Convenzione sui diritti dell’ infanzia

palloncini

di Alessandro Porto

Il 20 novembre del 1989 veniva approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la Convenzione Onu sui Diritti dell’ Infanzia, la quale esprime un consenso su quali siano gli obblighi che gli Stati e la comunità

internazionale debbano rispettare in merito a bambini e adolescenti. Ad oggi tutte le nazioni, eccetto gli Stati Uniti, hanno ratificato questa Convenzione, tuttavia tali diritti vengono ancora oggi spesso calpestati, non solo nel terzo mondo o nei paesi più arretrati, bensì anche nel mondo occidentale.

Questo, perché spesso i più giovani non sono ritenuti all’altezza di determinate circostanze e ancor più determinante è la mancata comprensione da parte di molti adulti che i bambini, prima di essere dei giovani uomini, sono delle persone e come tali è necessario che vengano rispettate la loro dignità e la loro libertà come individui. Quindi, in occasione di questa importante ricorrenza, ho deciso di intervistare un bambino, per dare un po’ di voce anche ai più piccoli e per dimostrare la grande sapienza che le loro giovani menti possiedono.

Oggi mi trovo all’oratorio San Luigi di Biassono. Come tutti i pomeriggi è pieno di bambini e ragazzi, d’ogni età, che scorrazzano per i vari campi da gioco. Li conosco tutti, quindi non sarà un problema fermarne uno per qualche minuto, giusto per il tempo di scambiare due chiacchiere. Ce n’è uno in particolare che mi sta veramente simpatico, lo conosco da un paio d’anni ed avendo fatto l’animatore per l’oratorio estivo siamo piuttosto amici. Essendo lui un bambino non potrò rivelarvi la sua vera identità, mi rivolgerò perciò a lui con un soprannome: Lucy, abbreviativo di Lucertola. Questo perché si muove svelto come un rettile. Sappiate solo che è un ragazzino piuttosto sveglio, di circa otto anni, con dei vispi occhi neri e dei capelli tutti arruffati del medesimo colore.

Ehi Lucy! Come va?

Portooo! (è il mio cognome, ndr)

Senti Lucy, volevo intervistarti per il mio prossimo articolo, che ne dici?

Diventerò famoso?

Certo.

Sì, sì, ci sto.

Ci andiamo a sedere uno di fronte all’altro sotto un gazebo verde. Lucy mi toglie gli occhiali dalla faccia e se li mette sul naso, accavalla le gambe e scimmiotta con i gesti un tipico professore saccente d’università.

Dai Lucy ridammi gli occhiali.

No, mi servono per l’intervista, così sembro intelligente.

Ma no, voglio che tu sia te stesso.

Mi restituisce gli occhiali e si mette comodo sulla panca.

Bene Lucy, cominciamo? Dimmi un po’, di dove sei?

Biassono.

Intendo la nazionalità. Tipo Italia, Marocco, Germania…

Sono nato in Italia.

Ma di che origini sei? Hai la pelle scura, i tuoi genitori verranno da un altro paese.

Sono del mondo.

Ok, ma di dove precisamente?

Eh…sono del mondo.

Va bene,ho capito. Prossima domanda: qual è la prima cosa che vuoi sapere di una nuova persona che incontri?

Qual è il suo colore preferito.

Perché? Ehm, puoi spiegarti meglio?

Perché se so qual è il suo colore preferito so come guarderà le cose quando va in giro.Se per es. a me piace il rosso, quando andrò a passeggio farò più attenzione quando vedo le cose rosse, quindi chi lo sa saprà anche come vedo le cose che ho intorno.

Ah, diciamo che sapere il colore preferito di una persona ti aiuta a capire la visione che ha del mondo.

Sì, quello.

Interessante. Senti, adesso te la senti di rispondere a qualche domanda un po’ più seria? Cosa pensi della guerra?

Che è brutta.

Perché?

Perché la gente muore quando fa la guerra.

Cosa si potrebbe fare, secondo te, per evitare le guerre allora?

Eh, basta non farle più.

Beh hai ragione, ma ipotizza che qualcuno ti attacchi, cosa fai? Non ti difendi?

Mi difendo, mica faccio la guerra. Quando litigo con i miei amici se qualcuno cerca di tirarmi un pugno lo paro, mica vado a tirargliene uno anche io, se no non si finisce più. Se vado anche io a picchiarlo significa che in realtà mi diverto a picchiarlo, non che voglio difendermi.

Eh ma se lui continua a colpirti, cosa fai?

Io e tutti i miei amici ce ne andiamo e lo lasciamo solo, così impara a fare il cattivo. Perché i cattivi non li vuole nessuno come amici.

Invece sull’inquinamento che mi dici?

È stupido.

È stupido l’inquinamento?

Sì.

Perché?

Perché tu in casa tua mica butti la spazzatura per terra, perché ci vivi, ma noi viviamo anche sulla Terra, quindi è stupido uguale fare la stessa cosa per strada.

E cosa vuoi dire a quelli che invece inquinano?

Siete stupidi!

Concordo. Parliamo della scuola adesso. Ti piace?

Mmmmm… Così e così.

Come mai?

Perché mi devo svegliare presto e poi arrivo a scuola che ho sonno e non capisco niente.E poi devo fare i compiti il pomeriggio.

Già, ma almeno impari tante cose…

Sì, ma a me piace imparare, solo che a volte è noioso.

Come vorresti che fosse la scuola allora?

Eh, vorrei che fosse più divertente. E poi non vorrei stare tutto il tempo seduto sulla sedia.

E dove vuoi sederti, per terra?

Sì, è più bello ascoltare le cose seduti per terra.

Beh, forse hai ragione.

Ora posso tornare a giocare a calcio?

Certo, certo, vai pure. Ciao Lucy. Scavalca il tavolo che ci divide mi saluta e mi abbraccia. Poi corre via, verso il campetto da calcio, dove i suoi amici già giocano.

Ora sono a casa. Ho appena finito di riscrivere tutta l’intervista e mi sono accorto di quanto i bambini possano essere nettamente avanti rispetto a noi in molte cose. In realtà lo sapevo già. Ecco perché da piccolo non volevo crescere.

Ah, un’ultima cosa: la prossima volta che dovrete ascoltare una persona autorevole, sedetevi a gambe incrociate per terra.

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