Cinque donne per la Comunità

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Maria Pitaniello, Rita Liprino, Concettina Monguzzi, Marta Petenzi e Gigliola Santin.

Cinque donne a confronto, grazie alle pungolanti domande della redazione di Scacco Matto. Domande che, a dire delle stesse intervistate,  hanno consentito una riflessione autentica sul proprio ruolo e sulla propria vita. Interrogativi   che  hanno “costretto” le intervistate ad essere vere,  e a far emergere in ciascuna di loro, il meglio, il positivo, la passione e l’amore per il proprio lavoro.

Un susseguirsi di emozioni che hanno coinvolto il pubblico  e stupito, soprattutto,   quello maschile. Un confronto che ha visto protagoniste le donne e che ha contribuito ad assestare un colpo decisivo allo stigma, quel terribile senso comune della nostra cultura che vede le  persone fragili come  figli di un dio minore.

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Ecco come alcuni  redattori di Scacco Matto hanno rivissuto l’evento:

“L’incontro di giovedì 5 marzo con Maria Pitaniello, Rita Liprino, Concettina Monguzzi, Marta Petenzi e Gigliola Santin è riuscito! Queste cinque donne sono state intervistate dalla Redazione di Scacco Matto ed è stata una piacevole sorpresa vederle e ascoltarle. Erano emozionate nel raccontarci il loro lavoro, svolto con impegno, competenza e passione a scapito del tempo dedicato alla famiglia e, in alcuni casi, ai figli che, secondo me, sono educati bene, con delle mamme così! E’ stato interessante tutto ciò che hanno detto, e si intuisce come dietro la loro parola ci sia un’etica e una speranza in una vita migliore. Queste donne, con ruolo di responsabilità, dimostrano di essere all’altezza della carica ricoperta, conservando una grande umiltà”.

Loretta

“Giovedì 5 Marzo 2015, presso l’oasi San Gerardo di Monza, si è tenuto l’evento “Donne e Lavoro” organizzato dalla Redazione di Scaccomatto. Le ospiti sono state 5 donne che ricoprono cariche istituzionali importanti, che, nonostante lavori diversi, hanno in comune la passione e l’umanità. Erano molto imbarazzate, emozionate e forse anche impaurite dalle domande che le abbiamo posto ma hanno cercato di rispondere con un linguaggio comprensibile a tutti, seppur, a volte un po’ tecnico.

Quello che ho notato è che nonostante fosse la prima volta che si vedevano, hanno creato subito “ gruppo” cercando di trovare dei “ fili” che le legavano e delle analogie. Io ho intervistato Maria Pitaniello, direttrice della Casa Circondariale di Monza. Il carcere ha suscitato da subito curiosità in noi, e le opinioni elaborate in merito sono state differenti.

La dottoressa Pitaniello ha invitato a non guardare attraverso luoghi comuni al carcere che, nonostante sia un luogo brutto, è ricco di umanità al suo interno. Il carcere dovrebbe rendere il detenuto che esce alla fine della pena, una persona migliore di quando è entrato. Il carcere è un “ cantiere” formato da persone, un cantiere che cambia, sempre in movimento e dinamico. Ai detenuti viene data l’opportunità e gli aiuti necessari per cambiare, tocca a loro coglierla e farla fruttare al meglio”.

Cristina

Libertà è una parola molto complessa da definire, poiché a seconda del contesto in cui è inserita assume una miriade di sfaccettature. La libertà, in una struttura per malati complessi come il centro SLAncio, (la casa ove abitano 71 persone malate di SLA, in Stato Vegetativo e in fase terminale), potrebbe significare fare ciò che piace: il perché è facile da intuire. I malati di SLA, perdono progressivamente la capacità di muoversi e l’unica possibilità che hanno per comunicare è l’utilizzo di un computer. In un carcere, invece, libertà può significare divertimento che, se non negato, è limitato a poche ore con stretta sorveglianza. Libertà è anche una conquista, se devi lottare per raggiungere questo obiettivo. Le donne, in particolare sul lavoro, hanno dovuto reagire con forza alla discriminazione messa in atto dall’uomo.

