Charlotte Brontë, la scrittura come rifugio e riscatto

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Charlotte_Brontëdi Daniela Zanuso

31 marzo 1855: muore, a soli 39 anni, Charlotte, la maggiore delle tre sorelle Brontë, tutte scrittrici che ci hanno lasciato romanzi ritenuti dei classici della letteratura inglese.

Siamo nel pieno dell’età vittoriana (1837-1901), quel lungo periodo  di tempo  che vede sul trono della Gran Bretagna Vittoria, persona di estremo rigorismo morale ma anche di grande  ipocrisia e conformismo. I valori della società si fondano sul senso del dovere e dell’autodisciplina, sul culto del lavoro e delle virtù familiari.

L’Inghilterra è l’incontrastata padrona del mondo,  ma alla crescita commerciale ed economica e all’espansione coloniale, non corrisponde affatto un benessere per la popolazione, anzi il divario tra i pochi ricchi e i molti poveri si fa più marcato. E’ il periodo storico durante il quale viene sfruttata la manodopera minorile (i bambini a  5 anni andavano in miniera) e dove il ruolo delle donne  si riduceva alla procreazione e alla conduzione della casa.

L’infanzia di Charlotte è segnata dalla  perdita in tenera età della madre e, insieme alle sorelle, è costretta ad entrare in uno dei tanti collegi inglesi dove le ragazze ospitate venivano trattate con estrema crudeltà. Inoltre, alle condizioni igieniche spaventose e al vitto insufficiente, si sommavano  le frequenti punizioni corporali. Tutto ciò destinava spesso le ragazze a morte certa. Le sorelle maggiori,  Maria ed Elizabeth, anch’esse ospiti del famigerato istituto Cowan Bridge, faranno parte di questa schiera di vittime e moriranno alla tenera età di 10 e 11 anni.  Questa esperienza la segnerà profondamente nell’animo e sarà anche causa delle sue precarie condizioni di salute.

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Cowan Bridge School

Uscita dall’istituto, e insieme alle sorelle Emily e Anne, Charlotte inizierà a cullare, prima timidamente, poi sempre più convinta, il suo progetto di scrivere, cominciando con una raccolta di poesie pubblicate con lo pseudonimo di Currer Bell. Anche la scelta dello pseudonimo era il chiaro segnale dei pregiudizi nei confronti delle donne.

Jane_Eyre_title_pageIn Jane Eyre, romanzo di formazione ritenuto il suo capolavoro, c’è sì il racconto della sua tristissima esperienza di adolescente maltrattata, umiliata, senza affetti, così come la descrizione di quella società vittoriana dove le passioni venivano  represse e nascoste, ma c’è anche la storia di una ragazza dotata di integrità e passione, di forza morale e di indipendenza, di intelligenza e di grande coraggio, capace di prendere nelle sue mani le sorti della sua vita e di uscirne vittoriosa.

 

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