Cento anni fa nasceva Frere Roger

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di Anna Biffi

Frere Roger, poeta creatore della comunità di Taizè. Nada te turbe, nada te espante, quien à Dios tiene, nada le falta, solo Dios basta.

Basta chiudere gli occhi per vedere la chiesa immensa di Taizè  affollata di giovani europei che cantano e riempiono di musica il silenzio. 1983, il vento dell’edonismo e della bulimia del consumo soffia forte sull’Europa, che ha già un Parlamento ma che non è ancora Comunità Europea.

E noi,  generazione di “paninari” dalla Brianza si parte per la Francia; destinazione Taizè. Non una città, non un paese; una specie di Woodstock post litteram dei “bravi ragazzi” . Sulle colline della Borgogna,  vicino all’antica abbazia di Cluny, insieme a noi, con l’incoscienza di chi non ha passato, centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze si riuniscono ogni anno, dalla fine della seconda guerra mondiale. Per pregare. Un’altra faccia della meglio gioventù, diremmo adesso.

roger3Ma allora, avevo 18 anni. Per la prima volta fuori dall’Italia, per la prima volta in mezzo a coetanei, che parlavano tutte le lingue d’Europa: bastava questo per andare.

Ora, di quella settimana di settembre, talvolta tornano alcuni flashback: la tazza di te caldo in una lurida  scodella di plastica,  offerta al nostro arrivo da una ragazza olandese, l’ultimo canto nel capannone gigantesco e spoglio che ospitava la chiesa. Come descrivere quell’esperienza forse ingenua ma fortissima? Lo stupore, la meraviglia, inafferrabile, indicibile….

Ciao mamma

Tutto bene?

Si  sto bene

Com’è il posto?

Strano ma bello!

Fa freddo?

No, ma piove sempre. Le tende all’interno si salvano ma fuori….camminiamo in mezzo al fango!

E il cibo com’è?

Ci sfamiamo; in fila, anche mezz’ora, per conquistare un piatto di pasta scotta e un uovo sodo. Ora però ti devo lasciare, perché ci sono altri ragazzi in coda alla cabina telefonica.

Ma cosa fate tutto il giorno?

Ci incontriamo, parliamo, pensiamo, chi vuole prega. Poi, verso sera, andiamo in un immenso capannone, che è la chiesa, e tutti cantano. E’ il momento più bello! Però non riesco a spiegartelo. E’……. è mistico . A presto, Ciao!

roger1Mistico, è la prima parola che mi era venuta in mente e la prima che userei  anche oggi per descrivere Taizè. Tutto ridotto all’essenziale: poco cibo, pochi oggetti, poche parole, nessun cerimoniale.  Chi immagina l’utopia non si disperde nei particolari.

Frere Roger, il profeta  creatore di Taizè, il visionario,  il “folle di Dio” ha liberato spazio e tempo per accogliere ciò che per lui era più importante, Dio. E non un Dio qualunque. Un Dio ecumenico, parola che imparai allora, al centro di  una comunità come quella di Taizè, immaginata per incontrarlo nelle diverse confessioni che la storia ha generato in Europa ma anche, per accogliere e dare spazio, incondizionato, al silenzio di chi un Dio l’ha perso o non l’ha ancora trovato.

Non si chiudono porte a nessuno perché non ci sono porte a Taizè e anche i muri sono pochi. Si dorme nelle tende o nelle baracche, spoglie, essenziali. La parola di Dio  è eucarestia, canto e silenzio, mistero inafferrabile ma ricercato; nessuna predica. I monaci si riconoscono perché vestiti di bianco e Frere Roger fra loro. Il suo misticismo, come quello di altri poeti, artisti e profeti,  è una forma di bellezza che unisce gli opposti. La voce data alle parole dei suoi testi è una poesia che racconta  l’estasi erotica  di un amante di Dio, propria dei mistici.

Esalta la Lotta nella contemplazione,  la Violenza dei pacifici,  assicura che i Deserti fioriranno ma, soprattutto, che bisogna Vivere l’insperato, esortando a una speranza che non è evasione ma impegno, coraggio, perseveranza. Nel 1965 il fondatore di Taizè titolava il suo primo libro Dinamica del provvisorio. Rileggere queste parole ora conferma  che i profeti, anche se spesso assassinati da un folle, come accadde anche a Roger Louis Schutz, non smettono di  provocarci.

La società liquida del  XXI secolo e, noi, credenti e non credenti, che nel frattempo siamo diventati adulti, disincantati, distratti e sordi, quanto siamo disposti a perdere  per trovare la bellezza che solo ciò che è ineffabile,  impalpabile  e provvisorio può dare? Niente ti turbi, niente ti spaventi, solo Dio, basta.

 

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