CovIDEE: pensieri, esperienze e lasciti

Ecco un mosaico di pensieri, idee e riflessioni da parte della Redazione de Il Dialogo di Monza sull’esperienza vissuta in questi primi  mesi di pandemia.
 Una forza ritrovata – di Daniela Annaro
Non se ne esce: la pandemia continua anche in estate. E, in Italia, quasi ogni giorno scoppiano nuovi focolai, per non parlare di quello che avviene nel resto del mondo. E’ con questa consapevolezza che ogni giorno infilo la mia mascherina e, se vado in metropolitana, i guanti. E’ indubbio che il mio sguardo verso gli altri – estranei e non gli amici – sia cambiato. Ne valuto i comportamenti, tengo il distanziamento. Bacio solo mio marito e i miei figli, anche se non abitano più con me o i miei cari più prossimi. Nulla è cambiato rispetto ai miei amici che continuo a frequentare ed amare come prima e, forse, più di prima.
 
Fino a pochi giorni fa, vivevo come sospesa, chiusa in casa: niente cinema, niente concerti, niente teatro, niente mostre o musei mio pane quotidiano. Uscite indispensabili per il lavoro, i medici, la farmacia, la spesa, sempre nel rispetto delle regole. Poi è bastata una breve vacanza al mare con persone care su un’isola difficile da raggiungere a farmi ritrovare me stessa pre-covid. Non so che cosa sia scattato nella mia mente: forse il contatto con la natura, facce diverse dal mio quotidiano o un panorama differente rispetto a quello che vedo dalla mia piccola finestra a darmi una nuova forza, una forza ritrovata.
Lo Yin e lo Yang  – di Francesco Troiano

Osservando i nostri comportamenti derivati dal rispetto delle regole a seguito dell’epidemia (il saluto dando di gomito, l’imbarazzo ad avvicinarci, l’uso della mascherina anche in situazioni assurde),  mi sono chiesto: ci stiamo allenando a distruggere la nostra umanità?

E tutt’ora sono convinto che il pericolo di queste cose è l’abituarci talmente tanto a questi comportamenti, da adottarli senza accorgercene. Distanziare le persone, avere timore a toccare i nostri simili, sarebbe come dare il colpo di grazia definitivo alla coesione sociale, già seriamente compromessa dall’isolamento digitale.

Ciò premesso, quattro anni di tour con uno spettacolo su Tiziano Terzani mi ha fatto tuttavia ricordare il passo di una intervista nella quale Tiziano parla dello Yin e dello Yang:

lo Yin e lo Yang, rappresentano la vita, l’universo… è l’armonia degli opposti. Perché non c’è acqua senza fuoco, non c’è femminile senza maschile, non c’è notte senza giorno, non c’è sole senza luna, non c’è bene senza male. E questo segno dello Yin e dello Yang è perfetto. Perché il bianco e il nero si abbracciano. E all’interno del nero c’è un punto di bianco e all’interno del bianco c’è un punto di nero.“

Ho pensato alle sue parole, ho visto il punto nero abbracciato dal punto bianco e ho allargato, quindi, il mio punto di vista sul punto bianco (nel senso della positività) che vincerà sempre e comunque sul nero (nel senso della negatività)

La nostra umanità che vincerà sulla solitudine e la tristezza.

La quiete dopo la tempesta – di Daniela Zanuso

Il mondo ci ha chiesto un momento di tregua.

In verità l’allarme lo aveva lanciato da tempo, ma noi sempre presi nella quotidiana, frenetica corsa verso non si sa bene cosa, non prestavamo attenzione.

I primi giorni sono stati durissimi: avevo perso le coordinate, il sonno, le mie piccole sicurezze di sempre. Ho cominciato a ricevere notizie di conoscenti ed amici coinvolti. Andavo in continuazione alla ricerca di notizie sui vaccini, di aggiornamenti sul numero dei contagiati, di decessi, dei nuovi focolai.  Non trovavo pace se non nei rari momenti in cui aprivo un libro o tentavo di distrarmi in una partita a carte.

Poi, è arrivata la primavera e la natura ha proseguito nel suo corso inesorabile,  indifferente ai nostri problemi.  E lentamente anch’io ho vissuto una specie di risveglio:  il piacere e la gioia di tempi lunghi, di pensieri più articolati, di giornate lente da condividere con mio figlio e mio marito in una rinnovata calma e serenità.

