potevo vedere, pazzesco, era una cicogna!  Una candida cicogna che stringeva nel suo lungo becco un fagotto celeste e che volava avanti e indietro sopra la mia via, faceva continuamente su e giù dalla scuola elementare che aveva visto come alunni i miei figli e me fino alla chiesa del nostro paesino  che aveva benedetto nei sacramenti noi di famiglia.
Ad un tratto la candida cicogna tornò verso casa mia e si posò sul mio davanzale. Ci misi un po ad aprire la finestra e a lasciare che entrasse ma la mia innata curiosità alla fine ebbe il sopravvento.La cicogna posò il fagotto ai miei piedi e cercai di sciogliere il nodo che lo chiudeva. Certo, chi aveva permesso di decollare alla cicogna con quel prezioso carico non era uno sprovveduto e ci misi parecchio per avere la meglio su quel nodo e riuscii ad aprire l’involucro.
Rimasi letteralmente stupito nel vedere che il fagotto conteneva un bambino dal volto familiare, ma certo, ero io!
Corrispondeva esattamente alla figura che posava in quella mia vecchia foto degli anni ’50  in cui mi si vedeva sul tavolo della cucina, una foto colorata a mano dal vecchio fotografo vicino a casa in cui ero nato.
Era il bambino che stava nascendo nuovamente in me, un dono che Dio invia a tutti i malati del mondo con un messaggio importante, un messaggio di speranza e di fede.
Non ricordo quanto ci misi ad accettare la mia patologia, la Sla mi condannava ad un breve  periodo di sofferenza prima di lasciare il nostro mondo terreno.
Ricordo però che piano piano i pensieri cupi lasciarono posto ai propositi di vita e di accettazione di quella prova severa.
Il nuovo bambino che era in me cresceva rapidamente e, anche se a volte si sentiva sbattere da una parte all’altra come una pallina nel flipper, i suoi pensieri si orientavano sempre più verso il coraggio e la determinazione di difendere la propria vita e la mia.
Potrebbe sembrare uno scherzo questo mio racconto ma rappresenta realmente quella evoluzione mentale e spirituale che mi ha visto protagonista.
Un percorso complesso che mi ha convinto a guardare avanti con fiducia nella direzione giusta.
Una direzione che mi ha premiato con la collaborazione di tanti vecchi e nuovi amici, un percorso che è risultato spesso arduo ma che mi ha convinto nella sua essenza.
L’uomo possiede tante risorse che arrendersi è davvero un peccato.
Si può cambiare la  propria vita in qualsiasi momento, le malattie e i capitomboli che incontriamo lungo il sentiero che ognuno di noi si trova a percorrere, rappresenta un momento di esperienza che serve a capire le cose importanti insite nella vita stessa che la vita c’impone di scegliere.
Ogni bivio che incontriamo nel nostro cammino diventa una importante prova di maturità e di consapevolezza che compone il mosaico della nostra crescita morale e spirituale e i buoni esempi da seguire sono scolpiti nella roccia della nostra storia dai grandi uomini che ci hanno preceduto, basta seguirli.

Luigi Picheca

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