Divine creature

Sei mesi di preparazione e quarantacinque persone coinvolte. Sono questi i numeri della mostra  Divine Creature ”. La mostra presenta, per la prima volta al pubblico, dieci straordinari lavori fotografici che rivisitano altrettanti capolavori di arte sacra, sostituendo ai soggetti creati  da artisti celeberrimi  donne, uomini e bambini portatori di handicap.
Le opere rivisitate – capolavori di Caravaggio, Lodovico Cardi detto il Cigoli, Antono Ciseri, Mantegna, Antonello da Messina, Giuseppe Montanari, Rosso Fiorentino e Tiziano – rappresentano le tappe fondamentali della vita del Cristo, dall’Annunciazione fino alla Resurrezione.

La mostra è un progetto di Stranemani International, ideata e curata da Adamo Antonacci, promossa dall’Opera di Santa Maria del Fiore. Le fotografie sono di Leonardo Baldini coadiuvato dallo staff di Stranemani e Larione 10. Hanno collaborato le associazioni Noi da grandi, Special Olympics e Cooperativa sociale Matrix Onlus. La mostra è stata realizzata con il sostegno dell’Opera e della Banca Popolare di Vicenza.

La postproduzione delle immagini ha richiesto tantissime ore di lavoro e tecniche particolari, ma la decisione è stata quella di non ritoccare gli interpreti disabili a cui è stato chiesto di interpretare la scena e non semplicemente di ripetere i movimenti e le espressioni dei soggetti dei quadri. I dieci capolavori rivisitati sono: l’Annunciata di Palermo di Antonello da Messina (1476), l’Annunciazione del Caravaggio (1609), l’Adorazione del Bambino di Gherardo delle Notti (1620), l’Angiolino musicante del Rosso Fiorentino (1521), Il Bacio di Giuda di Giuseppe Montanari (1918), l’Ecce Homo di Lodovico Cardi detto il Cigoli (1607), il Cristo e il Cireneo di Tiziano (1560 circa), Lamento sul Cristo Morto di Mantegna (1475-80), il Trasporto di Cristo al Sepolcro di Antono Ciseri (1870) e la Cena di Emmaus del Caravaggio (1606).


 Divine Creature – afferma Timothy Verdon, direttore del Museo dell’Opera del Duomo – “è una mostra d’arte nello spirito del Vangelo così come ce lo illustra Papa Francesco”. Rivisita alcuni grandi capolavori d’arte cristiana sostituendo ai personaggi immaginati dagli artisti attori scelti tra i “fratelli più piccoli” di Cristo: donne, uomini e bambini handicappati. La logica di queste sostituzioni si trova nell’Antico e nel Nuovo Testamento, come Dio spiega a Samuele: Non conta ciò che vede l’uomo […] l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore (1Sam16,7). E, come afferma san Paolo, per adesso noi vediamo e conosciamo le cose solo in modo imperfetto, mentre un giorno vedremo e conosceremo perfettamente (1Cor13,12).

“E’ significativo – prosegue Verdon – che quasi tutte le opere rivisitate nella mostra siano della corrente realista del Seicento italiano – di Caravaggio e di artisti vicini a lui. La ‘rivoluzione’ caravaggesca dell’arte in effetti tentava qualcosa di analogo a quanto queste splendide riletture contemporanee che realizzano una valorizzazione della bellezza autentica delle persone, della sacralità del reale, ben diversa dall’idealismo di stampo platonico preferito dai committenti barocchi”.


Per Antonio Natali si tratta di una mostra di “rara bellezza”. “L’esposizione – scrive nel suo saggio in catalogo – “di questa sequenza d’immagini, che con attori attuali ripropongono fedelmente l’impaginazione di capolavori per lo più assai celebrati, è dovuta ad artefici diversi, perché diversi e di diversa matrice sono gl’impegni profusi per la sua realizzazione. C’è, prima di tutto, l’invenzione poetica: l’idea cioè di ricreare nel presente e con persone reali una figurazione dipinta nel passato. C’è poi il fotografo, che mette al servizio di quell’idea le sue virtù (che non sono soltanto tecniche, ma anche poetiche). Ci sono i protagonisti d’una recitazione muta ma viva, che partecipano all’azione drammaturgica con la loro umanità. C’è infine – ma si potrebbero forse evocare anche altri artefici – l’ordinamento imposto alle immagini medesime, che alla fine trasforma una mostra di fotografie in un’installazione”.La mostra rimarrà aperta fino al 17 aprile 2017 allo Spazio Mostre temporanee del Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze.

Foto di Marco Meini

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