Cominciamo con l’essere onesti…

SofocleCominciamo con l’essere onesti, anche perché nell’occasione di cui parlerò non lo sono stato: ho cercato io Scientology, simulando pure che l’incontro fosse quasi casuale. Non mi hanno cercato loro nel tentativo di lasciarmi volantini o di benedirmi la casa.Notai la grossa insegna alcuni mesi fa, accanto al cancello di una bella villa poco distante da dove abito. È una vita che ci passo davanti con una certa frequenza, non doveva quindi aver acquisito da molto tempo la sua funzione di “Chiesa di Scientology”.

Cominciai perciò, quando passavo da lì, a fermarmi a leggere sempre quella targa come se non l’avessi mai vista: speravo che in uno di quei momenti, prima o poi, qualcuno entrasse o uscisse, e vedendo un potenziale interessato si fermasse a parlarmi. Quale setta non desidera nuovi adepti?

Un approccio diretto sarebbe stato senz’altro più rapido, ma volevo far credere loro di avermi invitato, non di averlo chiesto io: in modo che esporsi toccasse a loro, secondo l’implicita attribuzione dei ruoli.

E così avviene, un giorno di inizio settembre, sul tardi. Il cancello si apre ed escono due giovanissime ragazze, non si capisce neppure se siano maggiorenni: non proprio il tipo di persone che mi sarei aspettato. Chiacchierano tra loro, ma vedendomi si rivolgono a me senza esitazioni: «Ciao, vuoi parlare, ti interessa, entra che ti presentiamo…». Mi sommergono di parole. Cerco di sembrare ancora più circospetto di quanto abbia programmato. «Ci conosciamo?». «No, ma abbiamo visto che guardavi». Blablabla. «Ma voi quanti anni avete?». Un attimo di incertezza, poi: «Io diciotto», «Sì, lei diciotto».

Capitolo I – E va bene, entriamo. Arriviamo in una stanza dove ho l’impressione di interrompere una conversazione tra colleghi/amici di un ufficio qualunque: sei o sette persone di ogni età e sesso, chi dal look più formale e chi più casual. Spieghiamo la situazione, io continuo con l’atteggiamento del “moderatamente curioso che avrebbe continuato a farsi gli affari suoi se non fosse stato portato dentro quasi con la forza”. Tutti cercano di mostrarsi felici della mia presenza, ma mi pare che nessuno muoia dalla voglia di conoscermi e farsi conoscere. Forse ho preso per furore missionario il naturale entusiasmo di due adolescenti e me li aspettavo tutti così. O forse la mia strategia ha degli effetti collaterali: anche loro si sentirebbero meno a disagio se io sembrassi davvero interessato, non capitato lì per caso. O forse sanno che alcuni ficcanaso tendenti all’ostilità si avvicinano mostrandosi accomodanti e malleabili, quindi sono cauti con gli sconosciuti che “capitano” dalle loro parti. Gira voce che in quell’ambiente regni la paranoia, forse mi sono fatto contagiare, ma diciamo che con me non avrebbero avuto torto.

Ad ogni modo uno di loro, sulla trentina, si presenta con gentilezza, mi porta in un’altra sala e mi chiede qualcosa in più sulla mia curiosità: al che io premetto di non sapere nulla su Scientology se non per sentito dire (e in effetti è così), ma ciò che si sente dire mi attira per vari motivi. In primo luogo una concezione della mente umana in contrasto con la “comunità scientifica”, e quindi peculiari modi di affrontare le difficoltà e cercare la felicità. Dall’altro lato le ben note accuse che definire poco lusinghiere è un eufemismo, ma è ovvio che anche quelle a modo loro richiamano l’attenzione: in sintesi, le più ricorrenti sono quelle di plagiare i deboli e di essere interessati ai soldi sopra ogni cosa. Altri però, tra cui curiosamente varie celebrities, trovano Scientology portatrice di estremo benessere per chi la abbraccia.

