Come cambierà l’assistenza anziani?

  •  
  •  
  •  
Intervista a Roberto Mauri, a cura  di Fabrizio Annaro

Sono parecchi gli interrogativi che riguardano il mondo socio sanitario nazionale e lombardo. Fra questi c’è la domanda di come cambierà ed evolverà l’assistenza anziani. Inutile negarlo, l’epidemia è stata uno tsunami che ha completamento modificato la vita delle strutture residenziali e rivisto l’assistenza domiciliare.

Roberto Mauri è direttore de La Cooperativa La Meridiana che da oltre 40 anni assiste e cura gli anziani proponendo servizi innovativi come Il Paese Ritrovato, il villaggio che ospita 64 persone con Alzheimer.

Abbiamo rivolto a Roberto Mauri, direttore della Cooperativa La Meridiana, alcune domande sul presente e sul futuro della cura degli anziani.

Molti giornalisti hanno puntato il dito  contro il modello RSA, alcuni hanno criticato l’assenza del settore pubblico, altri le rette troppo alte e l’eccessivo affollamento. In poche parole le RSA escono a pezzi. Un clima mediatico che ha messo in cattiva luce le strutture residenziali per anziani. 

Cosa rispondi a coloro che affermano che Il coronavirus ha messo in crisi il modello RSA.

Il modello RSA, parlo della Lombardia, non può essere messo in discussione. La RSA ha validità perché in grado di assistere le fasi finali della vita dell’anziano. Il sistema di accreditamento di Regione Lombardia è molto rigoroso. Le RSA  devono rispettare regole precise, spesso superiori a quelle richieste al sistema ospedaliero, attenersi a rigorosi protocolli e sottostare a frequenti  ispezioni. Ricordo anche che una buona parte delle RSA lombarde non sono “private”, ma fanno capo a Fondazioni o enti del privato sociale (come la RSA San Pietro) e perseguono la cura ed il benessere della popolazione del proprio territorio.

E allora come è potuto accadere che in alcune RSA sia successo quel che è successo?

A livello nazionale e regionale non esisteva nessuna linea guida per emergenze di questo tipo. In questa situazione drammatica evitare errori è impossibile e, poi, non si può fare di ogni erba un fascio. In Italia ci sono 4.629 case di riposo con una popolazione di 300.000 ospiti circa. Il 75% sono anziani over 80 di cui il 78% non autosufficienti (in Lombardia al 94%). La delibera dell’8 marzo di Regione Lombardia (che prevedeva l’ingresso di pazienti Covid19 lievemente contagiati)  non può esser considerata causa della diffusione del virus nelle RSA. Ed anche vorrei ricordare, purtroppo, che sono morti oltre 160 medici e altrettanti infermieri. Fermare il virus nei luoghi di cura è missione impossibile. E’ probabile, e credo sia normale in fase di emergenza, che ci siano state alcune distrazioni e leggerezze. Certo alcune RSA hanno agito tempestivamente ed erano più attrezzate rispetto ad altre, ma quando il virus entra nei luoghi della fragilità c’è da tremare.

E voi  come vi siete organizzati?

A gennaio quando i Tg mostravano le immagini dalla Cina, abbiamo pensato fosse il caso di acquistare materiale protettivo: mascherine, scarpe, tute mono uso, guanti, disinfettanti… Una scelta prudenziale forse eccessiva che, però, quando il 22 febbraio hanno chiuso Codogno e non è stato più possibile reperire nessun dispositivo sul mercato, si è rivelata provvidenziale. Non dimentichiamo, infatti, che tante strutture per anziani da quel momento hanno effettuate spasmodiche ricerche di acquisto, ma in moltissimi casi, la stessa Protezione Civile, ha sequestrato tali materiali lasciando le strutture del socio sanitario indifese rispetto agli attacchi del virus.

