Il coraggio di Freud, fondatore della psicanalisi

di Eleonora Ticca

Il 6 maggio 1856 nasce a Freiberg, in Austria, Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi, o meglio, il nonno della psicoanalisi viste le innumerevoli generazioni di psicoanalisti che l’hanno seguito.

Un nonno ingombrate e autorevole, un nonno di cui non puoi fare a meno. L’identità clinica degli psicoanalisti che sono venuti dopo si è formata in modo imprescindibile da Freud, per similitudine o maggiormente per contrasto, ma tenendolo lì, sempre al centro delle loro teorie e della loro pratica terapeutica.

Freud è stato il fondatore del movimento psicoanalitico e anche il paziente zero, il primo caso della storia: è stato anche attraverso l’autoanalisi, l’auto-interpretazione dei sogni che Freud ha portato a compimento l’impianto psicoanalitico.

Freud, i suoi successori e la psicoanalisi in generale hanno influenzato in maniera determinante il Novecento portando alla luce una nuova concezione dell’uomo: un uomo mosso da sentimenti e credenze inconsce, un uomo che soffre, un uomo che può guarire attraverso l’autoconoscenza.

L’altro grande merito della psicoanalisi freudiana è l’aver portato al centro della riflessione clinica la relazione tra il paziente ed il terapeuta; attraverso i concetti di transfert, di controtransfert, di resistenza e di interpretazione la cura dell’uomo è veicolata dalla relazione e dalla cura della relazione, a pari merito con la tecnica. È uno stravolgimento paradigmatico: la guarigione della sofferenza psichica si basa sull’interazione tra le persone, all’interno di un discorso che è sempre a due.

Freud ci ha lasciato una grande eredità: uno scrittore estremamente prolifico, un conoscitore del profondo dell’animo umano, un medico rivoluzionario. Non ha mai smesso di esercitare un’influenza potentissima: anche dopo la sua morte, avvenuta nel 1939, è stato un riferimento imprescindibile per qualsiasi psicoanalista, e si potrebbe azzardare, per ogni studioso dell’uomo.

Con la sua morte la psicoanalisi è andata incontro ad una vera e propria diaspora concettuale, si è diffusa in tutto il mondo e si è caratterizzata per la contemporanea presenza di diversi orientamenti, molto differenti tra loro.

Si è soliti associare immediatamente il nome di Freud alla parola psicoanalisi ed è più che legittimo nella misura in cui ne è il padre fondatore e indiscusso; ad oggi però il vero portato di Freud non sono le sue teorie e la sua concettualizzazione della mente umana, in larga parte superate e contraddette dagli studi successivi. Il grande portato di Freud è aver aperto la strada allo sviluppo di una disciplina che si occupa delle profondità dell’animo umano e di tutte le sue sfumature, che ha ancora molto da dirci, che continua ad interrogarsi sulla struttura e sulla funzione della mente umana.

La mente cambia, è liquida come la società in cui viviamo: fin tanto che la mente sarà un fenomeno cangiante è probabile che la psicoanalisi avrà qualcosa da raccontarci su noi stessi. E lo dobbiamo soprattutto a Freud, al suo coraggio di reinterpretare il paradigma positivista mettendo al centro della riflessione ciò che non possiamo vedere, l’inconscio.

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