E oggi, dopo una breve vacanza che mi ha dato occasione di ritornare tra le persone, di visitare luoghi che amo,  la sensazione che mi è rimasta è che l’Italia sia tornata a respirare con più dolcezza di prima, che abbia rallentato il passo, alzato lo sguardo, ritrovato gesti garbati e premurosi.

E penso, o forse soprattutto spero, che in molti abbiamo riscoperto il valore delle piccole cose che hanno un sapore di vero e di buono.

Crescendo,  attendendo – di Davide Villa

La forzata interruzione causa Covid ha sicuramente rivoluzionato il classico moto infinito che caratterizza le giornate di molti giovani Brianzoli.

Per me, per noi contando mia moglie, questo tempo di attesa è stato strano, abituati come siamo a dover quasi a forza ritagliare tempi di vuoto in cui prendere fiato.

Ogni attimo è buono per organizzare, pianificare, fare qualcosa.

Un horror vacui atavico in cui non aver nulla da fare è peccato, eccetto forse in vacanza … Ma solo per i più pigri.

Invece la quarantena ci ha obbligato a rimanere chiusi in casa ad attendere, con tutto il tempo del mondo a disposizione in una infinita pausa.

Ed ecco…la bellezza dell’attesa che si palesa.

La gioia di una pasta che lievita, di un forno che scalda, di una cena preparata con calma a quattro mani.

Per noi soprattutto è stata la felicità di una pancia che cresce (mia ma soprattutto di Silvia), di un primo calcetto, del pensare non più in due ma in tre.

Il Covid mi ha lasciato questo: in una vita di corsa saper crescere attendendo qualcosa di bello che verrà.

Distanziamento digitale – di Giacomo Laviosa
Cosa ci ha lasciato questo periodo di isolamento forzato?  Tamponata con misure più o meno efficaci la fase di emergenza ci si mette al lavoro sul lungo e tortuoso cammino verso la risalita economica e sociale. E’ questo secondo me il momento di affrontare e superare la questione delle infrastrutture digitali e della conseguente modernizzazione in primis delle amministrazioni pubbliche nei rapporti con il cittadino. Qualcosa è già stato fatto ad esempio in ambito fiscale con l’introduzione del 730 precompilato capace di raccogliere dati da diverse fonti in maniera coordinata. È un sistema che si basa su un punto molto semplice: la gestione integrata del dato tra sistemi diversi ma pienamente compatibili. Ci sono però ancora molti altri ambiti in cui questa comunicazione è limitata da fattori tecnici e spesso anche politici dovuti alla parcellizzazione dei sistemi informativi a livello regionale. Esempio purtroppo lampante di questi problemi è nella gestione della ricerca di lavoro dove ci si può trovare a gestire i dati degli utenti attraverso almeno tre o quattro piattaforme diverse e che non si vedono tra loro. Ridurre il problema dell’integrazione delle reti porterebbe alla collettività notevole beneficio nella qualità della vita ma soprattutto permetterebbe alle aziende di impiegare meglio tempo e risorse per dedicarsi a incrementare la competitività nel panorama internazionale.
Esperienza della pandemia – di Marco Riboldi

Dire cosa resta dell’esperienza dei mesi di pandemia?

Resta tanto, troppo, è difficile scegliere solo un elemento.

Perché ci sono la paura provata per gli amici malati e il dolore per quelli che sono morti; il dispiacere di non vedere per settimane le figlie e gli altri familiari e la difficoltà di organizzarsi per  le necessità quotidiane ecc. ecc..

Ma queste sono cose che tutti abbiamo in mente.

Allora scelgo una questione più tipica della mia esperienza.

Dalla pandemia porto con me la testimonianza di tanta dedizione di molti insegnanti che ho sentito, visto o con i quali ho collaborato nel tentativo di offrire comunque ai ragazzi, soprattutto ai meno fortunati, una scuola “quasi” normale, almeno nella quotidianità degli appuntamenti.

E credetemi, se un po’ di scuola ( e non poca!) si è comunque fatta è perché tanti insegnanti non hanno guardato agli orari e alla difficoltà e si sono dati da fare, reinventando il lavoro.

E quanta fantasia e quanta voglia e quanta fatica ci sono volute!

Ma credo che gli studenti abbiano capito e abbiano potuto superare un momento così strano ( e per niente facile) anche per merito dei loro maestri e professori.

