Parola da salvare

Squinternato

Squinternare v. tr. [der. di quinterno, con pref. s- (nel sign. 2)] (io squintèrno, ecc.). – 1. Scomporre i quinterni e le legature di libri, fascicoli o quaderni: s. un volume per rilegarlo di nuovo. In usi iperb., sfasciare, ridurre in cattive condizioni libri o quaderni: guarda come hai squinternato quel povero vocabolario! Anche nella forma intr. pron.: il volume si è tutto squinternato.

Pusillanime

puṡillànime (ant. puṡillànimo) agg. e s. m. e f. [dal lat. tardo pusillanimis, composto di pusillus «meschino» e anĭmus «animo»]. – 1. Vile, pavido, meschino, privo di volontà e di forza d’animo: un uomo p.; una persona p.; gente p.; questo non è atto di re magnanimo, anzi d’un pusillanimo giovinetto (Boccaccio); più spesso come sostantivo: è un p.; siete dei p.; questi sono ragionamenti da pusillanimi; mi si dirà che sono un buono a nulla, un p., e che dovevo eseguire gli ordini (Manzoni).

Genetliaco

genetlìaco agg. e s. m. [dal lat. genethliăcus, gr. γενεϑλιακός, der. di γενέϑλιος «natalizio»] (pl. m. –ci). – Proprio della nascita, che riguarda la nascita; anticamente era usato soprattutto con riferimento all’oroscopo: computi g.; astrologia g. (e genetliaci, s. m., erano detti coloro che compilavano gli oroscopi).

Bistrattare

Bistrattare: trattare male, maltrattare, strapazzare: ci rincresce essere a questo modo bistrattati (Machiavelli); Gertrudele teneva sotto [le educande], le bistrattava, faceva loro scontare anticipatamente i piaceri che avrebber goduti un giorno (Manzoni); ha la cattiva abitudine di b. la moglie davanti a tutti; il professore era nervoso e durante l’esame ha bistrattato lo studente.

Forbito

forbito agg. [part. pass. di forbire].

1. Nitido, terso: le treccie bionde, Ch’oro f. e perle Eran quel dì a vederle (Petrarca).
2. fig. Curato, raffinato, elegante: stile, linguaggio f.; un discorso forbito. Di persona, che parla o scrive con accuratezza formale: essere f. nel parlare, nello scrivere; con altro senso, che ha o ostenta modi garbati, compìto, educato: egli non è alcun sì f., al quale io non ardisca di dire ciò che bisogna (Boccaccio).

Portento

portènto s. m. [dal latino portentum, propr. «presagio, segno celeste», der. di portendĕre «presagire» (v. portendere)]. – 1. Avvenimento o fatto che si presenta fuori dell’ordine naturale delle cose o che comunque ha dell’eccezionale e del meraviglioso: Era apparito in que’ dì gran prodigi, Portenti, auguri e segni e casi strani (Pulci); oh anno de’ portenti, Oh primavera de la patria (Carducci).

Ingarzullire

ingarzullire v. intr. e intr. pron. Ringalluzzire, mostrare brio e compiacimento un po’ fatui. Comportarsi con eccessiva vivacità.

Termine regionale toscano, forse incrocio di ingalluzzire con arzillo.

Idiosincrasia

idiosincraṡìa s. f. [dal greco ἰδιοσυγκρασία ‘particolare temperamento’, composto di ἴδιος ‘particolare’ (v. idio-) e σύγκρασις ‘mescolanza’ (v. sincrasi)]. Avversione, insofferenza per qualcuno o qualcosa.

Uggioso

Uggioso /ug·gió·so/

Aggettivo che deriva dal termine uggia che può raccontare uno stato d’animo caratterizzato da noia, tedio e malumore oppure, specularmente, può descrivere un paesaggio, un luogo dove non arriva il sole, umido e ombroso.

Citrullo

Citrullo /ci·trùl·lo/

Sostantivo e aggettivo maschile utilizzato per indicare una persona sciocca, che agisce con poco senno. Deriva da una variante napoletana della parola ‘cetriolo’ cetrulo.

Grimaldello

grimaldèllo s. m. [dal nome proprio Grimaldo (un tempo frequente), per un’antica personificazione scherzosa o gergale].

Tondino di ferro ritorto a una estremità, usato al posto della chiave per aprire o forzare serrature: i g. del fabbro, dei ladri;

aprirono, o con grimaldello, o con altro artificio, il detto serrame (Sacchetti).

Maramaldo

maramaldo s.m. uomo che si comporta con malvagità e prepotenza, soprattutto con i deboli, gli indifesi, gli sconfitti: comportarsi da maramaldo. Colui che infierisce sull’avversario sconfitto. Canaglia, delinquente, farabutto, furfante, gaglioffo, malfattore, manigoldo, mascalzone, ribaldo, scellerato.

Per antonomasia, dal nome di Fabrizio Maramaldo, capitano di ventura calabrese, che nella battaglia di Gavinana (nei pressi di Pistoia) del 1530 uccise crudelmente il condottiero avversario Francesco Ferrucci, già gravemente ferito.

Gradasso

Gradasso s. m. Millantatore, spaccone, smargiasso.

Fare il gradasso, minacciare qualcuno ostentando un coraggio che non si ha.

Gradassata, millanteria del gradasso (P.Verri, 1769)

Il termine deriva dal nome di Gradasso, personaggio temerario e impulsivo dell’Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo e dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. 

Alacre

àlacre (meno com. alàcre) agg. [dal lat. alăcercris] letter. – Vivace, sveglio, sollecito, attivo, infaticabile;

fig., aperto, duttile, operoso, brillante, zelante. 

Avv. alacreménte, con fertile e sollecita attività, infaticabilmente: lavorare, operare alacremente.

Lapalissiano

lapalissiano agg. [dal nome del capitano fr. Jacques de Chabannes signore de La Palice] – Ovvio, evidente, detto di una verità o di un fatto talmente manifesti e naturali che sarebbe ridicolo enunciarli.

Il termine affonda le sue radici in un episodio storico che risale al Cinquecento.

Pantagruelico

Pantagruelico aggettivo singolare maschile: degno o proprio di Pantagruel, protagonista del primo (di cinque) romanzi di Rabelais, edito nel 1532, Gli orribili e spaventosi fatti e prodezze del molto rinomato Pantagruel re dei Dipsodi, figlio del gran gigante Gargantua.

Buontempone

Giuggiolone

giuggiolóne s. m. (f. –a) [derivato di giuggiola; cfr. bietolone, zuccone e simili]. – Persona semplice, bonacciona, lenta nell’azione e nei movimenti, dal cervello non molto sviluppato. Si dice per esempio di un ragazzo cresciuto fisicamente innanzi tempo ma rimasto ingenuo, inesperto.

Galvanizzare

galvanizzare v. tr. [der. di galvanico]

1.a. ant., med. Sottoporre un corpo animale all’azione della corrente di una pila voltaica o della corrente elettrica.

   b. fig. Eccitare, infondere entusiasmo e un’improvvisa energia.

Castigamatti 

castigamatti (tosc. gastigamatti) s. m. [composto di castigare e matto]. – Propr., bastone con cui un tempo si metteva ordine nei manicomi.

È un termine usato scherzosamente per indicare uno strumento di castigo, per esempio un bastone o una frusta,