Curarsi mangiando…bene!

di Roberto Dominici

La Nutriceutica deriva dalla fusione tra Nutrizione e Farmaceutica, che porta alla nascita di un nuovo modo di nutrirsi, il cui obiettivo principale è il mantenimento dello stato di salute degli individui. Si punta alla promozione di abitudini dietetiche basate sull’utilizzo di prodotti naturali,

al fine di migliorare e favorire il benessere psico-fisico dell’individuo.  Per questo gli alimenti oggi non possono più essere considerati solo come un mezzo di sostentamento, bensì come una fonte inesauribile di principi attivi naturali da cui attingere per prevenire malattie e migliorare le prestazioni psico-fisiche dei consumatori. Il famoso detto “l’uomo è ciò che mangia” diventa ancora più significativo alla luce della nutriceutica.           

Le sostanze nutraceutiche sono normalmente derivate dalle piante, dagli alimenti e da fonti microbiche. Esempi di nutraceutici sono i probiotici, gli antiossidanti, gli acidi grassi polinsaturi (omega-3, omega-6 estratti dal pesce), le vitamine e i complessi enzimatici, il licopene, alcuni amminoacidi (arginina, metionina).

Ad oggi le aree principali di applicazione di queste sostanze attive riguardano la prevenzione delle malattie croniche, il miglioramento dello stato di salute, il controllo del peso corporeo o per ritardare il processo di invecchiamento e aumentare l’aspettativa di vita.

integratori di Vitamina B

I nutraceutici possono essere assunti sia sotto forma di “alimento naturalmente nutraceutico”, sia di “alimento arricchito” di uno specifico principio attivo (ad esempio, latte addizionato con vitamina D o acidi omega-3). Possono essere assunti anche sotto forma di integratori alimentari in formulazioni liquide, in compresse o capsule.  Gli integratori anti-età naturali spesso contengono acidi grassi omega 3, la cui regolare assunzione riduce il rischio di malattie cardiovascolari e l’insorgenza di fenomeni infiammatori cutanei.

Altra importante fonte di elementi funzionali anti-invecchiamento è la soia, ricca di acidi grassi polinsaturi e proteine. Negli ultimi anni hanno avuto un notevole successo gli isoflavonoidi della soia come genisteina, daidzeina e gliciteina che sono stati oggetto di numerosi studi, nonché di indagini epidemiologiche effettuate sulle popolazioni asiatiche che sono grandi consumatrici di soia e che presentano una minore incidenza di alcune patologie come il tumore alla prostata, alla mammella e al colon. Gli isoflavonoidi della soia hanno inoltre una debole attività estrogenica. Grazie a questa loro attività sono indicati per attenuare i sintomi della menopausa, dove si ha una carenza di estrogeni.

L’assunzione di isoflavoni ha inoltre mostrato benefici a livello cardiovascolare aumentando la “compliance” arteriosa, ossia una misura della flessibilità delle arterie. In particolare servono a inibire l’ossidazione del colesterolo LDL (quello dannoso) e ridurre la proliferazione delle cellule muscolari lisce. In questo modo anche individui con valori di colesterolemia nella norma possono trarne vantaggio.

Integratori nutrizionali a base di proteine del siero del latte, ricche di leucina e amminoacidi essenziali, sono invece molto utili per combattere la sarcopenia, disturbo tipico dell’invecchiamento in cui si verifica la perdita di massa muscolare e di forza e che comporta di conseguenza diversi problemi che si riflettono sull’autosufficienza dei soggetti affetti.

Il peso corporeo può essere tenuto sotto controllo grazie all’uso di integratori a base di fibre alimentari solubili come ad esempio il chitosano e il glucomannano. Tali fibre, entrambe di origine naturale, hanno lo scopo di ridurre l’assorbimento dei grassi assunti con la dieta nel caso del chitosano e di favorire la sensazione di sazietà nel caso del glucomannano.

La nostra dieta mediterranea è la migliore al mondo proprio perché rallenta l’invecchiamento e protegge il cervello. Negli anziani che la seguono, il cervello presenta un minore deterioramento cognitivo rispetto a chi non l’ha adottata. Lo ha verificato uno studio dell’università di Edimburgo, pubblicato sulla rivista Neurology. Questa dieta ha i suoi pilastri nella frutta, verdura, olio d’oliva, legumi e cereali, un moderato consumo di pesce, formaggio, vino, poca carne rossa e pollame; vorrei ricordare che un moderato consumo di vino ai pasti può avere proprietà positive in quanto il vino rosso contiene il resveratrolo che è un fenolo non flavonoide, una fitoalessina prodotta dalle piante a scopo protettivo. Infatti, protegge le stesse dagli stress ambientali, quali: virus, batteri e funghi, in particolare la Botritis cinerea, raggi UV, stress idrici. Esso potrebbe essere utile a combattere diverse patologie dell’uomo; infatti, il resveratrolo ha diverse azioni favorevoli sull’uomo ormai ben documentate. Tra le più studiate vi è una potente azione antiossidante, comune alla classe chimica dei polifenoli cui appartiene. Al resveratrolo alcuni attribuiscono potenti attività anti-invecchiamento (anti-aging che permettono di ritardare l’invecchiamento e l’espressione dei tratti propri dell’invecchiamento nei vertebrati a breve vita). Questa attività biologica sarebbe riconducibile a diversi meccanismi biologici coi quali interagisce il resveratrolo.

Semi di chia

Un altro componente fondamentale della nostra dieta è l’olio d’oliva extravergine che contiene l’oleuropeina il principale terpene presente nelle foglie e nei frutti dell’olivo; ad essa sono attribuite proprietà benefiche nei confronti di numerose malattie come neoplasie, patologie cardiovascolari, diabete e malattie neurodegenerative quali la malattia di Alzheimer. Tali proprietà non sono limitate al noto potere antiossidante dei polifenoli; studi più recenti hanno, infatti, iniziato a dimostrare l’effettiva efficacia clinica sull’uomo data dalla somministrazione di oleuropeina e a svelare i meccanismi molecolari e cellulari con cui questa sostanza ed i suoi metaboliti esplicano tali effetti.

Oltre all’efficacia degli omega-3 (acidi grassi estratti dal pesce) si evidenzia quella della S-adenosinmetionina o Same, sostanza naturale che in uno studio pubblicato sull’American Journal of Psichiatry, da parte di un gruppo dell’Harvard Medical school di Boston “ha migliorato significativamente i sintomi in malati di depressione non responsivi ai farmaci. Noto è poi l’effetto dell’iperico, (Hypericum perforatum o Erba di San Giovanni utile nelle depressioni reattive), sempre che in preparati ben standardizzati.

Ma i potenziali settori d’impiego dei nutraceutici sono anche altri ancora, come mostrano gli studi: dagli antiossidanti che migliorano la funzionalità muscolare in soggetti anziani all’acetilcarnitina che agisce anche contro l’insulino-resistenza, dalla supplementazione con melatonina, zinco e magnesio che migliorerebbe il sonno nell’anziano ai probiotici contro le patologie immunomediate digestive nel bambino.
Si esplora  quindi a tutto campo, dalla sindrome metabolica all’Alzheimer, dall’artrosi all’obesità: senza contare l’altro terreno che attiene a nutraceutica e miglioramento estetico e per questo è stato battezzato cosmeceutica.

In sostanza, la nutraceutica è un settore nuovo che non va visto nel contesto classico della farmacologia ma piuttosto della salute. Se ne verranno dimostrate le capacità preventive e i vantaggi anche sul piano economico-sanitario, potrebbero arrivare a tenerne conto le linee guida e il Servizio sanitario nazionale.

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