Dichiarazione universale dei diritti umani

dirittidi Laurenzo Ticca

“Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti”

Sono le prime parole della Dichiarazione universale dei diritti umani approvata il 10 dicembre del 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.  Un programma di lavoro, un opzione ideale, un impegno da realizzare.   In Europa  bruciava  ancora la ferita inferta dalla Seconda guerra mondiale. Si piangevano i morti di quella gigantesca mobilitazione contro il nazismo   e la sua  sistematica violazione dei diritti umani , a partire dal  diritto all’esistenza per il popolo ebraico.

L’Europa ha superato quel trauma e, sebbene oggi spirino  nuovamente venti di guerra al di là del Mediterraneo, è possibile affermare che la storia dei diritti umani (almeno in Occidente)  ha fatto giganteschi passi avanti. Si pensi allo straordinario trentennio seguito al 1945. Anni in cui lo sviluppo economico è coinciso con il  riconoscimento ( la conquista)  di diritti fondamentali  nel mondo del lavoro, nel rapporto tra uomo e donna, nella  scolarizzazione di massa.  Eppure chi pensava che quelle conquiste fossero acquisite una volta per tutte peccava  d’ingenuità. La storia non è un processo lineare che conduce dal peggio al meglio. La storia  non ha direzione e gli incubi sono sempre lì,  pronti a riemergere.

Che oggi  “ gli esseri umani nascano liberi e uguali in dignità….” è rimasta un’affermazione di principio.  Buona per i corsi universitari o i talk show.   Nello spazio globale i diritti sembrano contrarsi , affievolirsi. Perdono peso, forza e capacità d’imporsi. Voci flebili in un universo segnato dall’onnipotenza del mercato, dalla ferocia del terrorismo, dalle insidie delle politiche securitarie,  dall’arroganza dell’intreccio tra interessi politici, militari e industriali.

Chi sanziona le violazioni  del diritto internazionale? Chi tutela i diritti delle vittime civili delle nuove guerre, di uomini donne e bambini  i cui diritti sono negati anche nel lessico quotidiano?  Ridotti a  “danni collaterali”.

L’Onu risponderà qualcuno. E dov’é l’Onu nel ginepraio mediorientale ? Chi raccoglie il grido di dolore dei cristiani costretti alla fuga in Siria? Chi tutela i diritti  dei profughi in fuga dalla guerra? Chi stabilisce oggi una relazione vincolante tra diritto guerra e sicurezza?  Nessuno.

 

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