Cervelli italiani che sono rimasti qui

di Luigi Picheca

“Spinelli …  chi è costui?” Silvano Spinelli non è un “Carneade” qualunque anche se probabilmente il grande pubblico non lo conosce. Come tanti altri cervelli italiani, che svolgono le loro attività in silenzio e lontani dal clamore mediatico riservato ad altri soggetti certamente meno importanti, Spinelli è rimasto in Italia per cercare di far crescere il nostro Paese e creare nuove opportunità di lavoro per i giovani, rinunciando alle lusinghe del facile guadagno che, mercati finanziari più ricchi, sarebbero disposti ad offrire da subito.

Silvano Spinelli si è laureato in Chimica organica presso l’Università di Pisa e la sua esperienza professionale si è consolidata a Milano, a partire dal 1980, nella prestigiosa azienda multinazionale leader di mercato Boehringer Mannheim che nel ’98 è stata acquisita dalla Roche. In seguito, Roche ha deciso che il centro di ricerca non rientrava nei suoi interessi e quindi lo ha liquidato senza tanti scrupoli .

La società svizzera ha però aiutato il personale del centro di ricerca della ex Boehringer a trovare i finanziamenti per andare avanti e non trovarsi di punto in bianco con le spalle al muro e Silvano Spinelli , invece di lasciarsi prendere dallo sconforto e dalla disperazione per la perdita del lavoro e spinto dal suo spirito combattivo, si è fatto coraggio e ha proposto ai suoi amici di seguirlo nel suo progetto di sviluppo .

Ha creato un’azienda,  la Novuspharma, che gli ha permesso di non disperdere il suo prezioso carnet di esperienza nel settore della oncologia ma di finalizzare il suo lavoro sintetizzando e brevettando delle molecole molto interessanti nel campo della cura del cancro , con limitati effetti collaterali .

Un’azienda che è arrivata a farsi quotare in Borsa: “Le opportunità di lavoro non mancavano e siamo arrivati ad avere un organico di 120 persone . La nostra azienda , la Novuspharma , è stata quotata in Borsa e questo ha comportato una sorta di fragilità perché non aveva la liquidità necessaria ad ampliare sufficientemente il proprio mercato perché non atirava gli investitori , quindi siamo stati acquisiti da una società americana “.

Silvano Spinelli ha poi dimostrato la sua versatilità e la sua vocazione imprenditoriale fondando, insieme a suoi colleghi, la EOS  un’ azienda snella e adatta al mercato verso il quale era destinata a competere .Silvano Spinelli

La ricerca in Italia è ancora troppo distante dagli standard internazionali e le Università, dove si svolgono le ricerche più interessanti, sono renitenti a collaborare con aziende esterne. Questo meccanismo non favorisce lo sviluppo delle licenze. Inoltre la ricerca scientifica italiana è troppo dispersiva e non è capace di finalizzare i propri progetti più validi . Le istituzioni non sono in grado di comprendere questo concetto e quando si incontra la persona giusta scompare presto dalla scena politica .

Con BiovelocITA, l’acceleratore italiano di biotecnologie lanciato da Silvano Spinelli, Gabriella Camboni e il Fondo di Venture Capital di Sofinnova Partners, si sono già registrati due importanti risultati nello sviluppo di farmaci, uno per il diabete, l’altro in campo oncologico.
Questa nuova scommessa segue la strategia degli acceleratori, trovare i progetti di ricerca più interessanti e convertirli in start up dal valore aggiunto più elevato.

Da circa un anno Silvano Spinelli è stato nominato Venture Partner di Sofinnova, società di Venture Capital francese specializzata nel campo delle bioscienze. La sua esperienza professionale porta in Sofinnova la conoscenza di questo mercato in Italia e con il lancio del Fondo Sofinnova Telethon (il fondo di trasferimento tecnologico specializzato nella lotta contro le malattie genetiche rare), Spinelli metterà a disposizione degli imprenditori e dei giovani ricercatori il suo bagaglio di esperienza per creare e sviluppare nuove aziende biotech in Italia, visto che finora i proventi di questo importante e ricco settore sono andati alle imprese straniere.

One thought on “Cervelli italiani che sono rimasti qui

  1. Ho letto con molto interesse l’articolo di Picheca che mette in luce il ruolo poco o nulla valorizzato della Ricerca indipendente nel nostro paese, dove per indipendente intendo l’attività svolta da ricercatori italiani che non appartengono a Istituzioni di ricerca pubblici o privati ma che ugualmente producono idee e progetti che varrebbe la pena di portare avanti nella lotta a malattie devastanti,magari attraverso spin off o start up come quelli creati da Silvano Spinelli. Siamo ancora molto lontani dal promuovere o favorire questo tipo di ricerca che è comunque basata su reti di collegamento tra ricercatori che lavorano sia dentro che al di fuori dell’Università.

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