Secondo il mio interlocutore ci sono un sacco di calunnie messe in giro da chi ha interesse a screditare l’organizzazione, che il più delle volte avrebbe dimostrato in sede legale di essere stata diffamata. Per il resto, lo scientologist che ho davanti intende soprattutto farmi notare la propria normalità e perfetta integrazione nella società, condizione usuale per i membri della chiesa, mi assicura. Dopo aver parlato un altro po’ si scusa di non potermi dedicare in quell’occasione il tempo necessario, mi invita a far loro visita un’altra volta e stabiliamo l’appuntamento.

Mi ripresento quindi il giorno, anzi la sera concordata, poco dopo cena, e apprendo che a darmi delucidazioni stavolta sarà un altro membro. È’ assai più anziano del precedente, ma molto giovanile: quando mi rivelerà la sua età avrò l’impressione di non aver mai visto un ultrasessantenne più in forma.

Capitolo II – Lo chiameremo Sofocle (non il suo vero nome, che tra l’altro non ricordo ma di certo non era Sofocle). Ci accomodiamo sempre in quella sala. Lui appare spontaneo, disponibile, tranquillo, una persona adatta a trasmettere serenità.

Mi chiede se ho voglia di raccontare qualcosa di me, su come vivo e come mi sento: Scientology ha forse attirato la mia attenzione perché sono insoddisfatto? Perché intuisco che la mia vita non è come la vorrei? O magari perché mi fa assolutamente schifo? Gli faccio per sommi capi il quadro della situazione, ovviamente con le necessarie omissioni. Di inventarmi problemi certo non ho bisogno, anzi è meglio che non si renda conto della loro vera portata. Entriamo quasi subito nel vivo, dato che non sarebbe molto credibile una panoramica della mia vita, pur edulcorata, in cui non compaiano psichiatri e psicofarmaci: e Scientology, fin dagli albori negli anni ’50, ha individuato nella psichiatria la vera nemica dell’umanità.

Sofocle comincia quindi a delinearmi il ruolo della psichiatria nel mondo, visto dalla sua setta: chi decide se devi risiedere nel reparto psichiatrico di un ospedale e per quanto tempo? Gli psichiatri. Al tribunale basta che secondo il parere dello psichiatra tu debba essere rinchiuso, «e sei fottuto». Comprendi perciò come i diritti civili e la democrazia siano solo una messinscena, e quale immenso potere gli psichiatri e l’industria farmaceutica abbiano conquistato.

Evito di ribattere che la sta facendo perlomeno semplicistica, giusto per evitare il rischio di partire male. E poi non sono informato su queste procedure, non so dire fino a che punto abbia torto, presumo non del tutto. Avere torto al 100% è sempre un’impresa difficile, anche se ti ci metti d’impegno.

Capitolo III – La spiegazione scientologica dell’essere umano. Per spiegarmi la concezione scientologica dell’essere umano, Sofocle parte da un esempio pratico. Una persona sta guidando l’auto e a un certo punto frena bruscamente per non investire un gatto. Un normale episodio di vita quotidiana, dimenticato poche ore dopo. Ma quella persona, da quella sera, comincia a soffrire di frequenti mal di testa. La cura di L. Ron Hubbard, il fondatore della chiesa, sembra una sorta di psicoterapia: per comprendere e risolvere il problema del mal di testa, l’individuo deve cominciare a descriverlo. Presupponendo che sia un profano di Scientology o comunque ancora inesperto, qualcun altro, chiaramente un qualcun altro che abbia studiato le meravigliose scoperte di Hubbard, deve solo chiedergli di parlare dei suoi mal di testa. All’inizio il paziente trova ben poco da raccontare: quando sono cominciati, quanto durano, a cosa pensa quando gli vengono ecc. Ma rivivendoli nei ricordi e raccontandoli più volte emergono nuovi particolari dall’inconscio. Facendo lo stesso per giorni e settimane la conoscenza del proprio disturbo si arricchisce sempre più, tanto da giungere alla certezza che a scatenarlo è stato l’episodio del gatto apparso sulla strada, in precedenza dimenticato. «Bene, allora parliamo di quello», dice il terapeuta di Scientology, e si ricomincia con le descrizioni via via più dettagliate. Il soggetto ricorda infine il momento in cui ha provato quel dolore per la prima volta: da piccolo, in seguito a una brutta caduta dalla bici. E ricorda anche un particolare dimenticato da decenni: è caduto cercando di evitare un gatto sbucato all’improvviso.

