DanteDay: occasione di business?

di Elena Borravicchio

DanteDay” o “DanteDì”? Business o cultura? Si potrebbe riassumere tutto nel titolo il significato del seminario “DanteDay, un framework per l’economia dell’Italia e dell’Europa di oggi?” che si è tenuto, lunedì 4 novembre, presso la sede della Regione Lombardia, con il patrocinio della Commissione europea.

In discussione alla Camera, proprio quel giorno, la proposta di istituire una giornata celebrativa del sommo poeta, in occasione dell’anniversario dei 700 anni dalla morte dello stesso, che avverrà nel 2021. La moderatrice e ideatrice del seminario, avvocato Angela Lupo, si è chiesta se commemorare il poeta italiano per antonomasia non potrebbe diventare oltre che motivo di identità anche di economia. E ha rivolto la domanda ai relatori intervenuti, impegnati in ambiti molto vari dell’azione civile.

Laura Prinetti, giornalista e direttore responsabile di Megliounlibro, ha lanciato l’idea di non lasciare Dante ai soli esperti, ma piuttosto stimolare i cittadini amanti del poeta, a proporre qualcosa di concreto per il DanteDì.  “Penso soprattutto alle scuole – ha dichiarato – e vorrei che non fosse l’ennesima giornata proposta dall’esterno, ma sia vissuta dall’interno, per esempio focalizzando temi diversi di anno in anno: un anno potrebbe essere l’attualità politica, un anno la geografia, cercando nell’opera dantesca richiami alla vita corrente”.

Anche Carmelo Ferraro, dirigente e presidente del Comitato M’Impegno, ha attualizzato Dante Alighieri richiamandone il valore assiologico: “Se Dante piace ai giovani, se ha ancora qualcosa da insegnare è perché giudica, è curioso, si “sporca le mani”, è specchio della complicatissima società del ‘300, in cui si mescolano situazioni sublimi e situazioni spregevoli, peccatori e nobili; guarda la realtà tutta insieme, dall’Inferno al Paradiso, con tutta la diversità che racchiude e ci invita a crescere come esseri umani, nella loro totale fragilità ma anche totale forza”.

Sono emersi molti spunti, dal senso di orgoglio nazionale ed europeo nel riconoscersi nell’autore che ha in qualche modo iniziato la lingua italiana, all’uso dei social per diffondere la conoscenza di Dante, da un “vocabolario” di termini aziendali che peschi dalla sua opera, al discernimento, nell’amplissima produzione letteraria contemporanea, dei testi in grado di sfidare il tempo.

Tutti hanno infine convenuto che la chiave di volta per far sì che il DanteDì non si trasformi in una giornata fine a se stessa sia “legarla a momenti di bellezza”, che Dante ci ha regalato con la sua poesia e di cui anche oggi giovani e meno giovani hanno ancora tanto bisogno.