Chatterton

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di Eleonora Duranti

Il nostro percorso alla scoperta di capolavori dell’arte che ispirano un racconto, prosegue con un quadro di Henry Wallis: Chatterton.

“Tempesta e impeto”. Questo, lo stendardo romantico dell’Europa del XVIII secolo. “Genio e sregolatezza”. Questo, il connubio dipinto dal preraffaellita Henry Wallis. L’artista-intellettuale è l’eroe che può accedere al sublime, tanto da farsi simile a Dio al momento della Creazione. È lo spirito sensibile che, inevitabilmente, si scontra con la realtà rozza e insignificante. È l’incompreso. L’intemperante. L’irrispettoso. Il pazzo. Il sadico. Il suicida. Thomas Chatterton preferisce togliersi la vita avvelenandosi, piuttosto che vedere denigrato il proprio talento letterario. È un poeta, infatti. Seppur di soli 17 anni.

Oh, Thomas…

Cos’avrai fatto mai questa volta?

In che guaio ti sei cacciato?

Quale delle tue, bizzarre, poesie ti sta facendo penare?

Londra è così dispersiva… Rumorosa… Caotica!

Appena vi ho messo piede, sono stata colta da un terribile capogiro. I suoi odori sono pestilenziali e il Tamigi…

Beh, il Tamigi sarà pure la ricchezza dell’Inghilterra, ma non credo debba illuminarti io riguardo i suoi fumi e i suoi ratti…

Ti confesso che ho il voltastomaco e quel mendicante laggiù non mi piace…

Non mi piace affatto.

Oh, Thomas…

Suppongo che tu abbia delle ottime ragioni per avermi mandata a chiamare. Da un perfetto sconosciuto, per di più. Anzi, spero, per il tuo bene, che si tratti di una questione di vita o di morte… Altrimenti, preparati a sorbirti una delle mie prediche!

Sai, sto diventando sempre più simile a nostra madre e, responsabile di questo disastro, sei soltanto tu!

Come al solito, del resto.

Da quel pomeriggio, in cui ritrovasti i vecchi spartiti di papà e scopristi quelle stupide lettere miniate, ti sei trasformato… Sei diventato il colpevole ideale…

Buon per me, naturalmente.

Sta a vedere che dovrei addirittura essere grata alla tua follia…

Sarebbe ridicolo!

Ma, no…

Non ti perdonerò mai per avermi fatta venire qui…

Puoi scordartelo!

Per un soffio, una donna di dubbia moralità non ha rovesciato il vaso da notte sul mio bel cappellino e un brutto cagnaccio mi sta latrando contro, quasi l’avessi ridotto io pelle e ossa…

Più tardi, dopo che avrai implorato la mia clemenza, dovrai rivelarmi cosa diamine vi trovi di gradevole, e di poetico, in questa fogna di città! Dai vicoli tutti uguali… Dagli angoli, uno la copia dell’altro… E dalle piazze irriconoscibili, che pullulano di venditori ambulanti, di carri e di bestiame…

A essere sincera, ti facevo un animo più raffinato…

Non hai, forse, attribuito i tuoi scritti a un semplice monaco di campagna? Non aneli, come lui, un pizzico di pace? Un briciolo di, noiosa, tranquillità?

Potresti dedicarti al giardinaggio! Sembra sia il passatempo preferito dei timorati di Dio…

In questo modo, smetteresti di tormentarti per un’arte tanto… Come definirla? Tanto patetica, ecco… Come la poesia! Insomma, è da tempo, ormai, che quel borioso di Horace Walpole non ti rende giustizia, dunque perché insistere? Perché crucciarsi, dico io?!

Sposati! Metti su famiglia! Trova un lavoro onesto, che ti garantisca un tetto sulla testa e la pancia piena, come ha fatto John, il figlio di Peter Paxson…

Ricordi?

Quello zoticone…

Non avrei scommesso mezzo penny sul suo futuro e, invece…

Oh, no…

Un cavallo mi ha sporcato la gonna battendo lo zoccolo in una pozzanghera e il padrone ha avuto la faccia tosta di ridere della mia disperazione!

Un selvaggio sarebbe stato più sensibile…

Maledizione…

Se non fossi a conoscenza dei tuoi debiti e della miseria in cui ti crogioli, pretenderei che mi ripagassi di tutto questo patire… E con tanto di interessi…

Tuttavia, sono tua sorella e ti sono affezionata. O non mi sarei precipitata subito in questa Babilonia. Né, adesso, starei risalendo le scale di una sporca locanda di periferia…

Mi domando come tu riesca a vivere di stenti…

Mi si stringe il cuore al pensiero che avresti potuto rimanere a casa, a Bristol, tra amici e luoghi cari…

Come?

Non mi inviti nemmeno a entrare?

Da quando in qua sei divenuto maleducato?

Ormai, ne sono convinta: l’aria di Londra non ti giova…

Non ti giova affatto.

Suvvia…

Guardati!

Sei pallido come un cencio e, la posizione che hai assunto, è talmente innaturale da…

Da…

Da dare l’impressione che tu non sia più tra noi.

Mi avevi assicurato che la vista, dalla tua finestra, mi avrebbe tolto il respiro…

Per questo l’hai lasciata aperta?

Perché potessi ammirare da lontano la cupola di Saint-Paul e, intanto, dirti addio?

Certo, hai sempre avuto un debole per il tragico…

Persino io riesco ad apprezzarlo, in questa stanza!

Se solo non fosse per quel cielo… Quel cielo color arsenico.

E’ spaventoso.

Oh, Thomas…

Che cosa hai fatto mai?

[Henry Wallis, Chatterton, 1856. Olio su tela, 90,5×120,5 cm. Londra, Tate Britain.]