Una persona, se non ha idea di come siano fatte le persone, non può affrontare nel giusto modo gli eventi negativi, quindi essi generano paura, rabbia, depressione, disturbi mentali di ogni tipo. Quasi sempre, dopo un trauma (qualsiasi evento che abbia generato in noi emozioni negative), l’effetto immediatamente visibile è la punta dell’iceberg: le sofferenze peggiori vengono temporaneamente nascoste sotto un’approssimativa spiegazione dei fatti nel loro svolgimento fisico. Questa descrizione non si occupa del nostro vero io, che non conosciamo affatto, ma lui ricorderà sempre ogni minimo dettaglio. A ogni trauma che ci ha colpiti basta il prossimo evento simile per tornare alla luce esponenzialmente più forte: sperimentando ancora le nefaste emozioni di quella prima volta, ci vengono inconsciamente a mancare spiegazioni valide e fiducia, e diventiamo terreno fertile per malattie, follie, invalidità varie. Oltre al fatto che già a livello cosciente i traumi irrisolti, accumulandosi, tendono a darci una visione del mondo ottima per deprimerci e incattivirci.

Capitolo IV – Faccio domande, muovo obiezioni. Partecipo di più man mano che la conversazione prosegue, faccio domande e muovo le obiezioni più ovvie quando è il caso, ma accetto le risposte senza mostrare disaccordi insanabili. In fondo non mi sembra di fare nulla di strano: credo che sia un atteggiamento ben noto a tutti noi.

La prima volta che contraddico apertamente Sofocle sono io a sbagliare, ma me ne accorgerò solo qualche giorno più tardi. Siamo al punto del discorso in cui mi descrive l’elettroshock secondo Scientology, la sua capacità distruttiva e l’uso che se ne fa per annientare il senso critico delle persone. A questo punto osservo che in America sarà ancora diffuso, ma per fortuna in Italia è ormai fuorilegge. Lui risponde «Eh no, magari lo fosse». Ribadisco che mi pare proprio vietato in Italia: lo faccio perché ne sono davvero sicuro, e poi se voglio provare a mostrarmi riottoso è meglio cominciare da una nozione più burocratica, non dalle loro teorie, e vediamo come va. Apprenderò in seguito che l’elettroshock è vietato solo in pochissimi Paesi, tra cui non l’Italia (e che l’hanno pure inventato due italiani). Non so di preciso quando e come mi sia fatto quell’idea errata.

Comunque Sofocle non insiste, devia invece il discorso su un improbabile «Sai che oggi si usano farmaci anche più potenti dell’elettroshock?». Che significato ha questa frase? Nel migliore dei casi sta mescolando le mele con le pere, ma è uno dei tanti particolari che non vale la pena approfondire e lascio perdere.

CAPITOLO V – La persona secondo Scientology. Arriviamo alla fase in cui Sofocle cerca di darmi una panoramica della persona secondo Scientology. Ognuno di noi è uno spirito, poi ha una mente e un corpo. Sofocle sottolinea con forza questa distinzione tra essere e avere.

Lo spirito è immateriale e immortale: nulla di inedito, un’anima immortale per l’individuo è stata concepita da quasi tutte le religioni. In questa hanno voluto abbondare, c’è pure la reincarnazione. Ognuno di noi, morto il corpo che aveva, va ad occuparne un altro che nasce. Lo spirito conosce tutte le sue vite precedenti, ma per accedere a quei ricordi devi essere in grado di separarti idealmente dal tuo corpo: servono lunghi anni di esercizio, una cosa molto buddista, forse vogliono arruolare Richard Gere e Lisa Simpson. Avere una tale confidenza col tuo spirito, cioè con te stesso, significa anche aver ripulito la mente da tutte le esperienze tossiche accumulate in questa vita.