L’emergenza ha costretto a chiudere le visite ai parenti e ai volontari. Abbiamo attivato le visite online e le video telefonate Ai parenti inviamo regolarmente video con i quali informiamo i familiari sullo stato della situazione.

Quali decisioni avete preso? 

Sin dall’inizio della pandemia, abbiamo cercato di aggiornare quotidianamente le nostre procedure in base alle indicazioni degli organi competenti. Abbiamo bloccato l’acceso alle strutture a parenti e volontari e, successivamente, abbiamo chiuso i centri diurni e i servizi ambulatoriali con lo scopo di proteggere al massimo i nostri ospiti e i nostri  operatori. Poi abbiamo attivato le visite online e le video telefonate. Ai parenti inviamo regolarmente video con i quali informiamo i familiari sullo stato della situazione. Ma non ci siamo fermati solo a questo. Anzi. Meridiana ha lanciato la campagna #attivamenteacasa  ed altre importanti iniziative come Scriveressitere.

La Residenza San Pietro si trova a Monza e ospita 144 anziani

Quindi tutto ciò era inevitabile?

Attenzione voglio essere chiaro: non credo opportuno già in questo momento emettere sentenze su questa o quella decisione presa in un momento di estrema difficoltà, soprattutto se queste accuse vengono da persone ben al sicuro del proprio soggiorno o del proprio divano. Tuttavia, questo tsunami ha scoperchiato le lacune strutturali del sistema sociosanitario lombardo centrato quasi esclusivamente sulla cura del malato in ospedale al quale viene riservato oltre il 90% del budget di cura di competenza dell’Assessorato al Welfare lombardo. Serve ri-orientare la spesa verso il territorio, verso il sistema socio sanitario e verso la prevenzione. Questa è la vera scommessa che ci attende:  accogliere le richieste degli enti di Terzo Settore e cioè scorporare dall’Assessorato alla Sanità la parte del sistema di protezione sociale e socio sanitario, o in alternativa garantire pari dignità fra parte sociale e parte sanitaria.

In sostanza cosa direte ai responsabili di Regione Lombardia?

Chiediamo a Regione Lombardia di investire molto, molto di più sul sociale e sul socio sanitario. Pensare a piccole RSA di 30-50 posti può essere bello, ma è assolutamente insostenibile da un punto di vista economico. Le RSA sono ormai degli ospedali per cronici e pensare a rette di 150-200€ al giorno a carico dell’anziano è pura fantascienza.

Allora dove si può intervenire?

Si devono diversificare gli interventi rivolti all’anziano nella fase della fragilità e sono anni che noi di Meridiana sosteniamo la necessità di potenziare, accrescere gli investimenti sulla cura e sull’assistenza dell’anziano nelle diverse fasi della terza età.

Scusa, spiegati meglio …

In questi ultimi decenni la vita media si è allungata. Durante il ventennio che va da i 65 a gli 85 le esigenze dell’anziano cambiano nel volgere di poco tempo. Serve attivare servizi di sostegno nelle fasi intermedie.

L’Oasi San Gerardo è a Monza in un edificio del 1170 un tempo la casa del santo. Qui la Meridiana ha dato vita ad un progetto innovativo. Ci sono 29 appartamenti indipendenti che ospitano  anziani autosufficienti con protezione e servizi personalizzati.

Quali sono le  strutture intermedie?

Gli interventi di Meridiana in questa direzione si sono concentrati sull’Oasi San Gerardo dal 2004 a Monza, sul centro Maria Bambina dal 2006 Bellusco ed sul Centro Ginetta Colombo di Cerro Maggiore dal 2013. Offrono agli anziani parzialmente autosufficienti una casa propria e protezioni flessibili e personalizzate.

Malgrado le difficoltà ci sono stati momenti belli che non dimenticherai ?

Più che bello parlerei di situazioni positive come ad esempio quando alcuni anziani sono guariti a seguito della verifica con il doppio tampone negativo. Oppure quando sono rientrati al lavoro alcuni operatori rimasti a casa perché positivi.