La sofferenza che accomuna i carcerati e gli uomini che vivono in stato vegetativo è proprio la mancanza di libertà: gli ospiti del centro SLAncio sono imprigionati nel loro corpi, come i detenuti nelle loro celle. Non bisogna però nascondersi sotto falsi buonismi dato che i detenuti hanno fatto scelte di vita che li hanno portati fino a lì, a differenza dei malati, vittime di destini immeritati. L’accettazione di entrambi gli stili di vita, se si può chiamare vita, è più che difficoltoso. Reclusi ospedalieri e carcerati sono comunque uomini che vivono in due città, in una stessa città, popolata da persone che si credono normali.

Ma, in fondo, la cosa che distingue la vita dei carcerati da quella di un malato terminale è la speranza: per i primi un briciolo di speranza può ancora animarli. Speranza di uscire, di rifarsi una vita, di avere ancora una possibilità“.

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Frammenti:

“E’ l’amore il motivo per  cui è nato SLAncio – ha ricordato Rita Liprino – è l’amore che ci spinge a stare con i malati, persone da cui ricevo la forza e la carica per proseguire il mio lavoro, il mio impegno”.

“Le città non sono solo traffico, strade case, ma soprattutto sono un insieme di persone – ha sottolineato il Sindaco Concettina Monguzzi – persone che hanno i loro bisogni, i loro problemi,  che vanno affrontati e possibilmente risolti. Il mestiere di Sindaco è un mestiere difficile soprattutto quando si hanno poche risorse e infiniti problemi burocratici… Non è facile conciliare il lavoro e la famiglia, ma quando entro in casa mi sforzo di stare con i miei figli e di lasciare il consiglio comunale fuori porta”.

Marta Petenzi ha ricordato che la Fondazione della Comunità di Monza e Brianza dopo aver raccolto donazioni a sua volta dona, meglio, finanzia progetti proposti da associazioni ed enti no profit che desiderano migliorare le persone, le relazioni sociali, la nostra vita. La Fondazione privilegia quei progetti che coniugano miglioramenti sociali a quelli culturali.

Gigliola Santin, invece,   ha aperto il capitolo competizione: “A volte le relazioni di lavoro spingono alla competitività, ma quando le donne capiscono il valore di fare squadra e di collaborare per un obiettivo, il fare gruppo dimostra tutti i suoi vantaggi.”

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Infine la televisione

“Avrebbe dovuto esserci la televisione – ha commento un signore del pubblico – si la televisione, proprio per far vedere di cosa siano capaci le donne e le persone cosiddette fragili”

Scacco Matto ha intervistato:

Rita Liprino, responsabile marketing e raccolta fondi del Progetto SLAncio; Concettina Monguzzi, Sindaco di Lissone;  Maria Pitaniello, direttrice della Casa Circondariale San Quirico di Monza; Gigliola Santin, ufficio stampa di Confindustria di Monza e Brianza ed infine Marta Petenzi, segretaria generale della Fondazione della Comunità di Monza e Brianza.

Prossimo appuntamento 27 marzo alla Biblioteca del Carrobiolo con l’intervista al missionario Padre Richard Baawobr

Il Dialogo di Monza, giornale online e il Centro Diurno Stellapolare, che si occupa di promuovere la salute mentale,   hanno pensato di dar vita ad una vera e propria redazione: la  Redazione di Scaccomatto, un laboratorio di pensiero e di attività giornalistica che coinvolge giornalisti de Il Dialogo e non solo, e persone che a vario titolo frequentano Stellapolare. La redazione scrive e pubblica su una apposita pagina de Il Dialogo di Monza  e con cadenza mensile, organizza eventi e interviste aperte al pubblico, con il duplice obiettivo di creare momenti di  condivisione e di muovere piccoli grandi passi nella lotta allo stigma.

Il progetto trova il sostegno della Fondazione della Comunità di Monza e Brianza

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One thought on “Cinque donne per la Comunità

  1. Faccio i miei complimenti al Sindaco Concetta Monguzzi per l’impegno sociale che contraddistingue il suo operato.

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