Lo spirito è di per sé buono, ma è difficile nel corso della vita mantenersi benevoli, ottimisti e privi di grossi problemi psicologici: colpa di una società accecata, gestita segretamente da pochi, forgiata in modo da farci persistere nei nostri errori e nell’infelicità.

La mente è invece tutto ciò che nei modi più diversi abbiamo imparato nella vita attuale. Essendo registrati anche a livello fisico, sono ricordi molto più accessibili di quelli delle vite passate, sono quelli che tutti usiamo quotidianamente. Nel nostro sistema nervoso rimane traccia di ogni attimo vissuto dal corpo, degli stati coscienti e di quelli incoscienti, nulla escluso. Ogni esperienza continua a influenzarci, anche quelle dimenticate, ma ciò che della vita presente è stato dimenticato è comunque ripescabile, senza neppure troppe difficoltà per chi lo vuole e sa come fare.

La persona può sbagliare, essere cattiva o insicura o avere qualsivoglia disturbo mentale, ma solo per via delle esperienze negative vissute senza essere interpretate nel modo giusto. Non ci viene insegnato a interpretarle. Che siano dimenticate (da piccolo sono caduto e mi sono fatto male) o in apparenza molto nitide nella nostra testa (quella tr… della mia collega ci sta provando col mio fidanzato), continuano a fare danni finché, grazie alla salvifica educazione in seno a Scientology, non vengono individuate e adeguatamente comprese.

Capitolo VI – E poi c’è la materia. E poi c’è la materia di cui è fatto il nostro corpo, quello che vediamo tutti. Ma prima gli faccio una domanda su spirito e mente: se accettate i neuroni e gli impulsi elettrici, se la nostra mente consiste in nozioni imparate dal corpo, non potrebbe essere fisico anche ciò che voi e altre religioni classificate come spirito? Apprendo così che per la setta è questo il peggiore inganno della psichiatria, farci credere che siamo solo materia (eppure gli psichiatri non dovrebbero essere tutti atei, ho visto più volte L’Esorcista. Ma non dico nulla). Sofocle ha il suo infallibile metodo per “dimostrare” che le nostre scelte non sono un mero processo biologico. Mi chiede di mettermi una mano sulla testa, e io eseguo. Poi fa cadere a terra una penna e mi chiede di raccoglierla, e lo faccio. Poi mi domanda «Sei stato tu o è stato il tuo cervello a decidere se fare o non fare quel che ti chiedevo?». Gli dico che non lo so, ma che le due risposte si equivalgono per chi si considera solo materia, e che per quanto ne so potrebbe pure avere ragione: Scientology ha prove oggettive contro questa possibilità? Come replica mi chiede se ho deciso io di raccogliere la penna, o se la mia mano ha fatto le sue valutazioni in autonomia. Cerco di portare il discorso fuori da quel pantano, «Ovviamente sono stato io», dichiaro, ma questo mi aiuta a comprendere cosa sono “io”? «Certo – risponde – infatti ti sei accorto che tu non sei la tua mano, senza di te sarebbe materia inerte, la tua volontà la comanda. Ma la tua volontà non sta nel tuo cervello, quello è solo un tramite molto sofisticato. Se la mano essendo solo materia non può prendere decisioni, capisci che non può farlo neanche il cervello, essendo solo materia anch’esso. Sei tu in quanto spirito a servirti del corpo e dei suoi ricordi per agire nel mondo fisico».

Conclusione. Rinuncio a proseguire il dibattito ontologico sul tema “io, la mia mano e il mio cervello”. Potremmo discuterne per giorni ma è chiaro che non andremmo da nessuna parte, Sofocle non vuole o non ne è in grado o entrambe le cose.

Andrea

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