Come hanno vissuto gli anziani questo momento?

Gli anziani sono consapevoli del momento che stiamo attraversando, molto più di quanto possiamo immaginare. L’assenza delle visite dei parenti è stata compensata da più intensi rapporti fra loro: sono cresciuti le conversazioni, gli scambi di battute si sono  moltiplicate amicizie. C’è più spirito di corpo. Certo alcuni faticano più degli altri ma, francamente, temevo molto peggio.

E gli operatori sanitari, come l’hanno presa?

Gli operatori sanitari sono l’anello debole del sistema. Se loro si ammalano o cedono psicologicamente crolla tutto. L’assenza dei parenti ha aumentato notevolmente il carico del lavoro anche psicologico perché, è evidente, un buon operatore cerca il più possibile di sopperire alla mancanza dei familiari. Oltre l’emergenza sanitaria l’operatore ha  dovuto fare i conti con la pressione mediatica. Perché, vedi, dai balconi sventola il tricolore e ci siamo spellati le mani per sostenere medici infermieri, ma per gli operatori, infermieri, medici OSS, educatori delle RSA, per loro, insulti, e accuse gravi, come quella di passare per assassini. Eppure, credimi, gli operatori delle RSA hanno rischiato quanto gli infermieri e i medici ospedalieri.

Mentre  i familiari?

Le video chiamate, i costanti aggiornamenti garantiti dai medici, unitamente ai comunicati video bisettimanali della direzione hanno consentito di mantenere un contatto e una positiva relazione. Anche dai familiari abbiamo avuto importanti attestati di solidarietà e di stima. I parenti non sono caduti nella trappola della paura e dell’ansia generata dalle continue notizie diffusa dai media. Hanno capito che molte cose che si sono viste e raccontate sui giornali ed in TV erano esagerate o riguardavano specifiche realtà.

Come sarà la fase due?

Dovremo convivere con il virus ancora per molto tempo. Dobbiamo essere pronti ad eventuali emergenze e nuove pandemie. Molte cose cambieranno. Cambierà il percorso relativo ai nuovi inserimenti. Le attività di animazione dovranno esser ripensate. Così pure le visite dei parenti e degli esterni. Ma prima di ricominciare dovremo fare tamponi ed esami sierologici per tutti gli anziani e gli operatori.

“Va ripensato il modello di cura. Ancora per molto tempo dovremo limitare la presenza di parenti e volontari. Occorre approfondire il ruolo della tecnologia che sicuramente avrà un ruolo importante nel futuro dell’assistenza anziani. Le call, inoltre,  hanno consentito di mantenere i rapporti con i familiari, ma anche con chi ci sostiene, come i donatori che grazie alle donazioni hanno favorito  la nascita del Paese Ritrovato.”

Il futuro?  

Difficile rispondere, certo ci attendono tempi difficili. Siamo chiamati a ripensare il modello di cura e di assistenza dei nostri anziani. Ancora per molto tempo dovremo limitare la presenza di parenti e volontari.   Dovremo approfondire meglio il ruolo della tecnologia. Serve immaginare e realizzare una nuova relazione operatore-residente e ricercare valide alternative  alle  molteplici attività di socializzazione che in modo naturale e collaudato si svolgevano nei  nostri centri.  Le nostre strutture dovranno diventare laboratori dove la creatività svolgerà un ruolo fondamentale e accompagnerà i singoli operatori e i team dei centri. E’ un lavoro complicato che dobbiamo svolgere insieme anche con le istituzioni, con altre realtà che assistono gli anziani, con il mondo della scienza e della cultura. Oggi più che mai lo slogan che accompagna il lavoro di Meridiana “Alleanza per la cura della fragilità” ben si adatta alla sfida che ci attende, una sfida che occorre affrontare insieme. Meridiana c’è!