(A scanso di equivoci: io sono in pensione, quindi sono solo un testimone esterno: se non si fosse capito, non sto lodando me stesso, ma i tanti bravi colleghi che ho sentito e visto – on line, ovviamente – in questi mesi)

La paura fa 19 – di Enzo Biffi

Forse per la prima volta, o almeno in questa forma, il nostro mondo ha conosciuto la paura. Ed è arrivata come una nebbia estesa e improvvisa e si è presa tutto restituendoci il buio bianco dell’ansia costante.

Le città silenti, il nemico invisibile, il domani incerto e insieme la malattia, gli affetti, la solitudine … I giorni lenti come gocciolare di rubinetto, il fine pena incerto.

Così ho pensato che a far paura è la paura stessa. Perché paralizza l’azione, offende la razionalità, annulla la volontà e – quindi – non serve a niente.

Dovremmo piuttosto imparare a convivere con la prudenza, quella del pensiero che valuta il rischio e aiuta perfino il coraggio, perché ci allena a calcolare l’incognita e ci spinge a guardare oltre la paura.

Occorre forse che questo improvviso tempo nuovo estenda a tutti noi, abitanti del vecchio mondo sopraffatti dall’incertezza, il senso di precarietà di cui siamo fatti.

Vulnerabili, fragili, timorosi uomini.

Eredità del Covid19: brevi frasi tratte da un lungo diario – di Fabrizio Annaro

Palermo, 15 luglio 2019 ore 20:00

Partecipo insieme alla mia famiglia alla processione con le spoglie di Santa Rosalia.  Palermo ricorda la fine della peste e la sua devozione alla Santa che debellò, almeno secondo la tradizione religiosa,  la pandemia. Era il 1624. Un fiume di persone entusiaste attraversa la via principale di Palermo. Lo fa da qualche secolo. Una calca indescrivibile. Il carro con la statua della santa  e con le sue reliquie, un tempo trainato dai cavalli, è partito da Palazzo dei Normanni per  giungere al mare dove ci saranno i fuochi d’artificio, ma un temporale imprevisto rovina la festa. Forse un segno? 

Monza, 22 febbraio 2020 ore 20:00

I telegiornali annunciano l’arrivo in Italia del Covid19. Inizia la tempesta. Mi chiedo: chiuderanno qualche città, paese, qualche regione e poi tutto sarà come prima?

Italia, 08 marzo 2020 mattino: Chiuso per pandemia.

L’Italia si ferma. Un clima surreale. Ogni giorno si contano morti e contagiati. Sventolano le bandiere sui balconi, si fa il tifo per medici e infermieri. L’Italia scopre gli italiani.

Le pandemie le ho conosciute attraverso le righe del Manzoni, quelle di Camus e sfogliando i libri di Storia. Non avrei mai immaginato che il 2020 passerà alla storia per il Covid19: la prima pandemia globale. L’uomo moderno è rimasto spiazzato da quanto è accaduto. Impossibile, molti hanno pensato! Il lockdown: inconcepibile! Addirittura  tanti hanno negato e continuano a farlo, fra cui anche qualche presidente e qualche primo ministro con disastrose conseguenze. 

Roma, 27 marzo 2020 ore 18:00

Papa Francesco in preghiera solitaria in piazza San Pietro. Siamo con Lui, connessi online. Credenti e non credenti sperano che il crocefisso miracoloso di San Marcello ripeta il miracolo. Mi chiedo quale sarà il segno, se vittoria ci sarà,  con il quale celebreremo la sconfitta del Corona virus? Un pellegrinaggio in piazza San Pietro, oppure la data  che ricorderà la scoperta del vaccino?

Luglio 2020: siamo migliori? Cosa cambierà nella nostra vita?

Mi sono fatto più volte queste domande. Difficile rispondere. Se devo essere sincero, mi sbaglierò, ma noto più gentilezza e meno frenesia. Il lombardo ha subito una mutazione antropologica? E se la crisi si farà più dura? Conto sulla Provvidenza. Mi consola il fatto che i “virus” che circolavano prima del Covid19, quelli dell’odio, del razzismo, della menzogna e della cattiveria hanno attutito i loro terribili effetti, forse sono passati di moda? Ci spero! 

Il pensiero va alle famiglie che hanno sofferto, ai lutti, al dolore che, muto, come un mantello,  avvolge questa pagina di Storia e accompagna le domande e le inquietudini dei vivi.