Coronavirus: una buona notizia, anzi due

  •  
  •  
  •  
di Daniela Zanuso

I medici che in alcuni ospedali italiani hanno applicato la terapia del plasma iperimmune (si tratta di un trasferimento di plasma, cioè trasferimento della componente liquida del sangue separata dagli elementi cellulari, da un paziente guarito dal coronavirus ad uno malato)  sono riusciti a salvare la vita a molti pazienti. E’ una notizia che arriva dagli ospedali di Mantova, Pavia e Cremona e da altri nosocomi che stanno sperimentando questa terapia. Risultato: da parecchi giorni nessun deceduto.

In particolare all’ospedale di Mantova, da oltre un mese , non si registrano vittime per coronavirus. Anche a Pavia si sono ridotti considerevolmente i decessi. La terapia presenta anche un altro vantaggio: costi prossimi allo zero. Unico limite: servono donatori.

Sulla validità di questa terapia abbiamo chiesto conferma al dottor Roberto Dominici, medico dell’Ospedale di Magenta, ricercatore  e direttore della casa di riposo di Lissone. Ecco la sua dichiarazione:

“Al momento, non ci sono ancora terapie efficaci per il Covid-19 come è stato scritto in una revisione di studi pubblicata sul Journal of the American Medical Association. Alcuni dei farmaci impiegati per curare la malattia provocata dal Sars CoV-2 stanno dando, però, risultati incoraggianti. Detto ciò, si tratta di cure sperimentali, che potranno essere eventualmente validate soltanto dopo aver registrato gli esiti degli studi clinici in corso.

Tra queste, c’è proprio la cura del plasma iperimmune che sta dando ottimi risultati. Questo, almeno,  è quanto si evince dalle prime settimane di sperimentazione in corso in quattro ospedali della Lombardia: il Policlinico San Matteo di Pavia e i presidi Carlo Poma di Mantova, Maggiore di Lodi e Asst di Cremona.”

La terapia del plasma iperimmune è un protocollo estremamente serio, che ha dei vincoli ben precisi, sia sui candidati a questa terapia sia sui donatori, che devono assolutamente avere caratteristiche ben precise. La trasfusione è comunque considerata come l’assunzione di un farmaco, e come tale ha le sue complicanze ed effetti collaterali che devono essere previsti e gestiti.

Per il momento, come visto, siamo ancora in fase sperimentale, ma questi primi risultati sono molto incoraggianti.

Una raccolta fondi globale per trovare il vaccino

L’altra buona notizia giunge da Bruxelles. La Commissione dell’Unione Europea ha lanciato una raccolta fondi per la ricerca di un vaccino. Ursula von der Leyen ha annunciato che la Commissione donerà un miliardo di euro e che il vaccino sarà un bene globale e dovrà esser disponibile per tutte le nazioni e per tutte le donne e gli uomini del pianeta.

All’iniziativa si sono associate numerose nazioni. La Germania donerà 525 milioni, Francia ed Arabia Saudita 500, Italia 140, Spagna 125. La notizia è stata diffusa durante una conferenza stampa online alla quale hanno preso parte numerosi capi di stato e il Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres.

Obiettivo: raggiungere almeno 7,5 miliardi di euro.