Con Biden vince la fragilità

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di Fabrizio Annaro e Daniela Zanuso 
Ormai è ufficiale: Biden ha preso più voti  e più seggi di Trump e si accinge a varcare la soglia della Casa Bianca. Trump accusa il colpo, ma non si arrende e darà battaglia in tribunale in un disperato quanto incredibile tentativo di ribaltare l’esito delle urne.
 
La biografia di Biden dice molto. Un ragazzo non particolarmente brillante a scuola e bullizzatto perché balbuziente. Un giovane uomo che subisce una serie di devastanti lutti: il primo della moglie morta con la figlioletta di un anno in un incidente d’auto e, anni dopo,  un figlio morto di cancro. Eventi che hanno profondamente segnato la vita del neo presidente. Ma lui non ha mollato e con grande determinazione e tenacia ha perseguito con passione il suo impegno politico.
 
Oggi, la grande speranza è che Biden faccia tesoro del suo passato, non dimentichi i suoi concittadini più fragili, sia in grado di dare una risposta concreta ed efficace all’enorme disuguaglianza e alle profonde divisioni provocate dalla crisi economica, dalla pandemia, dalla politica scellerata di Trump.
 
L’auspicio è che Biden non ripeta gli errori compiuti dai democratici americani dopo la crisi del 2009, cioè  favorire le élite, aggravare le già evidenti diseguaglianze,  con il risultato di alimentare il populismo di Trump.
 
Siamo, forse, alla vigilia di una nuova era? Transiteremo dalle macerie del turbo capitalismo fondato sulla speculazione finanziaria,  avido ed egoista, ad un neo capitalismo che si preoccupa della coesione e delle problematiche sociali? La risposta, per ora, è una sola: auguriamocelo!  
E’ desiderio di molti, inoltre, che gli USA assumano la leadership della lotta agli effetti dei cambiamenti climatici, alle ingiustizie sociali e si spendano per una migliore qualità della vita dei cittadini del mondo. Pare che i primi segnali positivi  siano già arrivati: gli Usa,  ha annunciato Biden, ritorneranno a parlare di politiche ambientali e di protocolli come quello di Parigi. Molto probabilmente ci sarà anche un rientro  nell’Organizzazione Mondiale della Sanità.   
 
Inoltre, finalmente, una donna è Vice Presidente della Casa Bianca, la prima della storia e già questo è uno scossone alla tradizione politica americana.
 
Se prima della  caduta del muro di Berlino il mondo era diviso  fra comunismo e capitalismo, in una lotta cinica e senza quartiere, oggi assistiamo a una dialettica a tre: populismo, tradizione democratica, terrorismo fondamentalista. Biden e i difensori democrazia (e del buon senso) hanno un compito importante al quale non possono fallire, pena il ritorno di complottisti e falsificatori della verità. 
 
Il compito è quello di ricostruire un tessuto sociale globale equo e solidale. Da Biden ci attendiamo maggiore stabilità, più equilibrio ed attenzione alle classi più deboli.
 
10 novembre 2020